CONGRESSO POM

RITAGLI   Betori: «Fidei donum, spazio a laici e famiglie»   DOCUMENTI

Il segretario della Cei al congresso delle "Pom" per i 50 anni dell’enciclica di Pio XII,
che istituì questa forma di cooperazione fra le Chiese:
«Una scuola di missione ancora attuale. Ora è tempo di progetti diocesani».

Dal nostro inviato a Sacrofano (Roma), Mimmo Muolo
("Avvenire", 11/5/’07)

Dopo 50 anni, quella dei "fidei donum" «non è affatto un'esperienza conclusa». Al contrario essa «ha ancora molto da dare alla Chiesa anche in questi tempi così differenti da quelli in cui maturò l'enciclica di Pio XII e in cui ebbe luogo il periodo numericamente più ricco in partenze». Monsignor Giuseppe Betori ha rilanciato così l'iniziativa di inviare sacerdoti diocesani (e anche laici) nelle diocesi dell'Africa, dell'America Latina e dell'Asia. Il segretario generale della Cei, infatti, intervenuto ieri al congresso internazionale "Tutte le Chiese per tutto il mondo" - organizzato a Sacrofano, nei pressi di Roma, dalle "Pontificie Opere Missionarie" in occasione del 50° della pubblicazione del famoso documento di Papa Pacelli ("Fidei donum", appunto) - ha sottolineato da un lato i molteplici effetti positivi, anche sulle comunità di invio, di questi "doni della fede". E dall'altro ha messo in luce l'esigenza di un maggior coordinamento che porti «le Chiese locali a dotarsi di un progetto missionario diocesano» e a valorizzare anche gli apporti provenienti dal livello regionale e nazionale. «Se un tempo - ha ricordato infatti il vescovo - l'esperienza dei "fidei donum" poteva essere pensata come "dono" a giovani Chiese bisognose di personale e di mezzi», oggi davanti ai cambiamenti che vive la nostra società, «crediamo di poter molto imparare dalla scuola della missione, dalle scelte e dalle esperienze delle Chiese sorelle, che già da tempo si confrontano con le dinamiche del dialogo interreligioso, della multiculturalità, dell'essere comunità minoritarie in società multireligiose». Sarebbe fuorviante, ha osservato il segretario generale della Cei, pensare che - data la diminuzione di sacerdoti, la presenza di non cristiani nelle nostre società e il diffondersi della secolarizzazione - «la missione sia qui, nel nostro Paese». «Questa affermazione, pur parzialmente vera in sé, non deve infatti portare ad un ripiegamento su noi stessi e far perdere di vista l'universalità della Chiesa e della destinazione del Vangelo». Al contrario, ha aggiunto Betori, «anche in questa nuova situazione una partenza missionaria, di preti e di laici, è una preziosa ricchezza per la comunità che invia. Essa lo è non solo perché esprime il valore del dono, ma anche in quanto è presupposto per accogliere, durante il tempo di permanenza e ancor più al momento del rientro, l'esperienza di una Chiesa sorella; lo è anche perché risveglia il senso missionario globale di una Chiesa, quello che ora va speso per una nuova evangelizzazione anche nei Paesi di antica cristianità». A 50 anni dall'enciclica di Pio XII occorre, dunque, aprire una nuova stagione che tenga conto dei cambiamenti avvenuti. «Per superare il carattere individuale ed episodico delle partenze - ha fatto notare il segretario generale della Cei - è necessario elaborare un progetto pastorale missionario che, in spirito di comunione tra i soggetti interessati, contribuisca all'apertura missionaria delle comunità, rifletta sui criteri e sulle modalità delle partenze di preti e di laici, sganciandole da una logica puramente individuale, ne verifichi l'esperienza e ne programmi il rientro, accolga i presbiteri e gli operatori pastorali stranieri in un quadro di fraterno accompagnamento». In tal senso, «uno degli aspetti più recenti e più promettenti» è costituito dai laici "fidei donum", particolarmente famiglie, che si inseriscono non di rado in vere e proprie "équipes" composte anche da presbiteri, religiosi e religiose. «Essi testimoniano in modo più evidente la dimensione ecclesiale della missione». Tuttavia, ha aggiunto il vescovo, «si sente l'esigenza di definire con maggiore chiarezza l'identità del laico "fidei donum", le caratteristiche del suo servizio, la durata, le modalità di accompagnamento e formazione. Pur lasciando pienamente alle diocesi la responsabilità dell'invio di queste persone, può essere utile promuovere a livello nazionale luoghi di formazione e coordinamento specifici». Così come è utile, ha concluso Betori, «un monitoraggio della presenza tra noi di sacerdoti provenienti da Paesi di missione», al fine di scongiurare il rischio che tali presenze «vadano a coprire solo dei vuoti pastorali». C'è l'esigenza, infatti, che tutto venga inquadrato «senza ambiguità» in una «chiara progettualità pastorale».