INTERVISTA

RITAGLI     «"Agorà dei Giovani":     DOCUMENTI
tre anni di cammino che diventa "missione"»

Mons. Sigalini: «Dalla "Pentecoste", un "mandato missionario"».
«Ragazzi protagonisti della "questione educativa"».


Da Roma, Mimmo Muolo
("Avvenire", 31/5/’09)

Il triennio dell’"Agorà dei Giovani" è concluso. No, al contrario, è appena cominciato. O meglio "ri-cominciato".
Parola di
Monsignor Domenico Sigalini, Vescovo di Palestrina e Assistente Generale dell’"Azione Cattolica", uno che di "pastorale giovanile" se ne intende, essendo stato il primo Direttore dell’"Ufficio Nazionale" della "Cei" per questo settore. «La conclusione nella Domenica di "Pentecoste" – spiega il "presule" – , più che una conclusione, segna un vero e proprio "mandato missionario", in quanto è lo Spirito Santo che fa diventare "sentinelle del mattino"».

Ciò significa che i Vescovi italiani vedono la fine del triennio come un traguardo di "tappa"?

Sì, proprio così. È lo Spirito di Gesù che ci invia nel mondo ad annunciare il "Vangelo". E questo compito "missionario" oggi è particolarmente urgente nel mondo giovanile, talvolta attraversato da quelle che proprio Venerdì il Cardinale Presidente della "Cei", Angelo Bagnasco, definiva "passioni tristi", ma anche – come abbiamo visto in questi tre anni – capace di grandi slanci. L’auspicio è che lo Spirito Santo scenda sui giovani e li renda sempre più "evangelizzatori" dei loro coetanei.

Proviamo a fare un "bilancio" di questi tre anni. Questa mentalità dell’"evangelizzazione" dei giovani proprio attraverso i giovani è entrata nelle nostre comunità?

A livello di ideale direi proprio di sì. Ma la sua traduzione a livello pratico è un po’ più difficile. Il nostro compito è di continuare a seminare a piene mani. Perché abbiamo visto che quando siamo generosi nell’annuncio, i risultati poi arrivano. Prendiamo ad esempio l’incontro con Benedetto XVI a Loreto. Qualcuno temeva che la risposta, in termini numerici, non sarebbe stata all’altezza delle aspettative. E invece abbiamo visto che cosa è successo. I giovani chiedono fiducia. Bisogna continuare a darla loro.

Ma la "missione" della "pastorale giovanile" è meno agevole che in passato?

Indubbiamente c’è in questo momento una eccedenza di offerte "formative" e una pluralità di mondi che attraggono l’attenzione giovanile. Si pensi ad "Internet", agli ambienti "virtuali". La nostra risposta deve essere da un lato l’attenzione a questi mondi, a queste nuove "agorà" in cui inserire il messaggio cristiano, dall’altro l’impegno a rendere sempre più abitabili le nostre "Parrocchie" da parte dei giovani. In altri termini, dialogo con il mondo esterno e qualità della nostra proposta formativa.

"Loreto 2007" e "Sydney 2008" restano due "pietre miliari" di questo cammino triennale. Qual è il suo giudizio sul terzo anno, basato sul confronto con la cultura nelle diverse "Diocesi"?

Un giudizio positivo. Molte belle iniziative sono servite a mettere le basi per un dialogo con certi linguaggi – la musica, la creatività, la letteratura – da sempre cari ai giovani. Favorire i talenti in questi settori sarà nei prossimi anni importantissimo perché i nostri giovani possano "evangelizzare" i loro coetanei.

Quale sarà l’apporto della "pastorale giovanile" alla "questione educativa", tema del prossimo decennio "pastorale"?

Spero notevole, sono fiducioso. La "pastorale giovanile" sarà determinante se favoriremo il protagonismo dei ragazzi. Cioè che non si sentano solo degli "educati", ma possano testimoniare agli altri le loro ragioni di vita.