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"Alzati e và a Ninive la grande città" |
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Sr.
Maria
Mori, missionaria in Tanzania |
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Ciao
Giona, |
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ti
scrivo da Ninive. Sì hai letto bene: Ni - ni - ve, là dove tu ti
rifiutasti ostinatamente di andare mettendo alla prova anche la
proverbiale pazienza di Dio. Ninive non è cambiata poi molto, sai, da
tremila anni a questa parte, anche se le luci al neon, le vetrine
scintillanti e i clacson che strombazzano potrebbero farti pensare il
contrario. Ma si tratta di un inganno, mera apparenza: basta che, come già
facesti tu ai tuoi tempi, ci s’incammini qualche isolato più in là del
centro brulicante di turisti, che si coglie la vera natura di Ninive,
l’essenza della grande città: agglomerato di contraddizioni dove
speranze ed illusioni, vita e morte, gioia e dolore si mischiano e creano
un ingorgo caotico come il traffico nelle ore di punta. |
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Dove
ci sono famiglie che organizzano parties in verdi prati di ville
principesche e altre che si ammassano per sopravvivere in misere baracche
di fango. Dove ci sono giovani che arrivano con una borsa di studio per
frequentare l’università e altri con un sacchetto di plastica da
riempire con i regali ricavati dal commercio del proprio corpo. |
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Questa
è la grande città, il mondo in cui non si vorrebbe andare; in cui non
volevi andare tu, in cui non vorrei andare io … perché la grande città
è come il grande pesce che tutto fagocita, persino il profeta … e
allora, è molto meglio scegliere luoghi più sicuri dove il clima è
migliore e la gente più buona e accogliente. A Ninive invece c’è tutto
da perdere: covo di peccatori, gente senza speranza di redenzione e,
soprattutto, quella dimensione da far paura … tre giornate di cammino di
baraccati, di fango, di vicoli ciechi, di ragazzi di strada, di ammalati
di AIDS, di prostitute bambine, di immondezza a cielo aperto, di usurai
affittuari di catapecchie. |
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Sì,
il problema di Ninive, della città, è proprio questo: che essa è
grande, così grande da non vederne la fine. La fine delle sue strade e la
fine delle sue miserie. |
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E
allora come Novecento, il
protagonista de "La Leggenda del pianista sull’Oceano", non ce
la sentiamo proprio di scendere dalla nave delle nostre vite
religiosamente pianificate. |
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Forse
anche noi ,come capitò a te, avremmo bisogno di qualcuno che “ci butti
a mare”, facendoci così capire che la via della missione, del lieto
annuncio ai poveri, non può e non deve evitare di passare attraverso i
vicoli delle grandi città, soprattutto del sud del mondo, dove milioni di
fratelli impoveriti vivono, sopravvivono, più spesso muoiono. Del resto
anche tu, alla fine, a Ninive ci sei andato, anche se non proprio col
sorriso sulle labbra. Ci sei andato, ti sei addentrato in essa, hai
camminato, ti sei fermato, sei rimasto. Non hai costruito opere e neppure
hai predicato un gran che. È bastata la tua semplice presenza di profeta,
supportata dalla Grazia di Dio, che mai si lascia vincere in generosità,
per operare miracoli. Allora, Giona, aiutaci a vincere le nostre
resistenze, che furono anche le tue e a decidere finalmente il “santo
viaggio” verso la grande città, verso tutte le Ninive di questo mondo
soprattutto quelle del sud del mondo… |
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Come
non accogliere la chiamata a vivere lì il nostro essere missionarie e
missionari, presenze che promuovono ed esaltano la ricchezza delle
“diversità”? Aiutaci a vincere le nostre resistenze… |
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E
l’esempio della tua storia, a noi così vicina, ci doni il coraggio di
fidarci più di Dio che non delle nostre idee, sicurezze… ribellioni. |
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Così
da rischiare di vedere miracoli. |
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Saluti da Ninive. |
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