IL MONDO CHE CAMBIA
Cina e Occidente:Come
porsi davanti alla crescita dell’Oriente?
È il tema al centro del corso per studenti di teologia,
organizzato in questi giorni a Roma
dall’Ufficio Cei per la pastorale sociale e il lavoro.
Da
Roma, Mimmo Muolo
("Avvenire",
13/7/’07)
Il "ponte" del dialogo tra
la Cina e l'Occidente può ancora contare sul valido pilastro dell'esempio di Matteo
Ricci. Anche
nell'epoca della globalizzazione e dello sviluppo economico senza precedenti del
gigante asiatico, cui purtroppo non fa riscontro un'uguale apertura per quanto
riguarda i diritti umani e la libertà religiosa. La figura del gesuita, nato a
Macerata nel 1552, e morto a Pechino nel 1610, è stata, infatti, al centro del
"Corso per studenti di teologia", organizzato dall'"Ufficio
Cei per la pastorale sociale e il lavoro"
e conclusosi ieri a Roma, dopo quattro giorni di lavori.
«Il mondo in rapido cambiamento e la necessità di una pastorale missionaria -
ha spiegato in apertura del Corso monsignor Paolo Tarchi, direttore dell'Ufficio
Cei - sono i due binari che ci hanno spinto ad organizzare questo incontro».
Una sorta di "full immersion" nel mondo cinese, sia sotto il profilo
socio-economico, sia per quanto riguarda la vita dei cattolici, che torna di
grande attualità, specie dopo la recente
"Lettera del Papa".
La riflessione sul dialogo tra Cina e Occidente non può prescindere, infatti,
da una considerazione di fondo. «L'Europa non è più il centro del mondo e le
grandi decisioni, a livello economico, si prendono altrove». Così padre
Giampaolo Salvini, direttore di "Civiltà cattolica", ha fotografato
la situazione con la quale bisognerà fare i conti per il futuro. «Ma
attualmente - ha aggiunto - siamo sprovveduti di fronte allo spostamento del
baricentro economico mondiale verso l'Oriente». Dal '78, ad esempio, l'economia
cinese è cresciuta di 10 volte, e ogni anno la crescita è mediamente del 10
per cento. Il problema, ha fatto presente però Salvini, è che «quando i nuovi
Paesi emergenti competono sui mercati internazionali, usano le stesse regole che
usavamo noi: diventano, cioè, a loro volta dominatori di altri popoli». Di qui
il suo auspicio: «Istituire forme di collaborazione diverse dai rapporti di
forza e di scontro che finora hanno sempre caratterizzato lo scenario economico
mondiale», partendo dalla consapevolezza che «il benessere e un certo sviluppo
o è di tutti, o è di nessuno, perché sarà sempre minacciato».
Per questo è importante riscoprire la figura di Matteo Ricci. Il suo approccio
alla cultura cinese può essere infatti considerato "paradigmatico" anche a
quattro secoli di distanza. Secondo padre
Bernardo Cervellera,
direttore di "Asianews", in un panorama di forti contrasti sociali
come quello cinese («pochi ricchi e molti poveri») le religioni «possono
esercitare un ruolo di riconciliazione sociale». E anche se continuano le
"campagne" a favore dell'ateismo, un terzo dei membri del partito appartiene a una
religione, ma non può farne pubblica professione. Quanto alla Chiesa cattolica,
ha detto il religioso, «essa può insegnare ai cinesi il valore della persona
che essi non conoscono».
Come fare? Matteo Ricci, ha fatto notare ieri monsignor Ermenegildo Manicardi,
rettore dell'"Almo Collegio Capranica", ci insegna che «non si può evangelizzare
senza toccare realmente la cultura dell'interlocutore». Una prospettiva questa
che ha trovato d'accordo anche altri relatori del Corso (Francesco D'Arelli di
"Ca'
Foscari" a Venezia, Filippo Mignini dell'Università di Macerata). I corsisti
sono stati ricevuti anche dal segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio
Bertone.