SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI

RITAGLI   L'ecumenismo cresce nella carità   DOCUMENTI

Al via la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.
Parla mons. Paglia, il presidente della Commissione Cei per il dialogo.

Da Roma, Mimmo Muolo
("Avvenire", 18/1/’07)

È una settimana di preghiera che si ispira all'ecumenismo della carità. Ma anche all'ecumenismo spirituale e dei passi concreti verso l'unità. Diventando così trampolino di lancio verso l'Assemblea ecumenica europea di Sibiu che si svolgerà proprio quest'anno. Così la definisce monsignor Vincenzo Paglia, vescovo di Terni-Narni-Amelia e presidente della Commissione episcopale per l'ecumenismo e il dialogo. Spiega, infatti, il presule che il tema di quest'anno, "Fa sentire i sordi e fa parlare i muti", è stato suggerito da una cittadina del Sudafrica, particolarmente colpita dall'Aids. «Per questo tutti i cristiani di quell'area si sono ritrovati insieme a pregare contro la sordità di chi non vuole ascoltare il grido dei malati».

Che cosa significa ecumenismo della carità?

«Significa che tutti coloro che credono in Cristo già sono uniti dalla comune volontà di impegnarsi a favore dei più bisognosi, in ogni parte del mondo. E questo ecumenismo della carità è uno dei passi concreti invocati anche dal Papa per far progredire il cammino verso l'unità».

Si è appena chiuso un anno di grandi incontri ecumenici. E se ne apre un altro nella prospettiva dell'Assemblea europea di Sibiu. Che bilancio possiamo trarre?

«Certamente il 2006 è stato molto importante per il movimento ecumenico. A Belgrado è ripreso il dialogo teologico cattolico-ortodosso, il Papa ha incontrato a Istanbul il Patriarca ecumenico di Costantinopoli e ha ricevuto a Roma il primate anglicano e l'arcivescovo greco-ortodosso di Atene. Per la prima volta, inoltre, il Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) ha tenuto la sua riunione in terra russa, a San Pietroburgo, con la partecipazione di rappresentanti del Patriarcato di Mosca e della Conferenza delle Chiese europee (Kek). E in Italia, proprio a Terni, abbiamo tenuto la III Assemblea ecumenica nazionale. Tutti questi avvenimenti si inseriscono nel quadro dell'impegno preso solennemente da Benedetto XVI nella sua prima omelia da Papa di considerare l'ecumenismo come una priorità del proprio Pontificato. E non c'è dubbio che l'onda lunga provocata da simili gesti ridarà vigore alla prospettiva ecumenica, senza contare i benefici anche sull'Europa. Sì, perché se le Chiese europee ritrovano un più efficace dialogo al loro interno, gli effetti positivi si estenderanno anche alla stessa Europa politica».

E in chiave italiana qual è la situazione?

«C'è da sottolineare una novità particolare. Mentre si continuano a tessere i rapporti con le tradizionali presenze cristiane (valdesi, metodisti, luterani, battisti: anzi con questi ultimi si sta lavorando a un testo comune per i matrimoni misti) bisogna registrare la crescita numerica dei fratelli e delle sorelle ortodosse nel nostro Paese, insieme alla grande galassia pentecostale. Questo richiede una nuova attenzione delle nostre comunità - diocesi e parrocchie - perché la dimensione ecumenica sia vissuta in maniera ancora più cosciente».

Che cosa si può fare di più?

«Diciamo subito che è incredibile la vivacità delle iniziative ecumeniche nel nostro Paese: centinaia e centinaia di eventi nel corso dell'anno. Ed è imminente - a cura della Commissione episcopale della Cei - la ristampa del Direttorio ecumenico da tempo esaurito. Tuttavia resta ancora una coscienza poco diffusa nella gran parte dei cristiani. Ed è necessario un impegno più attento perché la dimensione ecumenica venga sentita non come un'aggiunta, ma come parte integrante della fede».

Accanto alle luci, quali ombre restano?

«Indubbiamente gli ostacoli non mancano. Il dialogo teologico ha compiuto passi in avanti, ma una nuova frontiera rischia di essere molto pericolosa, e ne abbiamo avuto purtroppo testimonianza anche tra cristiani nel nostro Paese, oltre che in altre parti d'Europa. Mi riferisco alla frontiera dei problemi etici, dove talora i fossati di separazione sono piuttosto profondi. È una dimensione nuova che appare nell'orizzonte ecumenico e che tocca la prospettiva antropologica, richiedendo una comprensione profonda e radicale del Vangelo».

Durante la settimana che inizia oggi si pregherà anche per questo?

«Ogni anno la settimana di preghiera ci ricorda il fondamento dell'ecumenismo, cioè che l'unità dei cristiani è anzitutto un dono di Dio da chiedere umilmente al Signore. È quell'ecumenismo spirituale, del quale parla un sussidio pubblicato proprio in questi giorni dal Pontificio Consiglio per l'unità dei cristiani e a cui richiamava già il decreto del Concilio, "Unitatis redintegratio". Siamo sempre chiamati a recuperare quella tensione che mosse i grandi padri dell'ecumenismo, da Giovanni XXIII a Paolo VI, da Atenagora a Giovanni Paolo II».