"MEMORIA VIVA"

 A quattro secoli dalla "morte",
una «lezione di "stile pastorale"» ancora attuale e feconda.
Una «giornata di amicizia» con il "popolo cinese" apre l’"anno giubilare",
nella "Diocesi" dove è nato il "Missionario".

RITAGLI     Matteo Ricci: da 400 anni «via» per la Cina     SPAZIO CINA

Macerata ricorda l’eredità del "Gesuita". Mons. Giuliodori: «È un "ponte" con l’Oriente».

P. MATTEO RICCI (1552-1610), Missionario "Gesuita" in Cina!

Da Roma, Mimmo Muolo
("Avvenire", 17/5/’09)

A 400 anni dalla sua morte, Padre Matteo Ricci continua ad insegnare la strada per la Cina. Ne è convinto Monsignor Claudio Giuliodori, Vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia (cioè la "Diocesi" natale del grande "Gesuita"), che si appresta con la sua "comunità ecclesiale" a commemorare adeguatamente l’importante "anniversario". «Come scrive il Santo Padre nel "Messaggio" che ci ha inviato – afferma il giovane "presule" – , Padre Ricci resta anche oggi come modello di proficuo "incontro" tra la civiltà europea e quella cinese».

Monsignor Giuliodori, i "quattro secoli" dalla morte di Padre Matteo si compiranno l’11 Maggio del prossimo anno. Intanto però avete cominciato con questa «giornata di amicizia» con la Cina. Perché?

Perché l’amicizia era il metodo "pastorale" e umano che il "Gesuita" adottò per entrare in "empatia" con il mondo cinese, fino ad allora rimasto quasi "impermeabile" al "messaggio evangelico". L’amicizia, quindi, è parte integrante dell’eredità spirituale di questo grande "evangelizzatore", il quale ci insegna il rispetto per quella che egli stesso definiva "la nobile e millenaria tradizione dei cinesi", sulla quale innestò l’"annuncio" di Cristo.

Quanto resta oggi della sua "eredità"?

Ho potuto constatare di persona, durante un recente viaggio in Cina, che Padre Ricci è quasi più conosciuto lì, che da noi in Italia. Allora in questo anno di "celebrazioni" noi vogliamo riscoprire la sua figura e il suo esempio. E nella festa di ieri e di oggi ripartiamo dal "dialogo" con i cinesi che sono in Italia, per continuare quel fecondo scambio di "doni" tra Oriente ed Occidente che caratterizzò l’avventura umana del "Gesuita". Il prossimo anno, poi, ci recheremo a Pechino, per visitare la sua tomba e condividere la nostra esperienza con la "Chiesa Cinese".

Quali saranno gli "appuntamenti" principali dello speciale "anno giubilare"?

Abbiamo programmato molte iniziative a diversi livelli, anche perché l’opera di Padre Ricci abbracciò tutto lo spettro delle "relazioni umane", dalla cultura, alla scienza, alla fede. Quindi abbiamo pensato a una versione in cinese della nuova "Bibbia" della "Cei", da offrire ai cinesi che sono in Italia, molti dei quali sono in ricerca della fede; a iniziative culturali, come il "convegno" sul «genio di Padre Matteo»; ad alcune grandi "mostre", la prima delle quali si terrà nel "Braccio di Carlo Magno" in "Vaticano", da Ottobre a Gennaio; e anche a una edizione – quella del 2010 – dello "Sferisterio Opera Festival" tutta dedicata al nostro "Gesuita". Infine c’è una "docu-fiction" in "dvd", che ne ripercorre la figura e l’opera e della quale ieri è stato presentato un «promo».

Lei accennava all’amore dei cinesi per Padre Ricci. Ci sono stati contatti con le "autorità" del grande "Paese" asiatico?

Come dicevo prima, Padre Matteo è una figura ancora estremamente "popolare" a Pechino e in tutta la Cina. E anche le "autorità" hanno espresso il loro apprezzamento per questa "commemorazione". Io stesso ho presentato all’"ambasciatore" cinese in Italia il programma del quarto "centenario" della morte e l’ho trovato estremamente partecipe e interessato. Quindi mi auguro che l’esempio di "dialogo" messo in atto 400 anni fa continui anche oggi a dare i suoi frutti, per avvicinare le nostre "culture".

Il Papa, nel suo "Messaggio", definisce Padre Ricci «obbediente "ministro" della Chiesa e intrepido ed intelligente messaggero del "Vangelo" di Cristo»…

Siamo infinitamente grati al Santo Padre per questo "messaggio" che diventerà la guida e la "mappa" di tutte le nostre iniziative, volte da un lato ad approfondire la conoscenza di Padre Ricci, dall’altro a crescere nello spirito di accoglienza e di rispetto verso esponenti di altre culture, senza perdere però l’indispensabile "anelito missionario". Sono sicuro che la "parola" di Benedetto XVI sarà di stimolo per vivere questo "anno giubilare" non solo come uno sguardo sul passato, ma soprattutto per cogliere il "messaggio" di straordinaria attualità di un grande "evangelizzatore".