ROMA

Quarantamila pellegrini spagnoli si sono raccolti domenica in Piazza San Pietro,
per la beatificazione di 498 cattolici, uccisi «in odium fidei» fra il 1934 e il 1937.
Il cardinale Saraiva Martins: «La loro fede rinsalda la fede di tutta la Chiesa».

RITAGLI    «I martiri spagnoli, segno di riconciliazione»    DOCUMENTI

«Testimoni dell’amore a Cristo, hanno saputo perdonare i loro stessi carnefici».
Lo ha detto ieri il cardinale Bertone,
nella Messa di ringraziamento per la beatificazione.

Da Roma, Mimmo Muolo
("Avvenire", 30/10/’07)

Non è stata una beatificazione «politica». Ma, come sempre accade quando la Chiesa si pronuncia sulla santità dei fedeli, è piuttosto un invito a tutti i cristiani «a configurare se stessi più pienamente a Cristo». Insieme con l’auspicio che l’esempio di questi martiri porti a «ravvivare la fede» in Spagna e nelle altre nazioni. Così il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, ha commentato il giorno dopo l’elevazione all’onore degli altari di 498 martiri della guerra civile spagnola. Il porporato, ieri mattina, ha celebrato nella Basilica Vaticana la Messa di ringraziamento per la beatificazione, alla presenza dei fedeli giunti da tutta la Spagna per la festosa occasione.
«Questi martiri – ha detto – non sono stati proposti alla venerazione del popolo di Dio per le loro implicazioni politiche, né per lottare contro chicchessia, ma per offrire le loro esistenze come testimonianza di amore a Cristo e con la piena consapevolezza di sentirsi membra della Chiesa».
Gli ha fatto eco, poco dopo in un incontro con i giornalisti nella "Sala Stampa vaticana", il segretario generale e portavoce della "Conferenza episcopale spagnola", padre Juan Antonio Martinez Camino. «I martiri spagnoli – ha confermato – non hanno connotazione politica, ma sono un patrimonio per il futuro della società spagnola». Il loro sangue, dunque, «è un tesoro e porta due frutti che non si possono dividere: la "rivitalizzazione" di fede, speranza e carità e frutti di fraternità, pace, riconciliazione per l’umanità».
Anche il cardinale Bertone, infatti, nella sua omelia ha messo in luce la straordinaria testimonianza del perdono elargito dagli stessi martiri nei confronti dei loro carnefici. E ha aggiunto: «Supplichiamo il Signore che ci conceda la loro stessa fede intrepida, la loro ferma speranza e la loro profonda carità». Il porporato, infatti, ha ricordato che «i martiri non debbono suscitare in noi soltanto un mero sentimento di ammirazione. Non sono infatti semplici eroi o personaggi di un’epoca lontana. La loro parola e i loro gesti ci parlano e ci spingono a configurare noi stessi sempre più pienamente a Cristo, perché possiamo offrire nell’odierna società una coerente testimonianza del nostro amore e del nostro impegno per Dio e per i fratelli». Il segretario di Stato ha quindi concluso la sua omelia chiedendo «al Signore che l’esempio dei nuovi martiri ottenga per la Chiesa che è in Spagna e nelle altre nazioni, dalle quali alcuni di essi provengono, molti frutti di autentica vita cristiana: un amore che vinca la "tiepidezza", un entusiasmo che stimoli la speranza, un rispetto che dia accoglienza alla verità e una generosità che apra il cuore alle necessità dei più poveri del mondo».
La Messa presieduta da Bertone ha suggellato una due-giorni intensa, che ha visto una grande partecipazione di vescovi e fedeli spagnoli. Ieri padre Federico Lombardi, presente alla conferenza stampa di padre Comino, ha ricordato che «
il Papa ha espresso il suo grande apprezzamento per le celebrazioni di questi giorni e per la presenza della quasi totalità dei vescovi spagnoli».
In effetti, domenica mattina, in piazza San Pietro, oltre a quarantamila pellegrini giunti da ogni parte del Paese iberico, c’erano oltre settanta presuli delle diocesi spagnole, che hanno concelebrato con più di 1.500 sacerdoti. A rappresentare la "Cei" c’era il segretario generale, monsignor Giuseppe Betori, e la sua presenza è un segno del particolare legame di fraternità che lega l’episcopato e la Chiesa italiani a quelli iberici.
Il presidente dell’assemblea liturgica, il cardinale José Saraiva Martins, ha spiegato nella sua omelia la particolare attualità del messaggio dei 498 martiri. «Non possiamo accontentarci solamente di celebrare la loro memoria, ammirare il loro esempio e andare avanti nella nostra vita stancamente», ha detto il prefetto della "Congregazione delle cause dei santi". Ciò che essi ci dicono è ben più profondo. «Viviamo in un’epoca in cui i cristiani sono minacciati nella loro vera identità – ha detto il porporato – e questo vuol dire che essi o sono "martiri", cioè aderiscono alla fede battesimale in modo coerente, o si adeguano. La vita cristiana è confessione personale quotidiana della fede nel Figlio di Dio fatto uomo, che può richiedere anche il sangue». In sostanza, ha concluso Saraiva Martins, «la fede pagata con la vita anche da uno soltanto, ha l’effetto di rinsaldare quella di tutta la Chiesa».
I 498 martiri furono uccisi "in odium fidei" fra il 1934 e il 1937. Appartenevano a 15 diocesi diverse e cinque di loro non erano neanche spagnoli. Si tratta di due vescovi, 24 sacerdoti, 462 religiosi e religiose, un diacono, un sottodiacono, un seminarista e sette laici.