Il Papa: «Scout
significa essere artigiano di pace»
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Lettera
al presidente della "Conferenza episcopale francese" Ricard
nel centenario del movimento,
di cui Benedetto XVI sottolinea l'importanza «per la formazione integrale della
persona».
Citando Baden-Powell,
l'invito a restare sempre fedeli alla promessa fatta in età giovanile.
Da
Roma, Mimmo Muolo
("Avvenire",
3/7/’07)
Essere "scout" è sinonimo
di «artigiano della pace». Anche oggi, dopo un secolo dalla sua fondazione,
infatti, lo scoutismo continua a dimostrarsi luogo di vera crescita umana. Lo
ricorda il Papa in una lettera inviata al cardinale
Jean-Pierre Ricard,
presidente della "Conferenza episcopale della Francia", dove
all'indomani della "Prima Guerra mondiale" si sviluppò lo scoutismo cattolico,
grazie a padre Jaques Sevin, fondatore degli Scout francesi. L'occasione per la
missiva è data dal centenario della fondazione di questo straordinario
movimento diffusosi poi in tutto il mondo. Nel 1907, infatti, sull'isola di
Brownsea, in Inghilterra, veniva organizzato da Lord
Robert Baden-Powell
il primo campo scout del mondo. E il prossimo 1° agosto l'importante ricorrenza
sarà celebrata mediante il rinnovo della promessa che anima lo scoutismo da
parte di tutti coloro che l'hanno pronunciata. Gli scout verranno inoltre a
porre in essere un gesto in favore della pace, un gesto proprio di chi, appunto,
è «artigiano della pace».
Benedetto
XVI ricorda le
caratteristiche del movimento. Soprattutto «la formazione integrale della
persona umana», un'opportunità che «attraverso il gioco, l'azione,
l'avventura, il contatto con la natura, la vita di gruppo ed il servizio degli
altri viene offerta dopo cento anni a tutti coloro che abbracciano lo
scoutismo». Fecondato dal Vangelo - prosegue il Pontefice - lo scoutismo non è
solamente luogo di reale crescita umana, ma anche luogo di una proposta
cristiana forte e di una vera maturazione spirituale e morale ed anche di un
autentico cammino di santità», poiché «il senso di responsabilità che
sottende la pedagogia scout conduce a una vita nella carità e al desiderio di
mettersi al servizio del prossimo, ad immagine del Cristo servitore».
Papa Ratzinger richiama poi l'appello lanciato da Giovanni Paolo II dieci anni
fa per una maggiore unità dello scoutismo cattolico. Perciò auspica che «le
collaborazioni possano realizzarsi nel rispetto delle sensibilità di ciascun
movimento, in vista di una più grande unità nel seno della Chiesa». E in
effetti, aggiunge Benedetto XVI, i responsabili dello scoutismo devono avere a
mente che sono loro a formare la personalità dei giovani affidati loro dalle
famiglie, educandoli all'incontro con Cristo e alla vita della Chiesa. Ed è
anche importante che si manifesti e si sviluppi, tra gli scout e tra i diversi
movimenti, la «fraternità scout», che fa parte dell'ideale iniziale e che
costituisce, specie per le giovani generazioni, «una testimonianza di ciò che
è il Corpo di Cristo», dove tutti (come scriveva San Paolo) sono chiamati a
compiere una missione, a gioire dei progressi altrui e a sostenere i loro
fratelli nella prova.
Il Papa auspica quindi che dai diversi movimenti venga ancora un forte impegno
in favore di ragazzi e ragazze d'oggi per una pedagogia che formi a vivere gli
alti ideali di fede e di umana solidarietà. Benedetto XVI conclude ricordando
le parole di Baden-Powell: «Siate sempre fedeli alla vostra promessa di scout
anche quando non sarete più bambini o ragazzi».