INTERVISTA

Il Presidente della "Cei" sottolinea la partecipazione intensa e consapevole
dei pellegrini di Sydney.
Nel "solco" delle parole e della testimonianza del Papa,
che li rilancia nell’imitazione di Cristo...

RITAGLI     Giovani, voglia di protagonismo     DOCUMENTI

Card. Bagnasco: «Una grande presenza, con l’intelligenza e con il cuore».
«La risposta di tanti ragazzi è la testimonianza
che l’urgenza educativa è prioritaria nella società.
Annunciare Cristo è la premessa di un’educazione sostanziosa,
che persegue il bene della persona».
«Anche chi non partecipa in prima persona,
sente il desiderio di essere qui in qualche modo.
Grazie ai nostri sacerdoti, alle organizzazioni diocesane e all’impegno dei "media"
tutto ciò si è realizzato».

Il Card. Bagnasco incontra un gruppo di giovani italiani, partecipanti alla "Gmg" di Sydney...

Dal nostro inviato a Sidney, Mimmo Muolo
("Avvenire", 22/7/’08)

Il suo programma, in fondo, impegna non più di cinque giorni. Ma a osservarla quando è appena calato il sipario, la "Gmg" australiana appare ricchissima di spunti. Che il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e Presidente della "Cei", ci aiuta a riordinare da testimone e insieme protagonista dell’evento, nel corso del quale ha svolto due delle oltre 50 "catechesi" tenute dai nostri vescovi per i giovani italiani.

Eminenza, che immagine le lascia la "Giornata mondiale" di Sydney?

L’impressione forte di una partecipazione intensa e consapevole da parte dei giovani, a partire dal grande silenzio durante il tempo dell’adorazione nella "Veglia" di sabato. La moltitudine di ragazzi sembrava veramente un cuor solo e un’anima sola nel silenzio totale di fronte a "Gesù Eucaristia". Questa intensità deriva dalla parola del Santo Padre, intensa e argomentata, ma anche chiara e concreta, come desiderano i ragazzi che infatti lo seguono con crescente attenzione. Il silenzio di sabato notte è il segno che interiorizzano ciò che il Papa dice loro.

Visti dal "palco", che impressione le hanno fatto questi giovani del mondo?

Quella di una grande "presenza": c’erano, non solo "fisicamente" ma con l’intelligenza, col cuore, con la fede. Se consideriamo la grande distanza dell’Australia rispetto a tanti Paesi presenti, la loro partecipazione qui è segno di grande impegno e sacrificio. Nessuna "Gmg" è una "scampagnata", questa meno di tutte le altre.

Cosa l’ha colpita dei 10mila italiani presenti a questa "Giornata"?

La grandissima simpatia e la vera cordialità verso la Chiesa, i loro sacerdoti, i vescovi delle proprie diocesi. Ovunque ho visto, in prima persona e in forma riflessa, la familiarità allegra e sempre rispettosa dei ragazzi verso i loro "Pastori", il desiderio di stare con loro, di poterli ascoltare. Sentire i giovani così vicini e desiderosi di essere accompagnati è una grazia molto bella, un segno importante per il mondo giovanile e per noi "Pastori".

Che messaggio invia alla Chiesa italiana questa "Gmg", che ha registrato una partecipazione numericamente più contenuta, ma con una vera mobilitazione per seguire l’evento anche da casa?

Indica che la "Giornata mondiale" non è una parentesi ma un patrimonio della Chiesa. L’intuizione di Giovanni Paolo II è stata raccolta da Benedetto XVI con grande convinzione. Anche i giovani che non possono partecipare in prima persona sentono il desiderio e la gioia di essere qui in qualche modo. Grazie ai nostri sacerdoti, alle organizzazioni diocesane e all’impegno dei mezzi di comunicazione tutto ciò si è realizzato. Dalle "Gmg" si ricevono sempre contenuti che vanno ripresi nei gruppi e nelle riflessioni personali, nelle parrocchie e nei "movimenti". Ma da queste esperienze viene anche una grande carica di entusiasmo che non è superficiale perché "siamo tutti insieme", ma si mescola ai contenuti di fede e di preghiera. La "pastorale giovanile" riceve un grande impulso di contenuti, di motivazioni e di entusiasmo per poter crescere nelle nostre diocesi.

