A dieci giorni
dall’evento che culminerà nella visita di Benedetto XVI l’1 e 2 settembre,
l’arcivescovo di Genova si è recato fra i volontari
e i responsabili della «macchina» organizzativa.
Ieri il
presidente della Cei è stato a Loreto,
nei luoghi del grande incontro fra il Papa e i ragazzi.
Dal nostro
inviato a Loreto, Mimmo Muolo
("Avvenire",
21/8/’07)
L'"Agorà
dei giovani" «sarà
un evento di grazia per la Chiesa italiana e di riflesso per l'intero Paese».
L'arcivescovo di Genova Angelo
Bagnasco lo dice col
consueto tono pacato, ma si avverte nella sua voce anche una profonda
convinzione: «Questo incontro costituirà una rinnovata visita di Dio ai
giovani». Il presidente della Cei tiene una breve omelia, nella piccola
cappella del "Centro Giovanni Paolo II", che si affaccia come da un balcone
naturale sulla conca di Montorso, il luogo in cui l'1 e 2 settembre circa 300mila ragazzi italiani incontreranno Benedetto
XVI. Ad ascoltarlo ci
sono i membri dello "staff" del "Comitato organizzatore" e un primo drappello dei
mille volontari che da domani prenderanno servizio giungendo da tutta Italia. Il
presule ha voluto che questo incontro di preghiera facesse da "spartiacque" della
sua visita a Loreto, mentre il conto alla rovescia segna ormai «meno dieci»
giorni all'evento e la macchina organizzativa va a pieno ritmo.
Giunto ieri in mattinata a Montorso, la località ai piedi della
città-santuario marchigiana che farà da epicentro all'"Agorà", Bagnasco ha
prima incontrato i membri del "Cisip" (Comitato italiano per il
sostegno di iniziative pastorali) - c'erano tra gli altri Vittorio Sozzi,
Marcello Bedeschi e monsignor Paolo Giulietti, responsabile nazionale della
pastorale giovanile, oltre all'arcivescovo prelato di Loreto, Gianni Danzi -
quindi ha salutato il presidente della "Regione Marche", Gianmario Spacca, e il
capo della "Protezione civile", Guido Bertolaso, recandosi poi nella cappella del
"Centro" intitolato a Wojtyla, per recitare con i giovani l'ora media.
È qui che dopo i canti e i salmi, esprime la sua gratitudine a quanti stanno
lavorando «per preparare una casa accogliente a migliaia e migliaia di
giovani».
Parla dell'incontro col Papa, il presidente della Cei, e ricorda «l'ardente
desiderio del Pontefice di continuare quel dialogo con le nuove generazioni che
è stato iniziato da Giovanni Paolo II». Poi fa riferimento alla "Santa
Casa di Loreto", dove l'angelo visitò Maria per annunciarle
l'incarnazione. «Anche il nostro evento - sottolinea Bagnasco - sarà una
rinnovata visita di Dio ai giovani, di quel Dio che ama così tanto stare con
gli uomini da aver mandato il suo Figlio per la nostra salvezza». Ai giovani
volontari l'arcivescovo di Genova augura perciò di farsi illuminare dalla
«luce di quell'avvenimento» e raccomanda di prepararsi all'incontro col Papa
soprattutto con la preghiera, «trasformando il lavoro e i sacrifici di questi
giorni in offerta gradita al Signore».
Fuori dalla piccola cappella lo aspettano i giornalisti. Anche davanti a
telecamere e taccuini Bagnasco ripete i pensieri espressi nella breve liturgia.
Risposto con garbo a una domanda sul fisco («le parole» del cardinale Bertone
«sono chiare già di per sé»), si concentra sull'"Agorà",
sottolineandone il valore sociale, oltre che religioso. «I giovani - afferma -
sono il futuro della Chiesa e di ogni società. Se crescono nella bontà
interiore, nella generosità e nello slancio ideale che sempre li connota, è un
bene per tutti». Concetti sviluppati in un'intervista al "Tg1" delle
20 in cui Bagnasco sottolinea come la difficoltà principale ad incontrare i
ragazzi d'oggi sia legata alla «frammentazione» e alla fluidità del mondo
giovanile. Un mondo che oggi come ai tempi di Wojtyla - aggiunge - «custodisce
nella profondità del cuore un grande desiderio di bene e una ricerca di cose
grandi, di alto livello morale e spirituale».
Infine parole di lode per la macchina organizzativa: «Lo stato dei preparativi
è avanzato e molto buono». Nel primo pomeriggio - dopo il pranzo consumato con
lo "staff" al "Centro Giovanni Paolo II" - può constatarlo di persona
visitando l'area che ospiterà l'incontro del Papa con i giovani e la tendopoli
dei volontari. Bagnasco si sofferma presso il grande palco bianco, che - gli
spiega l'architetto Roberto Malfatto - rappresenta un ponte.
«L'"Agorà" vuole mettere i giovani in relazione con Dio e con i
loro coetanei. Quale miglior simbolo di questo? - dice l'architetto - . Quando
sarà completato si vedrà anche che è stata largamente usata la forma
dell'ottagono, per richiamare il fonte battesimale, che avrà una funzione
centrale nella veglia». Bagnasco annuisce, s'informa sui particolari, sale sul
palco; completata la visita torna a Genova. Il conto alla rovescia continua.