LE CATECHESI DEI VESCOVI

Alle fonti della spiritualità…
Parola, preghiera, liturgia, Sacramenti e devozione mariana.
Il cardinale ha parlato della necessità del silenzio per lasciar spazio a Dio,
invitando ad "abbeverarsi".

RITAGLI     Card. Bagnasco: «La fede esalta la libertà»     DOCUMENTI

Il richiamo del Presidente della "Cei":
«Essere davvero liberi non è fare ciò che si vuole».

CARD. ANGELO BAGNASCO, Arcivescovo di Genova e Presidente della "Cei".

Dal nostro inviato a Sidney, Mimmo Muolo
("Avvenire", 17/7/’08)

La domanda parte a "bruciapelo" da un giovane sacerdote delle Marche. «Eminenza, mi scusi, ma l’altro giorno un ragazzo mi ha detto: "Voi cattolici non siete liberi, perché dovete rispettare tante regole. Io invece posso fare ciò che voglio". Lei come risponderebbe?». Il cardinale Angelo Bagnasco non si scompone e risponde sicuro: «Io direi invece che i credenti hanno una "marcia" in più. La fede esalta la libertà». Il Presidente della "Cei" ha da poco concluso la sua catechesi sul tema: «Chiamati a vivere nello Spirito Santo». Ha parlato della necessità di fare silenzio per lasciare spazio a Dio, ha citato Sant’Agostino e Romano Guardini, ha spiegato che «vita nello Spirito significa conformarsi a Cristo» e ha invitato ad "abbeverarsi" alle fonti della spiritualità (Parola, preghiera, liturgia, Sacramenti, anche la devozione mariana). Ora, nella parrocchia di St. Mary a Concord, dove sono riuniti 300 giovani delle Marche, dell’Emilia Romagna e di Mantova, quella domanda pone uno dei problemi che forse stanno più a cuore ai giovani. Come coniugare fede e libertà? E vivere secondo lo Spirito rende veramente liberi? L’arcivescovo di Genova argomenta così la sua risposta: «La vera libertà non è l’arbitrio, non è fare ciò che si vuole. È invece possibilità di scegliere il bene, evitando tutto ciò che credo mi faccia crescere e invece ha l’effetto contrario». Il porporato ricorre a un esempio: «Sono libero di ubriacarmi, ma mi rende più adulto?». Perciò ai giovani Bagnasco raccomanda di cercare: «Ciò che indica la verità dell’amore, della vita, dei rapporti umani. Ciò che illumina la verità della mia origine e del mio destino eterno». E naturalmente il discorso torna sullo Spirito Santo, lo Spirito di verità sul quale l’arcivescovo di Genova aveva puntato la propria catechesi e sul quale ritornerà poco dopo nell’omelia della Messa che conclude la mattinata.
Prima di tutto l’appello a fare silenzio nella propria esistenza. «Abbiamo sempre da fare, non c’è mai tempo e così i giorni scorrono». Invece bisogna imparare dai Santi e dai profeti «quel silenzio che non è "mutismo", quella solitudine che non è isolamento». «Il silenzio che vogliamo ritagliarci – spiega il cardinale – è proprio di coloro che entrano nella "cella segreta" dell’anima, si incontrano con il mistero di Dio, fanno ordine nei loro pensieri e riconoscono i propri errori». Solo in questa maniera «gli accadimenti dell’esistenza trovano la loro misura, la sofferenza è maestra di vita, le aspirazioni si rivelano giuste o spropositate». Questa è «la vita spirituale, il cammino di conformazione a Cristo», che richiede però di essere continuamente alimentato. Prima fonte, la Scrittura. «Nel grande mercato delle parole, l’uomo cerca la Parola ultima», quella che «fa luce sulle stagioni della vita» e che «illumina anche la giovinezza, perché non sia spenta, o non diventi tempo sprecato e fonte di rimpianti», oppure «non sia un frutto da "spremere" perché passa in fretta». Seconda fonte, la liturgia e la preghiera: «Frequenza alla Messa, anche feriale, se è possibile – raccomanda il Presidente della "Cei" – , preghiera personale (trovate almeno un quarto d’ora al giorno), Sacramento della Riconciliazione, celebrato non una volta all’anno, ma con continuità». Infine, la carità. «Lasciamoci conquistare dall’amore di Cristo che è fonte di salvezza», esorta il cardinale. Che nel corso dell’omelia propone anche l’esempio di Maria, come fonte di vita spirituale. Dietro le sue spalle, nell’abside della Chiesa, c’è una pala d’altare che raffigura l’Assunta. E gli occhi vanno spontaneamente a cercarla. In fondo, è una "catechesi" anche quella. La rappresentazione del destino eterno che attende chi ha scelto la libertà della fede.