LE CATECHESI DEI VESCOVI

Dal presule un invito a non scindere sequela di Cristo e appartenenza ecclesiale.
Non basta «annunciare alcune verità» per potersi dire cristiani:
è essenziale coltivare la relazione personale con il Signore.

RITAGLI     Mons. Betori:     DOCUMENTI
«L’azione dello Spirito ci fa veri amici di Gesù»

Il Segretario Generale della "Cei",
davanti a 500 giovani nella parrocchia di St. Mary a Concord,
ha parlato dello «Spirito Santo anima della Chiesa», edificata su «quattro "colonne"»:
insegnamento degli Apostoli, comunione, frazione del pane e preghiera».

Dal nostro inviato a Sidney, Mimmo Muolo
("Avvenire", 18/7/’08)

Cristo sì, la Chiesa no? Per la catechesi del secondo giorno, il vescovo Giuseppe Betori parte da un famoso "slogan" di qualche anno fa e lo ribalta completamente. «Aderire al Cristo vero, non a quello deformato dalle molte mistificazioni che circolano su di Lui, comporta come necessaria conseguenza l’adesione alla Chiesa».
Dunque, «non ci può essere Chiesa senza il Cristo risorto». E non può «esserci altro Cristo, se non quello proclamato dalla Chiesa». Il Segretario Generale della
"Cei" entra così nel vivo del tema di giornata: «Lo Spirito Santo anima della Chiesa». Davanti a sé ha circa cinquecento giovani italiani che gremiscono la parrocchia di St. Mary a Concord, quartiere periferico di Sydney. C’è anche il vescovo di Fidenza, Carlo Mazza, con un gruppo di suoi ragazzi. Gli altri provengono dalle Marche, da Firenze, da diverse zone della Toscana e da Mantova. Il vescovo "catechista" attira subito l’attenzione generale. «È proprio lo Spirito Santo – afferma – a costituire il fondamento del rapporto che lega la Chiesa a Cristo. È lo stesso Spirito che ha animato la missione di Gesù tra noi e che Lui ci ha donato perché diventassimo suoi testimoni». Ecco perché – spiega Betori – la Chiesa nasce nel giorno di Pentecoste e trova «la carta di identità» in un passo degli "Atti degli Apostoli", in cui San Luca descrive «le quattro "colonne" sulle quali è edificata». L’evangelista, infatti, nel suo secondo libro scrive che i primi cristiani «erano perseveranti nell’insegnamento degli Apostoli, nella comunione, nella frazione del pane e nella preghiera». Ora, afferma Betori, l’insegnamento degli Apostoli lo ascoltiamo nella Chiesa e lo Spirito ne assicura l’autenticità. Anche la comunione è essenziale per la vita della comunità ecclesiale. Ma essa, ricorda il vescovo, «non è solo affetto, ma anche effetto, non solo sentimento, ma anche capacità di spogliarsi di se stessi per farne dono agli altri». A tal proposito il Segretario Generale della "Cei" cita un altro passo degli "Atti degli Apostoli". Quando Luca scrive «un cuore solo e un’anima sola, questa è la comunione cristiana, in forza di un medesimo Spirito che fa di noi un solo corpo. Se noi siamo una cosa sola non possono essere i beni materiali a dividerci». Perciò «nella comunione cristiana non c’è spazio per un possesso egoistico che priva il prossimo di ciò di cui ha bisogno. La proprietà non va vissuta come un fattore di "esclusività", ma come mezzo per far crescere e aiutare i fratelli, nella logica del dono». È, in altri termini, un «impulso gioioso di far ricco il fratello della propria ricchezza» quello che muove il credente. E ciò differenzia profondamente la comunione da forme ideologiche di condivisione forzata della proprietà. Il Segretario Generale della "Cei" si sofferma poi sull’Eucaristia («è lo Spirito che ci spinge a viverla non come obbligo che pesa, ma come esigenza dell’anima») e sottolinea l’importanza della preghiera. «Guai a pensare di potersi considerare cristiani» limitandosi ad «annunciare alcune verità», senza coltivare l’incontro con Dio, che appartiene all’essenza del cristianesimo. «Solo se entriamo in questo incontro personale, solo allora possiamo dirci cristiani». La preghiera, conclude Betori, non è un modo per «uscire dalla storia e ritirarsi nell’angolo privato della propria felicità, bensì, come ha detto Benedetto XVI, "è un processo di purificazione interiore che ci fa capaci per Dio e quindi capaci per gli uomini"».