La Chiesa in Italia si spende molto sulla questione educativa. La "Gmg" di Sydney cosa rappresenta su questo fronte?

Ci dà la conferma che siamo sulla strada giusta e necessaria. La risposta di tanti giovani è la testimonianza che l’urgenza educativa, come spesso ha detto il Papa, è prioritaria nella società e nella Chiesa. Annunciare Cristo è la premessa di un’educazione seria, sostanziosa, che persegue il bene autentico della persona.

Delle parole del Papa ai giovani cosa l’ha impressionata?

Mi sembra entusiasmante il richiamo a essere profeti e testimoni di un mondo nuovo, dove la sacralità della vita e la verità dell’amore come dono di sé sono colonne portanti. Il Papa ha chiesto ai giovani di mostrare questo mondo nuovo, con la parola e la testimonianza della propria vita, a una società la cui cultura crea smarrimento nei loro cuori.

Si sente ancora dire che "questo Papa non scalda i giovani"…

Dire questo vuol dire chiudere gli occhi di fronte alla luce del sole. In queste giornate i giovani hanno incontrato anzitutto la persona del Papa, uomo mite e dolce, sperimentando poi la bellezza e la limpidezza del suo "magistero", che riporta loro i grandi ideali di Cristo. Quando parla con i giovani il Papa non fa sconti: l’abbiamo visto a Colonia, a Loreto, e ora a Sydney. E forse è proprio questo che affascina i giovani: un uomo che propone loro la verità tutta intera.

In Australia abbiamo trovato una Chiesa sotto l’attacco dei "media, che fa i conti con la ferita degli "abusi" di alcuni sacerdoti. A questa Chiesa e al Paese il Papa ha consegnato parole e gesti forti. Cosa ne pensa?

Non si può che essere profondamente addolorati per episodi che però non vanno mai presentati come l’"ordinarietà" di una Chiesa, come quella australiana, con un clero generoso e dedito. Le parole e i gesti del Santo Padre, come già negli Stati Uniti, sono la riprova che lui non si tira indietro, non ha paura. Ha espresso e mostrato tutto il dolore e la comprensione per le vittime, entrando, come fa sempre, nel merito delle questioni anche più spinose. E questo aumenta il fascino del suo "magistero".

I giovani italiani venuti a Sydney sono rimasti in contatto con chi li seguiva a casa, e viceversa, anche grazie alla presenza sul campo dei "media" cattolici…

Ancora una volta si rivela l’importanza dei mezzi di comunicazione, insieme alla loro grande responsabilità. Sono molto contento di questo sforzo che è stato fatto in modo così ampio, creando un "ponte" tra l’Australia e l’Italia così che tutti i giorni potessero "rimbalzare" in patria notizie sulla "Giornata mondiale". Mi auguro che la profondità, la bellezza, le luci di questi giorni non siano mai distorti sui "media" per motivi ideologici o per "pregiudizi", che non si metta in ombra la bellezza che si scorge sul volto di questi giovani se li si osserva con serenità di giudizio.

I ragazzi hanno potuto leggere di quanto accade in Italia, specie sul fronte della difesa della vita umana: basti pensare al caso di Eluana. Vista da qui, questa vicenda come le appare?

I miei sentimenti sono di partecipazione e vicinanza ai familiari che vivono la situazione in prima persona. Nell’opinione pubblica italiana, grazie a diversi soggetti, mi pare stia crescendo la consapevolezza dell’indisponibilità e dell’importanza assoluta della vita di una persona, in qualunque situazione. La vita è così preziosa che non può dipendere da elementi umani, come una sentenza. Una persona ferita dalla malattia richiede un accompagnamento, che nel caso di Eluana si è espresso nell’impegno di tante persone per lunghi anni: penso in particolare alla dedizione delle Suore che l’hanno accudita.

Eminenza, come tanti nostri ragazzi anche lei sta per rientrare in Italia. Qual è la cosa più bella che porta con sé?

L’allegria dei giovani, e il loro silenzio.