GIORNATA MONDIALE DEL MALATO

L’edizione 2008 nel 150° delle apparizioni mariane.
Mons. Lozano Barragán: «Eucaristia, luce nella sofferenza».

RITAGLI     Giornata del malato:     LOURDES
«Lourdes ci chiama al Pane che salva»

Il presidente del "Pontificio Consiglio per la pastorale della salute"
riflette sul Messaggio del Papa:
«Dire "sì" al mistero di Cristo muta il dolore in fuoco d’amore».

Da Roma, Mimmo Muolo
("Avvenire", 10/2/’08)

Ci sono due «riflettori puntati» sulla "16ª Giornata mondiale del malato" che verrà celebrata domani. Due «riflettori» speciali che, come spiega il cardinale Javier Lozano Barragán, ne «illuminano il significato» e sono facilmente rilevabili fin dal tema che Benedetto XVI ha scelto per l’appuntamento di quest’anno: «L’Eucaristia, Lourdes e la cura pastorale dei malati». Sì, perché la Giornata del 2008, sottolinea il presidente del "Pontificio Consiglio per la pastorale della salute", «si caratterizza, rispetto a quelle che l’hanno preceduta, proprio per la concomitanza con due eventi particolari. Il 150° anniversario delle apparizioni di Lourdes e il "Congresso eucaristico internazionale" che si celebrerà a giugno a Quebec». Perciò, alla vigilia della celebrazione, il porporato ne approfondisce i collegamenti in questa intervista ad "Avvenire".

Il Papa, nel suo Messaggio per la Giornata scrive che essa offre «una singolare opportunità per considerare la stretta connessione che esiste tra il Mistero eucaristico, il ruolo di Maria nel progetto salvifico e la realtà del dolore e della sofferenza dell’uomo». In che senso?

L’Eucaristia è memoriale della passione, morte e risurrezione di Gesù e le rende presenti oggi qui tra noi. Dunque l’Eucaristia è l’unica risposta al problema che da sempre "angustia" l’uomo, in quanto solo alla luce della Risurrezione c’è una soluzione al grande mistero della sofferenza e della morte.

E Lourdes?

Il Santo Padre ha scritto nel suo Messaggio che «non si può guardare a Cristo senza avvertire subito la presenza di Maria». Lourdes richiama il "dogma" dell’Immacolata Concezione, cioè del grande e incondizionato "sì" che la Madonna ha detto a Dio, per una grazia speciale, fin dal momento del concepimento e in particolare di fronte alla sofferenza. Ricordiamo la profezia di Simeone: «Una spada ti trafiggerà il cuore». Maria sul Calvario ha detto "sì" a questa sofferenza estrema. E quella "spada" si è convertita nella gioia delle Risurrezione, nel fuoco d’amore nella Pentecoste e nella gloria nell’Assunzione.

Che cosa mostra, dunque il «riflettore» di Lourdes agli ammalati?

Questa luce insegna a dire "sì" al mistero di Cristo anche nella sofferenza e a trasformarla in fuoco d’amore e in gioia. E qui, come ricordavo prima, si trova anche l’unica risposta all’interrogativo del destino dell’uomo. Tutte le religioni, in un modo o nell’altro, cercano di dare risposta a questo interrogativo. Ma il cristianesimo è l’unica fede che non la fa dipendere da eventi "cosmici" o da impossibili ricerche di equilibri psichici, ma pone la sua speranza nell’incontro con la persona viva di Cristo.

La "Giornata mondiale del malato" richiama dunque anche la stretta "interdipendenza" che esiste tra salute del corpo e salute dell’anima?

Certo, perché la persona è un insieme di corpo e anima. Coloro che si basano su un’antropologia solo corporea e "materialista" sostengono che salute è, come si suol dire, silenzio degli organi, mancanza di malattia, equilibrio psicologico. Giovanni Paolo II, invece, ci ha ricordato nel suo Messaggio per la Giornata del 2000 che la salute è la tensione verso l’armonia fisica, psichica, sociale e spirituale e dunque sottolinea l’unità di tutta la persona in ogni sua dimensione.

Siamo al "cuore" della questione "antropologica".

Sicuramente. Dall’antropologia dipendono tutte le risposte che possiamo dare alle questioni connesse con i temi "eticamente" sensibili della salute e della sofferenza. Per questo la Chiesa dice "no" all’eutanasia, all’aborto, alla generazione separata dall’atto dell’amore coniugale. Ognuno di questi "no" è in realtà un "sì" alla vita, che va salvaguardata dall’inizio al suo termine naturale e nelle sue modalità di trasmissione.

Che cosa si sente di dire a coloro che operano in "prima linea" su queste "frontiere"?

Per prima cosa vorrei rivolgere un appello agli operatori sanitari, affinché si sforzino di comprendere ciò che sta al di là del mistero della sofferenza fisica. Spesso infatti l’"arte medica" si basa su un’antropologia semplicemente "positivista" che esclude la prospettiva spirituale. Ecco, questo è uno dei campi in cui davvero possiamo raccogliere l’invito di Benedetto XVI ad allargare gli spazi della razionalità.

Come si svolgerà la celebrazione?

Dalla Francia arriverà una reliquia di Santa Bernadette, che verrà portata in processione a San Pietro, dove nella mattinata di domani il cardinale Angelo Comastri accoglierà i pellegrini, recitando l’"Angelus" con loro. Nel pomeriggio poi presiederò personalmente l’Eucaristia e impartirò ai fedeli e agli ammalati la benedizione del Santo Padre, impegnato con gli esercizi spirituali. Invito, pertanto, tutti gli operatori sanitari della città di Roma ad essere presenti. Non solo quelli che operano in strutture cattoliche, ma anche quelli degli ospedali pubblici. L’ascolto della Parola di Dio li aiuterà a trovare il senso del loro lavoro.