LA CHIESA
«Un sì deciso alla tutela
del Creato» ![]()
Numerosi i
documenti del "Magistero" e gli interventi dei Pontefici.
Benedetto XVI: ricreare una forte alleanza tra l’uomo e la terra.
L’«ecologia umana» di Giovanni Paolo II.
Da Roma,
Mimmo Muolo
("Avvenire", 13/10/’07)
Se si consulta il "Compendio
della Dottrina sociale della Chiesa",
colpisce subito il fatto che i capitoli sulla salvaguardia dell’ambiente e
sulla promozione della pace siano uno di seguito all’altro. Quasi a suggerire
che anche per il "Magistero", oltre che per il "Nobel"
assegnato ieri, la connessione tra i due temi è naturale. Le analogie, però,
finiscono qui. E basta dare un’occhiata non solo a quei due capitoli, ma anche
e soprattutto al "Messaggio" di Giovanni
Paolo II per la
"Giornata mondiale della Pace" del 1° gennaio 1990 per rendersene
immediatamente conto. Il collegamento che Papa Wojtyla stabilisce, mantenuto
intatto anche nell’insegnamento di Benedetto XVI (che proprio nelle ultime
settimane ha fatto più volte accenno al tema della salvaguardia ambientale),
poggia infatti su alcuni dati fondamentali che appaiono radicalmente "antitetici"
rispetto alle correnti di pensiero, cui si ispirano le politiche messe in atto
dai premiati.
Primo dato. «Se l’uomo non è in pace con Dio, la terra stessa non è in
pace». Giovanni Paolo II, nel "Messaggio" del 1990, ricorda che
«quando si discosta dal disegno di Dio creatore, l’uomo provoca un disordine
che inevitabilmente si ripercuote sul resto del creato». Secondo dato. «È il
rispetto per la vita e, in primo luogo, per la dignità della persona umana la
fondamentale norma ispiratrice di un sano progresso». Il che comporta che in
molti comportamenti "inquinanti", ricorda il "Magistero" sociale della
Chiesa, si ritrova proprio il comune denominatore della «mancanza di rispetto
per la vita».
Gli esempi sono noti e i testi già ricordati ne riportano un’ampia casistica.
Scarichi tossici, sfruttamento indiscriminato delle risorse, stili di vita
inclini all’"edonismo" e al consumismo, guerre (quanto mai inquinanti),
deforestazione, "effetto serra", mancanza di solidarietà verso i
Paesi in via di sviluppo – affermano i Pontefici – rivelano quanto sia
profonda la crisi morale dell’uomo contemporaneo. «Se manca il senso del
valore della persona e della vita umana ci si disinteressa della terra»,
scriveva Papa Wojtyla. E subito dopo aggiungeva: «Inserendo la questione nel
più vasto contesto della causa della pace nella società umana, ci si rende
meglio conto di quanto sia importante prestare attenzione a ciò che la terra e
l’atmosfera ci rivelano: nell’universo esiste un ordine che deve essere
rispettato». E gli uomini hanno una grave responsabilità per la conservazione
di questo ordine.
Non è un caso che appena un anno dopo quel messaggio lo stesso Giovanni Paolo
II, parlando per la prima volta di «ecologia umana» nell’enciclica "Centesimus
Annus", aprì nuove prospettive all’insegnamento "magisteriale"
sulla salvaguardia del creato. «Una corretta concezione dell’ambiente – si
legge nel "Compendio della Dottrina sociale" – , mentre da una parte
non può ridurre "utilitaristicamente" la natura a mero oggetto di
manipolazione e sfruttamento, dall’altra non deve "assolutizzarla" e
sovrapporla in dignità alla stessa persona umana». Va dunque rifiutata «una
concezione dell’ambiente ispirata all’"ecocentrismo" e al "biocentrismo",
perché essa si propone di eliminare la differenza "ontologica" e
"assiologica" tra l’uomo e gli altri esseri viventi». Con la
conseguenza che viene meno anche la responsabilità dell’uomo verso la natura,
con effetti deleteri.
Il "Magistero", invece, sottolinea questa responsabilità. E da ultimo
proprio Benedetto
XVI, parlando ai
giovani dell’"Agorà
di Loreto", e
affidando «alle nuove generazioni il futuro del pianeta», ha sottolineato:
«Prima che sia troppo tardi, occorre adottare scelte coraggiose, che sappiano
ricreare una forte alleanza tra l’uomo e la terra. Serve un "sì" deciso alla
tutela del creato e un impegno forte per invertire quelle tendenze che rischiano
di portare a situazioni di degrado irreversibile». Un impegno che, come
insegnava anche San
Francesco, veda protagonista l’uomo in pace con Dio e
quindi anche con il creato.