INSIEME A PIETRO

Dal "Sinodo dei Vescovi" al via oggi, l’invito a riscoprire la centralità della "Parola di Dio",
nella vita della comunità cristiana e di ciascun credente.
Don Bruno Maggioni:
«Le nostre comunità seguano i lavori del "Sinodo" e ne accolgano le "risoluzioni"».

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«Dopo il "Vaticano II", la "Sacra Scrittura" è tornata nelle mani dei fedeli»,
spiega il "biblista".
«Ora bisogna completare l’opera,
facendo sì che "predicazione", "catechesi" e "pastorale"
siano sempre più ispirate da questa "fonte".
Perciò il "Sinodo" giunge quanto mai opportuno».

Papa Benedetto, alla Messa inaugurale del Sinodo dei Vescovi!

Da Roma, Mimmo Muolo
("Avvenire", 4/10/’08)

«Questo "Sinodo" giunge quanto mai opportuno». Servirà, infatti, a «rilanciare l’ascolto della "Parola di Dio" e farne l’anima della "pastorale"». È la convinzione che, nel giorno in cui si apre l’"assise" dei Vescovi convocata dal Papa, esprime Don Bruno Maggioni, uno dei "biblisti" italiani più noti e apprezzati, docente di "Sacra Scrittura" nel Seminario di Como e in passato anche alla "Facoltà Teologica" dell’Italia Settentrionale.

Don Maggioni, come "biblista" e "pastore", lei che cosa si aspetta dal "Sinodo"?

Mi aspetto che il lavoro dei "Padri Sinodali" e del Papa ci faccia gustare sempre più la "Bibbia" come fonte da cui discendono le scelte "pastorali". Una prospettiva che già la "Dei Verbum" indicava chiaramente, ma che non è stata ancora realizzata a pieno nelle nostre comunità ecclesiali. Per questo dico che il "Sinodo" giunge al momento opportuno. Così come, del resto, una grande spinta sta venendo dalla celebrazione dell’"Anno Paolino".

Il "Sinodo" sulla "Parola di Dio" giunge a più di 40 anni dalla chiusura del "Concilio". Vogliamo fare un "bilancio" di questo periodo, dal punto di vista "biblico"?

Sicuramente la situazione rispetto al periodo "preconciliare" è nettamente migliorata. In questi decenni la "Bibbia" è tornata nelle mani dei fedeli. Adesso bisogna completare il lavoro facendo sì che sempre più la "predicazione", la "catechesi", la "pastorale" vengano ispirate da questa fonte.

Come può il lavoro del "Sinodo" rifluire nella vita delle comunità parrocchiali e diocesane?

Per prima cosa bisogna evitare un rischio latente, non solo riguardo a questo "Sinodo", ma a tutti i "Sinodi" in generale. E cioè quello di considerarli una riunione di esperti attorno al Papa, e dunque in qualche modo disinteressarsene.

I suoi consigli, dunque?

I miei consigli sono due. Prima di tutto raccomanderei ai parroci, ai "catechisti", ai giovani e a tutti quelli che lo vogliono di sintonizzarsi con i lavori del "Sinodo". Non è difficile seguirli: i "mass media", specie quelli di matrice cattolica, pubblicano ampi resoconti. Poi, una volta terminata l’"Assemblea", cercare di metterne in pratica le risoluzioni, soprattutto a partire da una realtà fondamentale: la fiducia nella "Parola di Dio", che è veramente efficace.

In questi anni si sono moltiplicate le esperienze e i gruppi "biblici", soprattutto nella forma della «Lectio Divina». Bisogna continuare su questa strada, od occorre fare qualcos’altro?

La "Lectio Divina", quando è fatta bene, è senz’altro un bel modo di approcciarsi allo studio e all’ascolto della "Parola di Dio". Ma non deve essere l’unico, e soprattutto non deve diventare una sorta di "cenacolo" di pochi "eletti". Io credo che questo "Sinodo" ci stimolerà a rimettere la "Sacra Scrittura" al centro della vita delle nostre comunità. Dalla Messa (con la proclamazione e la predicazione), alla celebrazione dei Sacramenti, alla "catechesi". A volte assistiamo a una "catechesi" scialba, disincarnata, con pochi riferimenti biblici. La mia esperienza mi dice che quando alla gente, anche ai "non credenti", si propone la Parola, c’è sempre una scoperta e una sorpresa, perché in quella "Parola" c’è Dio che parla all’uomo dei problemi dell’uomo.

Qual è il modo più corretto di leggere la "Bibbia"?

Nella comunità ecclesiale e con la guida di un "pastore". Bisogna infatti evitare sia le letture "fondamentaliste", sia quelle "spiritualiste", che non hanno nulla a che fare con la vita delle persone.