MONS. ANGELO BAGNASCO
Liguria dal Papa:Alla vigilia
della visita «ad limina», intervista all'arcivescovo Bagnasco:
da questo incontro verrà l'energia per rafforzare le solide tradizioni di fede.
Mimmo Muolo
("Avvenire", 28/1/’07)
La visita "ad limina" che inizia domani sarà per le diocesi liguri «un colpo d'ala». Una «iniezione di fiducia» per progettare il futuro alla luce del Vangelo della speranza. Colpo d'ala e iniezione di fiducia tanto più necessari in una regione che, pur vantando solide tradizioni religiose, è alle prese con problemi come l'invecchiamento della popolazione, la denatalità, l'emigrazione dei giovani che non trovano lavoro. Ma monsignor Angelo Bagnasco, cui appartengono sia le definizioni dell'incontro con il Papa, sia l'analisi socio-religiosa sviluppata in questa intervista, alla vigilia dell'appuntamento con il Pontefice, si dichiara ottimista: «Questa visita - dice infatti l'arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale regionale - , insieme al recente Convegno di Verona, ci darà senz'altro la spinta giusta per superare le difficoltà».
Facciano, dunque, un rapido "check up" alla Liguria. Più le ombre che le luci, o viceversa?
«Ci presentiamo alla visita "ad limina" come una regione piuttosto unita e omogenea sia nelle problematiche, sia nelle tradizioni religiose. Per quanto riguarda i problemi, dal punto di vista della fede, sentiamo la necessità di un annuncio del Vangelo più radicato nella vita della gente. Dobbiamo insistere soprattutto sui contenuti e sulle ragioni per credere, ma è una sfida che si può vincere. Dal punto di vista sociale, i problemi della Liguria sono l'invecchiamento, il calo della natalità, nonostante alcuni segni di ripresa, e la mancanza di lavoro. Problemi intimamente connessi, perché i giovani, non trovando occupazione, emigrano».
Su quali forze può contare la comunità ecclesiale per affrontare queste sfide?
«Il clero, innanzitutto. Sacerdoti che hanno come loro caratteristica un radicamento operoso e concreto, tipico del carattere ligure: concretezza, umiltà, lavoro quotidiano e fedele, accanto alla propria gente. Poi c'è una grande varietà di aggregazioni laicali. E inoltre una grande tradizione di solidarietà delle comunità cristiane. Da quando sono a Genova, ho riscoperto la ricchezza della fantasia delle nostre comunità parrocchiali, ma anche dei movimenti, delle associazioni e dei gruppi. Tanto è vero che tutte le forze politiche hanno chiesto alla diocesi di Genova (ma riconoscendo in essa tutte le diocesi liguri) di entrare con un proprio candidato nel consiglio di amministrazione della Cassa di Risparmio. Un fatto assolutamente nuovo, oltre che un segno davvero positivo, che è stato motivato come il riconoscimento dell'opera di tutte le Chiese liguri sul versante delle povertà e della solidarietà».
Questo chiama in causa anche il ruolo dei laici, tema fortemente sottolineato dal recente Convegno di Verona.
«Esattamente. Dal punto di vista strettamente ecclesiale è auspicabile un maggiore e migliore coinvolgimento dei laici nella vita interna della Chiesa. Non solo perché il numero dei sacerdoti è, come ovunque, in diminuzione, mentre lo loro età media cresce. Ma proprio dal punto di vista sostanziale, della responsabilità battesimale. Mi soffermo in particolare sugli organismi della partecipazione: bisogna che i consigli pastorali e per gli affari economici ritrovino respiro, motivazione, spazio. Sul versante sociale e politico, invece, i cattolici devono avere più responsabilità. C'è già una certa partecipazione alla vita pubblica, ma secondo noi vescovi questa partecipazione deve crescere sul piano qualitativo, della incisività e della preparazione. In politica, poi, occorre anche una dose non piccola di spirito di sacrificio».
Come si inserisce in questo quadro la visita "ad limina"?
«Essa è per noi un nuovo motivo di speranza, un colpo d'ala, perché l'incontro col Papa è sempre un momento di grazia sia a livello personale, sia a livello comunitario. Sentire il Santo Padre vicino, sentire che ci ascolta e ci incoraggia nel nostro cammino è per noi vescovi innanzitutto un motivo di fiducia e lo è di riflesso per tutte le comunità ecclesiali. Noi siamo sicuri che dall'incontro con Benedetto XVI, pastori e popolo saranno spinti a guardare al futuro con grande coraggio e decisione».
Da questo punto di vista la vicinanza temporale della visita con il Convegno di Verona, dove appunto si è parlato di speranza, è molto importante.
«È senza dubbio una felice coincidenza. Anche perché a Verona il Papa ha dato un grandissimo impulso alla Chiesa in Italia, confermando con la sua autorevolissima parola tutto il cammino fatto in questi anni, e rilanciandolo nel segno della evangelizzazione, della presenza nella storia e di una fede sempre più vissuta e pensata. Il collegamento con Verona, dunque, viene spontaneo. Lì la Chiesa italiana si è stretta in modo visibile, corale ed entusiasta attorno ai suoi vescovi e al Papa. La visita, ne sono certo, esprimerà e rafforzerà questi nostri sentimenti».