DALL’AFRICA

Lo Stato Africano ha il 90% di "disoccupati" e un’"inflazione" "stratosferica":
prezzi raddoppiati ogni giorno. Scuole e Ospedali senza "fondi" e ormai abbandonati.

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Oltre 400 morti e diecimila casi di "contagio" per la recente "epidemia".
Da Gennaio si teme un’emergenza "carestia": a rischio in 5 milioni.
E continua il "braccio di ferro" tra Mugabe e "opposizione".

Bimbi e pozza d'acqua: rischio colera nello Zimbabwe...

Dal semplice gesto del bere, l'epidemia si diffonde!

Dal nostro inviato a Nairobi, Claudio Monici
("Avvenire", 30/11/’08)

Come una tempesta di "maledizioni", la "disgrazia" non smette di abbattersi sullo Zimbabwe. Schiacciato da un "regime" cieco e sordo, sfiancato da una lunga catena di "miseria" economica e sociale, adesso subisce anche il "colera". Guai che hanno inaridito quello che era considerato il quarto "granaio" d’Africa, portando il Paese sull’orlo della rovina materiale e del disastro totale. Ma c’è di più. Le "Nazioni Unite" lanciano un altro grido d’allarme per il Gennaio 2009: una grave "emergenza alimentare" colpirà 5 milioni di affamati.
A incombere attualmente è la grave emergenza provocata da quello che viene definito un «pesante fardello», un’"epidemia" di "colera" che ha già fatto 400 morti accertati e infettato 10mila persone: conseguenza crudele delle "precarie" condizioni di vita e di igiene cui la popolazione da lungo tempo si trova sottoposta. La paura è che si tratti solo della "punta dell’iceberg". La parte conosciuta di un fenomeno che si teme di maggiore portata. Ieri, nella capitale è stato deciso di rendere gratuiti i funerali e le sepolture per le vittime dell’"epidemia", cui varie "Ong" stanno cercando di dare risposta con interventi d’urgenza per sopperire alla mancanza di acqua potabile, "latrine" e fognature.
La vita in Zimbabwe è afflitta pure dalla mancanza di speranza che qualcosa un giorno possa cambiare, in particolare dopo otto duri anni trascorsi nella "parabola discendente" della politica "folle" e "suicida" e della "devastazione economica" innescata da un Presidente che è "padrone" assoluto della nazione: l’ottantaquattrenne
Robert Mugabe, al potere dal 1980. Senza alcuna esitazione, ha bruciato la ricchezza della sua gente come in un "rogo di paglia". A cominciare dal fallimentare tentativo, ad uso politico, di "redistribuzione" delle terre e delle "aziende agricole" di proprietà dei coltivatori "bianchi". Un disastro che ha portato la disoccupazione al 90 per cento e innescato un "effetto domino" di "iper-inflazione" che ha superato i 230 milioni per cento. Cifra che non si ferma e che cambia di minuto in minuto, con i prezzi dei generi di consumo che raddoppiano ogni 24 ore, mentre la "Banca Centrale" non fa che stampare "valuta", cui viene tolta solo la lunga sfilza di "zeri." Sul mercato, per l’acquisto di pane e verdure, si usa il "dollaro zim".
Anche il sistema scolastico non esiste più. Si è registrata una caduta vertiginosa dal 90 al 20 per cento della frequenza.
Gli insegnanti, come tante altre categorie di lavoratori, non possono permettersi di affrontare le spese di trasporto per raggiungere il luogo di lavoro. È un "urlo silenzioso" quello che sale dal profondo di un Paese "in ginocchio", da quegli stessi corpi "annientati" dalla paura e dall’oppressione, che adesso devono affrontare l’incubo di morire di una "malattia infettiva", relativamente semplice da "debellare" seguendo un’adeguata "terapia antibiotica". Un’infezione che però grava su un Paese in cui gli Ospedali hanno dovuto chiudere non solo perché ormai privi di medicinali, ma perché gli stipendi del personale si sono ridotti al valore d’un pezzo di pane. Tanto che il 70 per cento di medici e infermieri "specializzati" – dotati in media di un’alta "professionalità", considerata al primo posto nel "Continente" – è stato obbligato a "emigrare" all’estero già da tempo. E molte "strutture" hanno chiuso perché quasi più nessuno può permettersi cure adeguate, dovendo pagare visite e degenze in "valuta forte": il "dollaro americano", da conquistare al "mercato nero", nascosti agli occhi della polizia. Più facile per chi vive nelle grandi città, ma impresa impossibile per contadini e pastori delle campagne e dei villaggi, dove la povertà spinge la gente a mangiare l’erba.
