Nella terra delle origini

RITAGLI   Ratzinger, un giorno in famiglia   DOCUMENTI

Papa Benedetto, in preghiera sulla tomba dei suoi cari...

Mimmo Muolo
("Avvenire", 14/9/’06)

Il rumore dei passi sulla ghiaia del vialetto è l’unico suono che rompe il silenzio del piccolo cimitero di Ziegetsdorf. Tombe allineate, piccole siepi, qualche albero. Potrebbe sembrare un giorno qualunque, ma non lo è. Perché il visitatore appena entrato è il Papa, che per la prima volta da quando è stato eletto successore di Pietro torna a visitare la tomba dei suoi genitori, Joseph e Maria, e della sorella, che portava lo stesso nome della madre. Insieme con lui il fratello Georg, inseparabile in questi giorni di viaggio nella natìa Baviera.

E un piccolo gruppo di persone in cui figurano, oltre agli uomini della sicurezza, il vescovo di Ratisbona, Gerard Ludwig Muller, il vescovo Josef Clemens, segretario del Pontificio Consiglio per i laici e per oltre vent’anni segretario personale dell’allora cardinale Ratzinger, e il suo successore nel ruolo, don Georg Gaenswein. Il Papa giunge davanti alla tomba addobbata con rose rosse e gigli bianchi, si raccoglie in preghiera per qualche minuto, poi con l’aspersorio benedice il sepolcro, imitato qualche attimo dopo anche dal fratello e dagli altri suoi accompagnatori. Il silenzio è assoluto. Dietro la tomba, semplicissima (solo una stele di pietra dove sono incise una croce e i nomi del papà, della mamma e della sorella, con le rispettive date di nascita e di morte), un’alta siepe verde, ben curata, segna il confine esterno del cimitero.

Davanti al tumulo, delimitato da quattro listelle di marmo incassate nel prato, è stato posto un tappeto e un inginocchiatoio, per la preghiera di Benedetto XVI, vicino al quale c’è il fratello Georg, che però rimane in piedi, appoggiato a un bastone bianco. Sono gli unici segni distintivi, quell’inginocchiatoio e quel piccolo tappeto, della visita particolare che si sta svolgendo, il momento forse più intimo e commosso di questa giornata che il Papa ha voluto quasi sgombra da impegni pubblici, per dedicarla ai luoghi dei suoi affetti. La sosta al cimitero dove, dagli anni Sessanta, riposano i suoi genitori, venuti a mancare nel 1959 (il padre) e nel 1963 (la madre), e dal 1991 anche l’amata sorella Maria, segue infatti, il pranzo a casa del fratello.

E precede il pomeriggio trascorso nella casa di Pentling, che si trova a poche centinaia di metri da Ziegetsdorf, e che lo stesso Pontefice aveva fatto costruire nel 1970, quando pensava di dover restare definitivamente a Ratisbona, come professore di dogmatica nella locale università (vi abitò, infatti, fino al 1977, quando divenne arcivescovo di Monaco, e vi tornava poi nei periodi di vacanza). Così, dopo una breve visita alla vicina chiesa parrocchiale di St Joseph, Papa Ratzinger si dirige in macchina verso Pentling, la zona residenziale immersa nel verde dove, in Bergstrasse, un tranquillo e appartato vialetto, sorge l’abitazione: una semplice villetta bianca su due piani con le tegole sul tetto e un prato sul davanti. «Mi sono commosso – aveva detto martedì nell’omelia della Messa celebrata poco fuori Ratisbona – quando ho sentito quante persone, in particolare delle scuole professionali di Weiden e Amberg, uomini e donne, hanno collaborato per abbellire la mia casa e il mio giardino». In preparazione dell’odierna visita, infatti, la villetta è stata ridipinta all’esterno da volontari e sono stati rimessi a posto il giardino e la staccionata. Ma quando l’auto del Papa si ferma davanti alla casa, non sono solo i lavori compiuti a colpire favorevolmente il Pontefice, quanto piuttosto il calore della piccola folla che lo attende. I suoi vicini sono tutti lì a festeggiarlo, a tendergli le mani, a porgergli il loro saluto. Benedetto XVI visibilmente felice, si ferma con ciascuno, proprio come un amico, una persona di famiglia. Con l’aiuto dei poliziotti alcuni papà e mamme gli porgono due bambini, un maschietto e una femminuccia, biondissimi, che hanno in mano graziosi bouquet di fiori colorati.

Il Papa li accarezza, gradisce l’omaggio, si informa sulla loro età e sulla scuola frequentata. Così, prima che possa salutare gli amici ed entrare in casa, passa una buona mezz’ora. Scene analoghe, forse ancora più calorose, anche al momento di andare via. Del resto c’era da aspettarselo. Qui conosceva tutti, e tutti ne apprezzavano la semplice affabilità. Un giorno potranno raccontare di essere stati, anche solo per qualche ora, vicini di casa del Papa.