GIORNATA MONDIALE PER LE VOCAZIONI

Oggi in tutte le parrocchie la preghiera perché cresca la disponibilità ad accogliere
la chiamata al sacerdozio e alla vita consacrata.
Un’occasione per fare il punto sui numeri dei preti e sulla situazione dei Seminari.
Dove si registra una ripresa degli ingressi,
che deve però fare i conti con l’età media sempre più alta del clero italiano.

RITAGLI   Vocazioni: quei nuovi «sì» da sostenere   DOCUMENTI

Il responsabile Cei Don Bonari:
«In alcune diocesi registriamo numeri di candidati al sacerdozio
mai visti nel "post Concilio".
Dio chiama sempre, ma molto dipende dalle condizioni che noi creiamo per la risposta».

Da Roma, Mimmo Muolo
("Avvenire", 29/4/’07)

Va senz'altro meglio di 15 anni fa, ma resta ancora molto lavoro da fare. Don Luca Bonari, direttore del "Centro nazionale vocazioni" (Cnv), fotografa così la situazione vocazionale italiana. Fotografia senza catastrofismi, ma anche senza concessioni a un ingenuo ottimismo. Anzi, proprio prendendo spunto dalla domenica in cui si celebra la "Giornata mondiale delle vocazioni", il sacerdote senese invita a considerare la questione nell'ottica della sinfonia. Cioè della sinergia tra i diversi settori di pastorale: giovani, famiglia e vocazioni per esempio. «Solo così - dice - sarà possibile aprire una nuova stagione».

Don Bonari, in che senso va meglio oggi di 15 anni fa?

«Nel senso che i numeri ci confortano non poco. In molte diocesi italiane, infatti, sono stati riaperti i Seminari per i liceali e anche per i ragazzi delle medie. E pure tra i "teologi", cioè i giovani di età universitaria, c'è una certa abbondanza di vocazioni. In alcuni casi registriamo un numero di candidati al sacerdozio mai visto in precedenza nel "dopo Concilio"».

Quindi possiamo dire che la fase più acuta della crisi è superata?

«Per lo meno è evidente che quella crisi non dipendeva da Dio, il quale continua a chiamare, ma dal modo in cui noi creavamo le condizioni per la risposta. Parlo delle nostre famiglie, che talvolta fanno resistenza allo sbocciare delle vocazioni, delle nostre comunità parrocchiali, dei nostri sacerdoti e in particolare dei sacerdoti giovani che sono essi stessi un formidabile strumento vocazionale. È chiaro che dove c'è un clero giovane, è più facile che i giovani entrino in Seminario. E questo succede oggi in Puglia, in Sicilia, in Campania e in alcune zone della Lombardia, anche nel Triveneto, nelle Marche e nell'Abruzzo, ma direi in generale in tutta Italia, anche se a macchia di leopardo».

Eppure, secondo una recente proiezione statistica, il clero italiano è destinato a calare significativamente di numero nei prossimi vent'anni.

«Queste analisi statistiche vengono fatte su "trend" destinati a cambiare. Se avessimo fatto lo stesso tipo di indagine 15 o 20 anni fa, avremmo avuto una previsione ancora più pesante in termini di diminuzione numerica. Oggi, invece, ci sono più seminaristi nei nostri Seminari di quelli che potevamo prevedere allora».

Una situazione con sole luci, allora?

«No, i problemi restano. Ad esempio è sempre più necessario - e i vescovi lo stanno facendo - rivedere la questione formativa, non solo nel periodo del Seminario, ma anche in quello precedente, in cui matura la vocazione. Un giovane che decide di diventare prete porta, infatti, con sé tutta la sua storia personale. E sarà un buon prete nella misura in cui sarà stato educato - dalla famiglia, dalla comunità ecclesiale in cui è cresciuto, dal seminario - a rispondere a una vocazione all'amore. Questo impegno di formazione all'amore deve coinvolgere, dunque, sia la pastorale catechetica, sia quella familiare, sia quella giovanile. Perciò dobbiamo continuare a fare attenzione ai numeri, ma molto di più dobbiamo prendere sul serio la necessità di formare sacerdoti capaci di appartenere totalmente a Cristo e alla Chiesa».

Serve insomma, come dice la Giornata odierna, una "sinfonia del sì".

«Esattamente. Questo è un aspetto importante che la "Giornata mondiale" indica. Se le nostre comunità cristiane non sono sinfonie d'amore, dentro cui ciascuno vive il suo servizio, sarà difficile immaginarsi strumenti chiamati a interpretare lo "spartito divino", cioè il progetto di Dio. Nella vita poi la "sinfonia" deve diventare sinergia, allo scopo di raggiungere il risultato di una splendida "esecuzione musicale", lasciandoci guidare tutti dallo stesso "Direttore d'orchestra"».