Un appello per la pace in Medio Oriente
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nello «Spirito di Assisi»
Il Pontefice
ha chiesto che «cessino tutti i conflitti che insanguinano la Terra».
Poi l'invito: «Coniugare accoglienza e dialogo
con la certezza della nostra fede cristiana».
Dal
nostro inviato ad Assisi, Mimmo Muolo
("Avvenire",
19/6/’07)
Soffia ancora lo "Spirito
di Assisi"
e il Papa ne dà la prova, durante la sua visita nella città di San Francesco.
«Cessino tutti i conflitti armati che insanguinano la Terra, tacciano le armi e
dovunque l'odio ceda all'amore, l'offesa al perdono e la discordia all'amore»,
dice al termine della Messa celebrata davanti alla Basilica del Santo. In prima
fila, ad ascoltarlo c'è il presidente del Consiglio Romano Prodi, ci sono le
autorità politiche e militari. Ma il suo appello, subito rilanciato dai
"media",
fa in pochi minuti il giro del mondo.
Il pensiero di Benedetto
XVI, infatti, si
rivolge a tutti gli scenari di guerra dei cinque continenti, ma in particolar
modo il Pontefice dice di voler far riferimento alla «Terra
Santa tanto amata da San
Francesco, all'Iraq, al Libano, all'intero Medio Oriente». «Le popolazioni di
quei Paesi - fa notare - conoscono ormai da troppo tempo gli orrori dei
combattimenti, del terrorismo, della cieca violenza, l'illusione che la forza
possa risolvere i conflitti, il rifiuto di ascoltare le ragioni dell'altro e di
rendergli giustizia». Di qui la nuova richiesta di dialogo che Benedetto XVI
rivolge a tutti i diretti interessati e anche alla comunità internazionale.
«Solo il dialogo - afferma, infatti, - potrà mettere fine a tanto dolore e
ridare vita e dignità a persone, istituzioni e popoli».
È sicuramente questo uno dei momenti più significativi del quinto viaggio
italiano di Papa Ratzinger. Il quale non dimentica i tre incontri di pace (1986,
1993 e 2002) voluti da Giovanni Paolo II in momenti tanto drammatici per la
storia recente dell'umanità. Anzi vi fa due volte riferimento (nell'omelia
della Messa e all'Angelus) e ricordando specialmente quello del 1986 afferma:
«Fu un'intuizione profetica e un momento di grazia». Poi, proprio dalla piazza
dove i tre incontri si svolsero, invia anche «un saluto agli esponenti delle
altre confessioni cristiane e delle altre religioni che accolsero l'invito del
mio venerato Predecessore - afferma - a vivere qui, nella patria di San
Francesco, una
"Giornata mondiale di preghiera per la pace"».
Sì, lo "Spirito di Assisi" soffia ancora e «continua a diffondersi
nel mondo». Nell'omelia, anzi, il Papa ne dà una interpretazione autentica e
aggiornata. Ricorda, infatti, che quello spirito «si oppone alla violenza e
all'abuso della religione come pretesto per la violenza». E quindi spiega:
«Assisi ci dice che la fedeltà alla propria convinzione religiosa e a Cristo
non si esprime in violenza e intolleranza, ma nel sincero rispetto dell'altro,
nel dialogo, in un annuncio che fa appello alla libertà e alla ragione,
nell'impegno per la pace e la riconciliazione». Non è né evangelico, né
francescano, aggiunge il Pontefice, «non riuscire e non coniugare
l'accoglienza, il dialogo e il rispetto per tutti con la certezza di fede che
ogni cristiano, al pari del Santo di Assisi, è tenuto a coltivare, annunciando
Cristo come via, verità e vita dell'uomo, unico Salvatore del mondo».
In sostanza, anche in merito alla grande iniziativa di Giovanni Paolo II, Papa
Ratzinger opera una sorta di "ripulitura" dalle incrostazioni ideologiche venutesi
ad accumulare nel frattempo. Rifacendosi alla lettera inviata lo scorso anno a
monsignor Domenico Sorrentino, per il ventennale del primo incontro, Benedetto
XVI sottolinea: «La scelta di celebrarlo ad Assisi era suggerita proprio dalla
testimonianza di Francesco come uomo di pace, al quale tanti guardano con
simpatia anche da altre posizioni culturali e religiose. Al tempo stesso, la
luce del Poverello su quell'iniziativa era una garanzia di autenticità
cristiana, giacché la sua vita e il suo messaggio poggiano così visibilmente
sulla scelta di Cristo, da respingere a priori qualunque tentazione di "indifferentismo
religioso", che nulla avrebbe a che vedere con l'autentico dialogo
interreligioso». E quindi con l'autentico "Spirito di Assisi".