NEL CUORE DEL MISTERO

RITAGLI   «Davanti alla croce nessuno è spettatore»   DOCUMENTI

L’invito di Benedetto XVI alla Via Crucis al Colosseo.
«Questo cammino non è solo l’insieme delle cose tristi,
neppure un grido di protesta che non cambia niente.
È invece la via della misericordia che limita il male».

"La Via Crucis è la via della misericordia, che pone un limite al male!"

Da Roma, Mimmo Muolo
("Avvenire", 15/4/’06)

La croce avanza alla luce delle fiaccole. E a migliaia seguono con lo sguardo il Papa che la tiene stretta tra le mani mentre cammina tra due ali di folla. Proprio a loro si rivolgerà Benedetto XVI alla fine, dicendo: «Nella Via Crucis non possiamo essere solo spettatori. Siamo coinvolti in prima persona e dobbiamo cercare il nostro posto. Non c'è la possibilità di restare neutri. Questa è la via della misericordia, che come ci ha detto Giovanni Paolo II pone un limite al male. Anche noi, insieme con Cristo, siamo invitati a porre un limite al male». Tra i mali, poi, il Pontefice indica soprattutto «la sofferenza dei bambini abusati e abbandonati», le «minacce contro la famiglia», «le divisioni del mondo» e il divario tra ricchi e poveri. Tutti temi che erano riecheggiati anche nelle meditazioni delle 14 stazioni scritte da monsignor Angelo Comastri. Così Papa Ratzinger conclude la sua prima Via Crucis del venerdì santo al Colosseo. Un breve, ma intenso discorso pronunciato a braccio al termine dell'itinerario doloroso. «La Via Crucis - ricorda - non è una cosa che appartiene al passato». E non ammette neutralità. «Pilato, l'intellettuale scettico, ha cercato di essere neutro, di stare fuori, ma così facendo ha preso posizione contro la giustizia per il conformismo della sua carriera». «Nello specchio della croce abbiamo tutte le sofferenze di oggi! - prosegue il Papa - Ma abbiamo anche visto stazioni di consolazione. La madre che rimane fedele anche oltre la morte. La donna coraggiosa che non ha paura di mostrare la solidarietà con il Signore. Simone di Cirene» e tutti i santi citati anche dalle riflessioni. «Così anche noi - esorta nuovamente il Papa - siamo invitati a trovare la nostra posizione, a incamminarci sulla strada della verità, del coraggio e dell'amore». Perché la Via Crucis «non è una collezione di cose oscure, un moralismo inefficiente, un grido di protesta che non cambia niente». Essa è «la via della misericordia che pone un limite al male e dunque la via della salvezza. Così siamo invitati a intraprendere questa via e a porre con Gesù un limite al male. Preghiamo il Signore perché siamo contagiati dalla sua misericordia e possiamo contribuire alla salvezza del mondo». L'itinerario si era aperto oltre un'ora prima nella cavea del Colosseo, con un altro intervento del Pontefice. «Una certezza ci illumina, - aveva ricordato Benedetto XVI - la strada non finisce sulla croce, ma va oltre, va nel Regno della Vita e nell'esplosione della Gioia che nessuno potrà mai rapirci». Quindi erano iniziate le stazioni, scandite dalle riflessioni dell'arcivescovo Comastri, vicario del Papa per la città del Vaticano. «Abbiamo smarrito il senso del peccato! - ricordava l'autore commentando la prima caduta di Gesù - Oggi si sta diffondendo, con subdola propaganda, una stolta apologia del male, un assurdo culto di satana, una folle voglia di trasgressione, una bugiarda e inconsistente libertà che esalta il capriccio, il vizio e l'egoismo presentandoli come conquiste di civiltà». La croce veniva portata dal Papa solo alla prima e all'ultima stazione. Alla seconda il legno passava nelle mani del cardinale vicario di Roma, Camillo Ruini. Poi in quelle di una famiglia di Roma, di un seminarista ucraino, una suora e una giovane delle Americhe, due francescani della Custodia della Terra Santa, una ragazza e una religiosa dell'Asia e due giovani africane. Il Papa percorreva insieme con loro la strada e pregava in silenzio ascoltando le letture. Ecco il rifiuto della violenza. «Aiutaci a non diventare mai carnefici dei fratelli indifesi, aiutaci a prendere coraggiosamente posizione per difendere i deboli, a rifiutare l'acqua di Pilato perché non pulisce le mani, ma le sporca di sangue innocente». Ecco la denuncia del falso progresso (quinta stazione, quella del Cireneo). «Il benessere ci sta disumanizzando, il divertimento è diventato una alienazione, una droga». E ancora (decima stazione: i soldati si dividono le vesti di Gesù): «Oggi il corpo è spesso venduto e comprato sui marciapiedi delle città, sui marciapiedi della televisione, nelle case diventate marciapiedi». Per non parlare poi della «aggressione nei confronti della famiglia»: «Sembra che oggi sia in atto una specie di anti-Genesi, un anti-disegno, un orgoglio diabolico che pensa di spazzar via la famiglia. L'uomo vorrebbe reinventare l'umanità modificando la grammatica stessa della vita così come Dio l'ha pensata e voluta». Man mano che la croce avanzava, cambiavano gli scenari evocati dalle meditazioni. E veniva in primo piano il grido dei poveri. «Il mondo è composto di due stanze: in una stanza si spreca e nell'altra si crepa; in una si muore di abbondanza e nell'altra si muore di indigenza; in una si teme l'obesità e nell'altra si invoca la carità. Perché non apriamo una porta? Perché non formiamo una sola mensa?». Alla fine, come già detto, era proprio il Papa a riprendere il senso di quelle meditazioni. E a suggellarle con le sue parole. «Di fronte alla croce nessuno può essere neutrale».