IL MONDO IN VATICANO
RITAGLI   Cinquanta «proposizioni» per ripartire dall'Eucaristia   DOCUMENTI

Da Roma, Mimmo Muolo
("Avvenire", 23/10/’05)

Tutto il Sinodo in 50 proposizioni. Dalla riaffermazione della presenza sostanziale di Gesù nell'Eucaristia ai problemi che maggiormente sono stati dibattuti: intercomunione, possibilità di accostarsi al sacramento per i divorziati risposati, connessione tra la celebrazione della Messa e il celibato sacerdotale, inculturazione, dignità della celebrazione. Dal rapporto tra Eucaristia e altri sacramenti (confessione e matrimonio soprattutto) alle conseguenze sociali, antropologiche, ecologiche della partecipazione alla mensa eucaristica. Ci sono tutti questi temi (e altro ancora) nelle 22 cartelle predisposte dai 250 Padri sinodali in tre settimane di lavoro. Ora le 50 proposizioni (per giungere alle quali sono stati esaminati 500 emendamenti) sono nelle mani del Papa, al quale i vescovi del Sinodo chiedono di «valutare l'opportunità» di scrivere una esortazione apostolica postsinodale. Intanto la lettura delle proposizioni (alcune delle quali vengono pubblicate qui sotto) può fornire molti spunti di riflessione.

Prima di tutto la fede:

Le 50 proposte sono raggruppate in tre parti: la fede nell'Eucaristia, la partecipazione alla Messa e la missione del Popolo di Dio che si è nutrito alla Mensa eucaristica. Nella prima parte, dopo aver sottolineato «il benefico influsso» della riforma liturgica, si ricorda che con Gesù Eucaristia «passiamo dalla morte alla vita, dalla schiavitù alla libertà, dalla tristezza alla gioia». La Chiesa, dunque, «accoglie, adora, celebra questo dono in trepida e fedele obbedienza, senza arrogarsi alcun potere di disponibilità, se non quelli che Gesù le ha affidato perché il rito sacramentale si eserciti nella storia». Una notazione molto importante anche per le conseguenze in materia di intercomunione, ad esempio, e per motivare l'impossibilità per i divorziati di accostarsi al Sacramento. Il Sinodo, inoltre, incoraggia l'adorazione eucaristica («che promuove una maggiore santità personale e delle comunità cristiane») anche nell'itinerario di preparazione alla Prima Comunione.

Il rapporto con gli altri sacramenti:

«La degna ricezione dell'Eucaristia richiede lo stato di grazia», affermano i padri sinodali, in sostanza ribadendo che è necessaria una confessione individuale frequente. Non è permesso, invece, il ricorso alle assoluzioni collettive. Una proposizione è dedicata, poi, al rapporto tra Eucaristia e matrimonio, sottolineandone l'intima connessione e incoraggiando le famiglie a «iniziare i bambini» alla Messa. «I poligami che si aprono alla fede cristiana - afferma un'altra proposizione (problema molto presente in Africa) - sono aiutati a integrare il loro progetto umano e nella radicalità del messaggio di Cristo», anche grazie a «una pastorale di dolcezza e di fermezza».

No ai "viri probati":

Dove non ci sono sacerdoti a sufficienza, «è importante che le comunità si radunino per la Liturgia della Parola», con la possibilità di distribuire la Comunione, secondo le disposizioni dei vescovi locali. Il Sinodo raccomanda, però, di evitare «ogni confusione» tra queste celebrazioni e la Messa. Per far fronte poi alla scarsità di presbiteri, vengono «sollecitati i pastori a promuovere le vocazioni sacerdotali», mentre «è stata valutata come una strada da non percorrere», l'ordinazione dei cosiddetti viri probati. Diverse proposizioni sono dedicate alla necessità della catechesi.

La celebrazione:

I Padri sinodali si soffermano sulla Liturgia della Parola, chiedendo di darle il «giusto peso»; sull'omelia da preparare «accuratamente, basandosi su una conoscenza adeguata della Sacra Scrittura»; sull'offertorio («si metta sempre più in evidenza la dignità del lavoro, intimamente unito al sacrificio redentore di Cristo») e sulle altre parti della Messa. Viene chiesto anche di valutare se il segno della pace non vada collocato in altro momento e se non si debba tradurre meglio l'ite missa est, per sottolineare che dalla Messa nasce la missione nella vita quotidiana. Le proposizioni raccomandano attenzione ai canti, auspicano la «promozione di una maggiore inculturazione», ricordano di dare al tabernacolo «una collocazione nobile», e ribadiscono alcune regole per quanto riguarda la liturgia teletrasmessa. «La celebrazione eucaristica domenicale è una grazia umanizzante per l'individuo e la famiglia. Noi ci auguriamo, dunque - scrivono i vescovi - che il Giorno del Signore divenga anche il giorno dei cristiani, rispettato dalla società intera con il riposo dal lavoro».

Divorziati e intercomunione:

Il Sinodo ribadisce che «la Comunione eucaristica con i cristiani non cattolici non è generalmente possibile» (si veda a questo proposito la proposizione 41, riprodotta qui sotto). Mentre per i divorziati e risposati (proposizione 40), pur ripetendo il divieto di accostarsi alla comunione, si raccomanda «un'azione pastorale di attenzione e di accoglienza».

L'Eucaristia per il mondo:

Nel terzo gruppo di proposizioni i vescovi chiedono accoglienza verso i migranti, raccomandano «un rapporto armonico e responsabile dell'uomo con il creato» e sottolineano la «dimensione sociale dell'Eucaristia». «Questo movimento dinamico - scrivono - mette in questione il processo di globalizzazione che non di rado fa crescere lo scarto tra paesi ricchi e paesi poveri; denuncia quelle potenze politiche ed economiche che dilapidano le ricchezze della terra; richiama le gravi esigenze della giustizia distributiva davanti alle disuguaglianze che gridano verso il cielo; incoraggia i cristiani a impegnarsi e a operare nella vita politica e nell'azione sociale». «Chi partecipa all'Eucaristia - conclude la proposizione 48 - deve impegnarsi a costruire la pace nel nostro mondo segnato da molte violenze e guerre, e oggi in modo particolare, dal terrorismo, dalla corruzione economica e dallo sfruttamento sessuale».