I VESCOVI E IL PAESE

Ieri alla "48ª Assemblea generale della Cei" la relazione dell’arcivescovo di Potenza
su come comunicare il Vangelo alle nuove generazioni.
«Servono nuovo ardore e nuovi metodi di annuncio.
Ma non partiamo da un dato negativo.
Con Wojtyla, e oggi con Benedetto XVI,
nel rapporto tra Chiesa e mondo giovanile c’è stata una rinnovata "fioritura"».

RITAGLI     Mons. Superbo:     DOCUMENTI
«I giovani hanno bisogno di proposte "alte"»

Parla il Vice-Presidente "Cei":
«Per la Chiesa i ragazzi sono una risorsa, non un problema.
Serve un’alleanza educativa tra le generazioni, ispirata dalla fiducia verso di loro».

Da Roma, Mimmo Muolo
("Avvenire", 28/5/’08)

Quella che sta per aprirsi è una «nuova stagione educativa». Una stagione «all’insegna dell’alleanza tra le generazioni» e della «fiducia nei giovani, risorsa della Chiesa e non problema». Monsignor Agostino Superbo riassume così il dibattito che ieri, nella seconda giornata dell’"Assemblea generale", è seguito alla sua relazione su «Giovani e Vangelo: percorsi di evangelizzazione ed educazione». L’arcivescovo di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo e Vice-Presidente della "Cei" ha, infatti, introdotto con un intervento di una trentina di minuti quello che appare come uno dei temi centrali non solo dell’"assise" in corso nell’"Aula del Sinodo" in Vaticano, ma anche dei prossimi anni.

Perché si è scelto di ritornare su un argomento non certo assente nella riflessione e nella "prassi" pastorale degli ultimi decenni?

La risposta è semplice e complessa al tempo stesso. Tutti avvertiamo l’urgenza di trasferire nelle nostre comunità l’entusiasmo che non le porta a salire sul «carro dei giovani» soltanto in occasione di eventi eccezionali, ma a porsi al loro servizio nell’umiltà della vita quotidiana. Ma il mondo giovanile è in continuo cambiamento e dunque, nonostante l’attenzione che sempre la Chiesa ha prestato alle nuove generazioni, occorre prendere in seria considerazione il nostro impegno a «comunicare il Vangelo in un mondo che cambia».

E questo in relazione ai giovani che cosa significa in concreto?

Poiché essi vivono oggi problematiche tanto nuove (e talvolta anche situazioni di disagio), diventa indispensabile un’attenta revisione dei metodi adottati in passato nelle famiglie e nelle parrocchie per comunicare la fede, per trovare nuovo ardore, nuovi linguaggi e metodi nuovi. Ma non partiamo da una situazione di fallimento o di insuccesso. Al contrario abbiamo assistito, durante il Pontificato di Giovanni Paolo II e in questa prima fase di quello di Benedetto XVI, a una rinnovata "fioritura" del rapporto tra la Chiesa e i giovani.

Eppure il fatto che si parli sempre più spesso, anche da parte del Papa, di «emergenza educativa», significa che non proprio tutto va bene.

Certo. Le "insidie" non mancano. E come ricordava anche il cardinale Bagnasco nella sua relazione, uno dei nemici principali (se non il principale) è il "nichilismo". Una parola dal suono nobile, che la rende presentabile e accettabile. Essa nasconde, però, una grande forza "demolitrice", perché afferma non solo la morte di Dio, ma anche la nullità dei valori di riferimento per l’esistenza dell’uomo. Perciò questa corrente filosofica, che ha risvolti estremamente pratici nei comportamenti e nella vita di tutti i giorni, va combattuta adeguatamente.

Che cosa propongono i vescovi?

Già da tempo abbiamo messo l’accento sulla questione "antropologica". Per combattere efficacemente il "nichilismo" bisogna rispondere alla domanda su chi è l’uomo. Una domanda che trova la sua riposta più completa in Cristo e nel suo annuncio di salvezza. Solo Gesù dà significato alla vita dell’uomo e la vita è più bella del "nulla".

Quali saranno, dunque, le caratteristiche essenziali di questa nuova "stagione educativa"?

Il "Convegno ecclesiale di Verona" e il "magistero" del Santo Padre hanno evidenziato come oggi la proposta cristiana debba essere fatta parlando della bellezza dell’incontro con Gesù. Sembra importante, dunque, per i giovani, riscoprire le vie di una spiritualità "alta", semplice e profonda, capace di dare senso a ogni dimensione della propria esistenza: la famiglia, le relazioni, lo studio, il lavoro, lo "sport", il tempo libero. Inoltre sarà una stagione caratterizzata dalla fiducia nei giovani.

In che modo verrà manifestata questa fiducia?

Siamo convinti che i giovani non hanno il "vuoto" dentro. Semmai, talvolta, questa è una caratteristica di certi adulti. La stagione educativa sarà nuova se sapremo testimoniare il grande "sì" di Dio all’uomo in Gesù Cristo. E dunque questo significa mettere in campo alleanze educative tra scuola, famiglia, associazioni, mondo dello "sport" e naturalmente la parrocchia. Significa radicare il progetto culturale in tutte le realtà ecclesiali. Ma soprattutto significa dare un volto missionario alla nostra pastorale. Ormai i giovani vanno cercati. Lì dove vivono.