BIOETICA

Ricevendo in Vaticano il nuovo ambasciatore della Corea del Sud,
il Pontefice ha ribadito i principi inderogabili
che devono guidare le più delicate ricerche della "biomedicina".

RITAGLI     Il Papa: distruggere embrioni     DOCUMENTI
è contro il bene dell’uomo

«La Chiesa incoraggia la ricerca scientifica
che rispetta l’etica e la dignità della vita».

Da Roma, Mimmo Muolo
("Avvenire", 12/10/’07)

Un "no" fermo alla sperimentazione sugli embrioni, che non possono mai essere considerati materiale da laboratorio. Un incoraggiamento ad approfondire, invece, la ricerca sulle "staminali" adulte. E infine un plauso per il rifiuto della "clonazione" che, attuato dalla Corea del Sud, può diventare d’esempio per tutto il mondo. Sono alcuni dei temi affrontati dal Papa nel discorso al nuovo ambasciatore di Seoul presso la Santa Sede, Ji-Young Francesco Kim, che ieri ha presentato le credenziali. Nel suo discorso, Benedetto XVI ha anche toccato il tema della distensione tra le due Coree e della necessità del disarmo nucleare, ma il nucleo del proprio indirizzo di benvenuto al nuovo rappresentate sudcoreano lo ha riservato alle questioni della "biotecnologia", campo di ricerca scientifica nel quale, come ha riconosciuto lo stesso Pontefice, la nazione asiatica ha fatto di recente grandi passi.
Per questo Papa Ratzinger ha ribadito alcuni principi inderogabili, che per quanto pronunciati di fronte alla specifico interlocutore, naturalmente non valgono solo per la Corea. «In nessuna circostanza – ha sottolineato, infatti – un essere umano può essere manipolato o trattato come semplice materiale di sperimentazione. La distruzione di embrioni umani, sia per acquisire cellule staminali, sia per altri scopi, contraddice la presunta intenzione di promuovere la salute umana avanzata da ricercatori, legislatori e responsabili della sanità pubblica».
Le parole del Papa vanno riferite alla ripresa in Corea della sperimentazione sulle cellule staminali anche "embrionali". Come si ricorderà, il governo aveva bloccato ogni ricerca dopo lo scandalo dei falsi esperimenti del cosiddetto "pioniere della clonazione", Hwang Woosuk, il quale aveva falsificato i dati di esperimenti che volevano dimostrare la creazione di linee di cellule staminali mediante la clonazione degli embrioni umani. Lo scorso mese di marzo, invece, il ministro coreano della scienza e tecnologia, Kim Woo-sik, ha stanziato 33 milioni di dollari per la ricerca cellulare, con un incremento del 20 per cento rispetto al "budget" del 2006. Una decisione sulla quale i vescovi coreani avevano espresso a suo tempo una serie di forti perplessità e grande preoccupazione. «Fare ricerca sulle cellule staminali embrionali significa manipolare l’embrione, e quindi l’uomo – si legge in un documento diffuso dalla diocesi di Seoul – Queste ricerche si basano su interessi commerciali e logiche che guardano solo al profitto: non nascono da preoccupazioni sulla medicina». «Per la crescita etica della nostra società, invitiamo a rinunciare ad ogni tipo di ricerca embrionale».
Ieri, dunque, alla loro voce si è aggiunta anche quella di Benedetto XVI, il quale ha però precisato che ad essere avversata non è la ricerca "tout court", ma solo quella che usa gli embrioni. A tal proposito il Papa ha fatto notare che «la Chiesa non esita ad approvare e incoraggiare la ricerca sulle cellule staminali dei tessuti, non solo per i risultati positivi ottenuti attraverso questi metodi alternativi, ma soprattutto perché essi si accordano con l’intento di rispettare la vita dell’essere umano in ogni stadio della sua esistenza».
Infine Benedetto XVI ha ricordato che i coreani hanno rifiutato le pratiche di clonazione umana. Un rifiuto, è stato il suo "auspicio", che potrà aiutare la comunità internazionale a considerare con attenzione le «profonde implicazioni etiche e sociali della ricerca scientifica e delle sue applicazioni».