PADRE GIANNI CRIVELLER

RITAGLI    «Perdono e riconciliazione:    SPAZIO CINA
il Papa ci indica la via dell'unità»

L'associazione dei cattolici fedeli al regime non distribuirà il testo della Lettera.
Intanto il sito internet vaticano si apre a fatica.

Mimmo Muolo
("Avvenire", 3/7/’07)

LETTERA ALLA CHIESA CATTOLICA DELLA CINA

Un documento «importante», che dimostra come «il Papa conosca a fondo la situazione della Chiesa in Cina». Dunque un testo «che sicuramente non mancherà di produrre effetti, e che verrà accolto con grande attenzione da parte di tutti i cattolici cinesi». Padre Gianni Criveller, missionario del Pime originario di Treviso, ha passato gli ultimi 16 dei suoi 46 anni tra Taiwan e Hong Kong, dove ora risiede e dove lo raggiungiamo telefonicamente. Un tempo più che sufficiente per imparare a comprendere la complessa realtà dietro la "Grande Muraglia". Così, di fronte alla "Lettera del Papa" non ha dubbi: «Tutti i cattolici in Cina amano il Pontefice. Dunque ascolteranno la sua voce».

Qual è a suo avviso la peculiarità di questo documento?

«Da un lato il rispetto della verità. Dall'altro l'amore per la comunità ecclesiale cinese e il senso pastorale che ispira tutta la Lettera. Con molta chiarezza il Santo Padre spiega la natura della Chiesa cattolica, la sua teologia, la sua composizione. In pratica, è come se dicesse: così è in tutte le parti del mondo, così deve essere anche in Cina, senza perciò dare adito a coloro che consigliano di scendere a compromessi, pur di "normalizzare" la situazione. Allo stesso tempo, però, con amore di padre Benedetto XVI ricorda che nella Chiesa c'è spazio per tutti i credenti, indipendentemente dal percorso ecclesiale compiuto».

A tal proposito c'è chi dice che questa Lettera sancisce in pratica il superamento della divisione tra la Chiesa ufficiale e quella clandestina. Lei è d'accordo?

«Direi proprio di sì. C'è una sola Chiesa in Cina. Quando i vescovi sono riconosciuti dal Papa, ciò basta. Il Pontefice, però, compie anche un passo avanti, dicendo in sostanza che le residue divisioni possono e devono essere superate e invitando al reciproco perdono e alla riconciliazione».

Ci sono già delle reazioni ecclesiali?

«È troppo presto. Ma sono sicuro che la Lettera servirà davvero alla Chiesa cattolica cinese, soprattutto perché, già a una prima lettura, si nota l'"afflato" pastorale del testo. Tutti i cattolici cinesi hanno una grande devozione per il Papa e questo lascia ben sperare. A mio parere le uniche difficoltà potrebbero derivare da due gruppi per così dire agli antipodi, anche se entrambi di piccole dimensioni. Da un lato i "cattolici" più coinvolti e manipolati dalle strutture ufficiali, dall'altro i "duri e puri" della Chiesa clandestina che rifiutano ogni possibilità di dialogo».

E nei confronti delle autorità possiamo definire la Lettera una "mano tesa" per cercare di aprire finalmente un dialogo?

«Sì, ma bisogna intendersi. Questa non è una Lettera "politica". Il Papa ribadisce che la Chiesa non fa politica, ma vuole il dialogo con le autorità per cercare di risolvere alcuni problemi, come quelli della nomina dei vescovi e la definizione dei confini delle diocesi».

L'invito verrà accolto?

«Lo spero, ma realisticamente temo di no. La prima reazione del portavoce del Ministero degli Esteri è stata negativa e non lascia presagire niente di buono».