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Bagnasco: nel giro di un mese la pubblicazione della Nota pastorale.

Da Roma, Mimmo Muolo
("Avvenire", 26/5/’07)

È stata approvata dall'assemblea e sarà pubblicata probabilmente «nel giro di un mese». La Nota pastorale del dopo Verona è ormai giunta in dirittura d'arrivo e ieri mattina, nel corso della conferenza stampa in cui monsignor Angelo Bagnasco ha fatto un primo bilancio dei lavori assembleari, il presidente della Cei ne ha anche illustrato i contenuti principali, avanzando un'ipotesi sui tempi di pubblicazione.
«Abbiamo discusso e approvato la Nota - ha spiegato il presule - e nel corso dell'esame assembleare non sono stati fatti particolari rilievi, ma solo una serie di osservazioni e puntualizzazioni che ora saranno recepite e integrate nel testo. Ma nulla cambia nella struttura generale della bozza e quindi nel giro di un mese il documento dovrebbe essere pronto per la pubblicazione».
Nel rispondere poi a una domanda sui contenuti l'arcivescovo di Genova ha detto che la Nota «è piuttosto corposa». Due gli aspetti sottolineati dal presidente della Cei. «Primo: essere testimoni della speranza cristiana, significa essere testimoni di Gesù Cristo morto e risorto perché l'uomo viva la vita di Dio. E ci vuole uno sguardo di fede per sussultare di fronte a questo messaggio». Secondo aspetto: «In accordo con il metodo di Verona dobbiamo cercare di far brillare questa speranza cristiana che è Cristo dentro al vissuto concreto di tutti noi. Ecco allora i famosi cinque ambiti: affettività, lavoro e festa, tradizione, fragilità, cittadinanza. Sono parole che hanno molto contenuto, forse non esauriscono tutti gli aspetti della vita, ma certamente la vogliono descrivere. Allora noi vorremmo impegnarci sempre di più - ha proseguito il presule - per far risuonare la speranza e la gioia cristiana dentro la concretezza della vita, perché la fede non rimanga una cosa da vivere in chiesa, mentre per strada ci comportiamo con altri criteri». Già Paolo VI, ha ricordato Bagnasco, «affermava che la dicotomia tra fede e vita è il dramma peggiore del nostro tempo». E anche oggi va riaffermato il principio secondo cui «la fede non è fuori da nessun aspetto della nostra esistenza».
Altre domande, nel corso della conferenza stampa, hanno riguardato l'impostazione e i contenuti della prolusione, con cui Bagnasco aveva aperto lunedì scorso l'assemblea. «La prolusione non è un trattato - ha risposto il presidente della Cei - . Mette in rilievo alcuni temi, ma non ci può stare tutto. Comunque - ha precisato - sarebbe sbagliato leggerla come se gli argomenti di cui non parla siano misconosciuti o considerati secondari». A tal proposito l'arcivescovo di Genova ha anche detto che, pur rimanendo la prolusione stessa «un atto del presidente», nel prepararla ha sentito l'ufficio di presidenza della Cei (composto dai tre vicepresidenti e dal segretario generale), ai quali ha rivolto un pubblico ringraziamento per il sostegno e l'assistenza ricevuti in questa sua prima assemblea da presidente della Conferenza episcopale italiana.