IL FATTO

Anche se non mancano voci discordanti, nei Paesi a maggioranza islamica
si attenua la polemica verso il discorso pronunciato dal Papa a
Ratisbona.
E la penisola anatolica si prepara ad accogliere il Pontefice alla fine di novembre.

RITAGLI    Mons. Padovese:    DOCUMENTI
Benedetto XVI in Turchia più atteso che mai

Parla il vicario apostolico dell'Anatolia: non ci sono elementi
che facciano pensare a una rinuncia o a una modifica del viaggio.
«Neppure il responsabile degli affari religiosi di Ankara
aveva letto interamente il discorso del Pontefice».

MONS. LUIGI PADOVESE, Presidente della Conferenza Episcopale Turca e Vicario Apostolico dell'Anatolia!

Da Roma, Mimmo Muolo
("Avvenire", 21/9/’06)

Il viaggio del Papa in Turchia? «Da noi è più atteso di prima». Le sue precisazioni, portate a conoscenza dei media nazionali anche grazie all'opera dei vescovi della locale Conferenza episcopale, hanno sortito un effetto positivo. E tutto sommato, dice monsignor Luigi Padovese, quello che è successo in questi giorni potrebbe essere «provvidenziale», perché ha acceso l'interesse dell'opinione pubblica su una visita che finora non aveva avuto molto spazio sui giornali. Il vescovo di origine milanese, 59 anni, è dal 2004 vicario apostolico dell'Anatolia, un territorio molto vasto (i tre quinti dell'intera Turchia) in cui vivono circa tremila cattolici. Da due giorni si trova a Roma per un corso di aggiornamento.

Qual è la situazione, dopo le precisazioni del Papa?

Lunedì scorso ho partecipato alla riunione della Conferenza episcopale turca, cui era presente anche monsignor Piero Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie. Non sono emersi elementi tali da far pensare che il viaggio non si farà o verrà ridotto. Ovviamente gli ultimi dettagli saranno trattati tra la Segreteria di Stato e il governo turco. Per quello che ci riguarda posso solo dire che il Papa è più atteso di prima.

E sul fronte delle proteste?

Ho parlato al telefono con i miei collaboratori e mi hanno detto che le proteste vanno scemando. C'è stata una piccola manifestazione a Smirne e martedì c'era ancora un assembramento di polizia. Ma pare che non ci sia altro. Credo che, oltre alle ripetute precisazioni del Papa, anche le affermazioni del primo ministro iraniano Ahmadinejad abbiano contribuito ad ammorbidire i toni.

Come sono state accolte le precisazioni del Papa?

Noi vescovi ci siamo adoperati per diffonderle attraverso i media nazionali e locali. Io personalmente a Trebisonda, il portavoce della conferenza episcopale a Istanbul, monsignor Ruggero Franceschini a Smirne. Abbiamo cercato di chiarire il senso esatto del discorso del Papa, che per altro non era stato letto nella sua integralità neppure dal responsabile degli affari religiosi del governo turco. Di fatto ci si era limitati soltanto a quel passaggio in cui si citava l'imperatore bizantino.

Lei ha qualche timore per la visita di novembre?

Ci sono gruppi nazionalisti e gruppi islamici di tendenza fondamentalista che probabilmente non rimarranno tranquilli durante la visita del Santo Padre. Qualche manifestazione è da mettere in conto. D'altra parte, però, ritengo che i fatti di questi giorni serviranno a polarizzare l'attenzione sulle parole che Benedetto XVI pronuncerà in Turchia e che, immagino, non rivolgerà solo ai turchi, ma a tutto il mondo islamico. Quindi, da questo punto di vista, ciò che sta accadendo è in un certo senso provvidenziale.

Prima della errata interpretazione del discorso di Ratisbona il clima dell'attesa era diverso?

Da parte delle Chiese cristiane, naturalmente, la visita era ed è desiderata intensamente. Sui media turchi, invece, non c'era grande risonanza.

Come si sta preparando la comunità cattolica turca all'incontro con il Pontefice?

Stiamo organizzando la presenza dei fedeli sia a Smirne, sia a Istanbul. E anche la preparazione spirituale procede bene. Io sono certo che nei quattro giorni della sua visita, dal 28 novembre al 1° dicembre, al Papa non mancherà certo l'affetto dei 25 mila cattolici turchi.

A qualche mese dall'omicidio di don Andrea Santoro, qual è la situazione?

Stiamo aspettando la sentenza del processo. E davvero mi auguro che tutto non venga ridotto all'atto isolato di un minorenne. L'omicidio è, a mio avviso, il frutto di un clima culturale creato anche da buona parte dei media turchi che dipingono il cristianesimo come un fattore di disgregazione. Questa pressione può provocare, forse, in alcune persone più psicolabili una reazione che talvolta giunge a certi atti di violenza estrema.

Le altre comunità cristiane come stanno vivendo l'attesa del Papa?

Ho parlato di recente con il Patriarca armeno della Turchia, Mesrop II, e condividiamo la stessa lettura della situazione. Anche da parte del Patriarca Bartolomeo I l'interesse è grande, anche perché davvero questa visita può contribuire a mettere di nuovo in luce la realtà del mondo ortodosso e di tutte le minoranze, con i problemi che ancora stiamo vivendo.

Lei è favorevole all'ingresso della Turchia nell' "Ue"?

Sì, la nostra Conferenza episcopale è favorevole. A patto, però, che vengano rispettati i diritti delle minoranze e una autentica libertà religiosa. Si pensi che attualmente, per la legge turca la Chiesa cattolica ufficialmente non esiste nel Paese. Noi invece siamo convinti che le minoranze non siano un problema, ma un valore.