UDIENZA IN VATICANO

Benedetto XVI ha scelto di non pronunciare un discorso, ma di rispondere a braccio
a quindici domande rivolte da altrettanti sacerdoti su alcuni nodi della pastorale di oggi.

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due ore di dialogo del Papa coi suoi preti

In oltre ottocento ieri mattina in un clima di grande cordialità
all'annuale incontro di inizio Quaresima col clero del Vicariato.

Da Roma, Mimmo Muolo
("Avvenire", 3/3/’06)

Un momento dell'incontro del Papa con il clero di Roma.
Il tradizionale appuntamento si è svolto nell'Aula della Benedizione.

Lunghi applausi, grande affetto per il Papa, una serie di domande alle quali Benedetto XVI ha risposto a braccio. E poi il ricordo di don Andrea Santoro, oltre che una poesia in romanesco, recitata da uno dei parroci e dedicata sia a Giovanni Paolo II che a Papa Ratzinger. Questo in sintesi l'incontro di ieri tra il Vescovo di Roma e i sacerdoti della sua diocesi, che in più di 800 hanno gremito l'Aula delle Benedizioni in Vaticano, per il tradizionale appuntamento di inizio Quaresima. Il primo del pontificato, anche se non era la prima volta che il Pontefice incontrava i suoi preti, avendolo già fatto il 13 maggio scorso a San Giovanni in Laterano. L'udienza è durata due ore e, come riferisce la Radio Vaticana, è stata «affettuosa», oltre che «all'insegna della cordialità e della franchezza». Insomma un «colloquio fraterno», come lo ha definito lo stesso Papa, che per l'occasione ha scelto di non pronunciare un discorso, ma di rispondere alle 15 domande rivoltegli da altrettanti sacerdoti, dopo che il cardinale vicario, Camillo Ruini, gli aveva rivolto il saluto a nome di tutti. Le parole esatte di Benedetto XVI hanno bisogno di qualche ora per essere trascritte dalla registrazione, e dunque si conosceranno solo oggi. Ma la Radio Vaticana ha fatto sapere che «famiglia e vita, confronto con i giovani, formazione dei giovani preti sono i temi che hanno caratterizzato gli interventi dei parroci», i quali «hanno chiesto suggerimenti, ma anche un incoraggiamento al Santo Padre». Prendendo spunto dalle letture del giorno (in cui si accenna alla fondamentale scelta tra la vita e la morte, che ogni uomo deve compiere) e dalla poesia in romanesco di padre Lucio Maria Zappatore (non nuovo a simili exploit: fu lui, infatti, che con una sua domanda provocò nel 2004 la famosa frase di Papa Wojtyla «damose da fà, volemose bbene, semo romani») Benedetto XVI ha sottolineato che l'eredità fondamentale di Giovanni Paolo II è proprio la scelta per la vita. Perciò, soprattutto in Quaresima, occorre ribadire che «la nostra vocazione è un'opzione fondamentale per la vita». «Un mondo vuoto di Dio, che ha dimenticato Dio - ha avvertito - perde la vita e cade in una cultura della morte». La defezione dal cristianesimo di molti uomini e donne di oggi - ha aggiunto - è stata fatta proprio pensando ad una apparente opzione per la vita. Il paradosso è invece che, proprio offrendo la propria vita, si trova la vita vera». E qui il Papa ha citato l'esempio di don Andrea Santoro, il sacerdote ucciso in Turchia, che era stato ricordato anche dal cardinale Ruini nel saluto iniziale. «Padre Santo - aveva detto il cardinale vicario - desideriamo essere sacerdoti preparati e coraggiosi che senza ambizioni e timori, ma convinti della verità evangelica, si preoccupano anzitutto di annunciare Cristo e, in suo nome, sono pronti a chinarsi sulle sofferenze umane». Il Pontefice ha risposto chiedendo ai sacerdoti di donarsi con umiltà al servizio dei loro fedeli. «Dobbiamo accettare la nostra imperfezione - ha ribadito il Papa - per accogliere il Dio che è Amore». Benedetto XVI ha poi messo l'accento su quanto la Chiesa può fare per aiutare la famiglia, cellula fondamentale di ogni società sana. «È importante - ha affermato - insegnare la preghiera in famiglia». Il Papa ha inoltre condiviso la preoccupazione di un sacerdote sull'isolamento delle e nelle famiglie. Per questo, ha constatato, c'è bisogno della compartecipazione della Chiesa per salvare la famiglia. Quanto poi al ruolo della donna nella Chiesa, oggetto di un'altra domanda, il Pontefice ha ricordato il luminoso esempio di sante come Caterina da Siena, Teresa d'Avila e della beata Madre Teresa di Calcutta. Fermo restando il fatto che l'ordinazione sacerdotale è riservata agli uomini, perché la Chiesa non può disporre a piacere dei sacramenti istituiti da Cristo, riflettiamo - ha detto il Papa - se anche nel servizio ministeriale si può dare più spazio alle donne. Benedetto XVI, infine, si è soffermato sull'importanza dell'Adorazione che, ha detto, va sempre più incoraggiata.