Si muore di "diabete", perché manca la "dialisi", oppure per una banale "appendicite" o per il parto se ha complicazioni impreviste. I malati perdono ogni residua speranza, se ce l’hanno, non appena varcano la soglia di un "dispensario" o di un Ospedale che ancora riesce a offrire una "branda". Quando la situazione si aggrava, i pochi medici rimasti non possono fare altro che invitare i parenti a riportarsi a casa il malato morente. Senza farmaci "salvavita", sprovvisti di scorte di siringhe sterili "usa e getta" o semplici contenitori di plastica per gli esami del sangue, senza neppure la garanzia di poter provvedere ai pasti dei degenti, con la sola possibilità di praticare – non sempre – gli interventi d’emergenza. E su tutto ciò ora è piombato il "colera". Nonostante la richiesta avanzata dalle "Nazioni Unite" di dichiarare ufficialmente l’"emergenza nazionale", perché «la malattia si sta propagando a una velocità allarmante»,
Harare rifiuta e punta il "dito accusatore". «La situazione è sotto controllo – replica il Vice-Ministro della Sanità Edwin Muguti – , la "crisi" è il risultato delle "sanzioni" imposte dall’Occidente contro di noi e contro il Presidente Mugabe». Intanto, si muore nel silenzio delle campagne "rinsecchite", nelle case povere in cui si cerca di alleviare la fame nutrendosi di polenta bianca e radici. E si piange un rapido funerale, senza cerimonie per paura del "contagio", perché un solo malato può infettare tutto il villaggio. Per questo, sottolineano le "organizzazioni internazionali", «è difficile avere un sguardo d’insieme della reale entità di questa "epidemia" di "colera"».
Per il vicino
Sudafrica la situazione è da considerarsi «atroce» e le "frontiere" che già hanno visto negli anni il passaggio di oltre quattro milioni di "zimbabwani" in cerca di lavoro – un terzo della popolazione – , «resteranno aperte ai malati, ai quali sarà garantita l’assistenza medica». Ma si registrano già casi mortali nella città "frontaliera" sudafricana di Musina. Oltre al "colera", si riaffaccia la paura per il "carbonchio": nella regione Sud-Occidentale, sono stati segnalati episodi mortali, due pastori, e la "strage" del loro bestiame, centinaia di capi.
Robert Mugabe, malgrado le promesse, non ha mai voluto concedere spiraglio alle numerose "iniziative internazionali" per avviare un dialogo serio con l’"opposizione", da lui accusata di essere «agente dell’imperialismo». La strada per giungere a un cambiamento politico "indolore", e così ridare speranza di "ripresa", si arena ogni qual volta c’è una parvenza di "intesa", come quella di metà Settembre, dopo le contestate "elezioni presidenziali" di Giugno. Mugabe e il suo rivale
Morgan Tsvangirai hanno firmato un "accordo" di condivisione del potere, rimasto però sulla "carta". In questi giorni, c’è stato l’ennesimo tentativo di accendere una "luce" sulla "crisi umanitaria", ma è stato bloccato con il rifiuto di Harare di concedere il "visto d’ingresso" all’ex Segretario Generale delle "Nazioni Unite" Kofi Annan e all’ex Presidente Americano Jimmy Carter.
Gli "osservatori internazionali" danno ancora uno o due mesi prima del totale "tracollo", «una vera "implosione" del Paese». C’è chi chiede interventi più decisi e forti per spezzare subito il potere di Mugabe. Lo fa il Ministro degli Esteri del
Botswana, Skelemani, il quale si auspica che si arrivi a "sigillare" le "frontiere" dei Paesi confinanti: «Abbiamo fallito con le "mediazioni", non falliremo nell’"isolare" Harare. Vedremo se il potere di quell’uomo è in grado di sopravvivere sette giorni senza una goccia di "carburante"».