EDUCARE ALLA FEDE

RITAGLI   Con la Bibbia   DIARIO
per aprire il cuore dei giovani

Pagani: «Le sue pagine aiutano a passare dall'incertezza
all'annuncio di una promessa,
dalla non accettazione di sé alla misericordia,
dalla pura casualità alla vita come vocazione».

Da Roma, Mimmo Muolo
("Avvenire", 2/2/’07)

Una «bussola del cammino giovanile». La celebre definizione della Scrittura coniata da Benedetto XVI è da ieri al centro dei lavori del seminario di studio su "I giovani e la Bibbia", organizzato dall' "Ufficio catechistico nazionale della Cei" (Ucn). Presenti una cinquantina di esperti, tre vescovi - Pietro Maria Fragnelli (Castellaneta), Carlo Ghidelli (Lanciano-Ortona) e Luciano Pacomio (Mondovì) - e il direttore del "Servizio nazionale di pastorale giovanile", don Paolo Giulietti, è stato don Walter Ruspi ad introdurre i lavori, sottolineando che «la Parola di Dio è per noi credenti la forza di salvezza, il nutrimento quotidiano, ciò che illumina il nostro cammino di ogni giorno e dà senso a tutta la nostra esistenza». In pratica, ha aggiunto il direttore dell'Ufficio catechistico nazionale, la Scrittura «è ciò che rivela a me stesso la mia realtà di uomo e il significato della mia vita».
Se questo "effetto bussola" è vero per ogni età, tanto più lo è per i giovani di oggi. Il cui "identikit" tipo induce davvero a pensare che il contatto con la Bibbia non possa che sortire positivi effetti. «Giovani - ha ricordato
don Severino Pagani, direttore della pastorale giovanile della diocesi di Milano - dall'identità debole (fanno fatica a capire chi sono), bisognosi di relazioni (anche se le vivono in maniera frammentata), assetati di libertà (che spesso non conosce regole e confini), spesso in conflitto con la propria corporeità, e timorosi del futuro, che vedono estremamente precario».
In questa situazione, dunque, la conoscenza della Bibbia può aiutare a restituire un orizzonte di senso. Specie se entrando nella vita dei giovani, grazie alla mediazione di interlocutori qualificati (il vescovo, i sacerdoti, i biblisti, i catechisti, gli educatori), sarà in grado di «interpretare e arricchire l'umano, aprendo la strada alla trascendenza».
In particolare la Bibbia, ha spiegato don Pagani, può favorire «il passaggio da una coscienza smarrita all'appartenenza a una storia, dalla solitudine alla comunione con le persone, dall'incertezza sul proprio destino all'annuncio di una promessa, dalla non accettazione di sé all'esperienza della misericordia, dalla pura casualità della vita al pensare alla vita come vocazione, dal sapere tecnico funzionale al fascino del mistero, dal razionalismo alla ragione storica, dalla pura volontà alla fedeltà della grazia».
«Senza mitizzare l'argomento - ha ricordato a sua volta don Cesare Bissoli, responsabile del Settore apostolato biblico dell'Ucn - come fosse da solo il toccasana dell'evangelizzazione dei giovani e quindi il segreto della pastorale giovanile, tuttavia riteniamo che la via biblica possa essere un "kairòs" provvidenziale per incrementare tale evangelizzazione. Anzi è prevedibile che nel Sinodo dei vescovi del 2008, incentrato sul tema "La Parola di Dio nella vita e nella Missione della Chiesa" ci sia un punto specifico dedicato al nostro tema».
La necessità di un approccio più fortemente biblico della catechesi è stato sottolineato anche da don Ruspi. «Il giovane vive in un mondo pieno di sensazioni forti e varie, di novità e di sfide permanenti, e si comprenderà che l'orientamento della catechesi in un ambiente pluralista non potrà essere quello di tacere, o di esprimersi implicitamente, ma piuttosto quello di parlare e di parlare con forza». Ecco perché, ha concluso il direttore dell'Ucn, «nel pluralismo culturale e di fronte a un mondo che non teme di parlare ad alta voce, i giovani attendono che anche il Cristo parli forte». Magari avvalendosi di quel formidabile amplificatore che è la comunità ecclesiale.