Nella "Cappella Sistina",
per la prima volta "teatro" di
un evento "ecumenico" di questa portata,
Benedetto XVI e Bartolomeo I hanno pregato insieme i "Vespri".
In mattinata l’aula del "Sinodo" ha accolto con un lungo applauso
la
"bozza" del "messaggio finale", letta dall’Arcivescovo
Ravasi.
Il Papa e il Patriarca:
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«Un’esperienza di vera comunione»
Ci sarà anche un "grazie" speciale
per chi annuncia e testimonia
la "Parola",
nel "Messaggio Finale" del "Sinodo",
di cui ieri mattina è
stata presentata una "traccia".
Poi in serata la "preghiera ecumenica".
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Da Roma, Mimmo Muolo
("Avvenire", 19/10/’08)
Il Papa e il Patriarca "ecumenico" di Costantinopoli insieme, ai due
lati dell’altare maggiore. La preghiera comune dei "Vespri" e la
benedizione finale impartita da entrambi, uno dopo l’altro. In quasi sei
secoli la "Cappella Sistina" non aveva mai fatto da cornice ad una
celebrazione simile. E dire che tra queste mura si è fatta la storia della
Chiesa e dell’arte. Ma l’evento di ieri pomeriggio è straordinario sotto
molti profili. Innanzitutto per la contemporanea presenza di Benedetto XVI e di
Bartolomeo I, primo
Patriarca
di
Costantinopoli a prendere la parola nella
Cappella dove vengono eletti i successori di Pietro. E poi per la partecipazione
dei "Padri Sinodali", che hanno elevato a una voce l’orazione
"vespertina", dando
così concretezza ad una delle proposte più ricorrenti nel "Sinodo"
sulla
"Parola di Dio": cioè quella di valorizzare al massimo la
"liturgia delle ore" (all’interno della quale si collocano anche i
"vespri"), che proprio della "Parola di Dio" è densamente
impregnata.
Così, sotto le storiche volte affrescate da Michelangelo l’"Assemblea
Sinodale", che ieri ha chiuso la sua seconda settimana di lavori, ha
vissuto uno dei suoi momenti più significativi. La presenza di Bartolomeo I in
qualità di "delegato fraterno" («un evento storico», come egli
stesso lo ha definito) e il suo Discorso (di cui "Avvenire" pubblica
un’ampia sintesi) hanno rafforzato lo spirito "ecumenico" dell’"assise",
già manifestatosi del resto in molti interventi, e confermato che davvero la
"Parola di Dio" – come hanno ricordato sia numerosi "Padri
Sinodali", sia le relazioni dei "gruppi di studio" – può
favorire la ricerca dell’unità fra i cristiani. Il Papa, infatti, concludendo
la preghiera, ha sottolineato: «In questo momento abbiamo veramente vissuto il
"Sinodo". Infatti, se abbiamo i "padri comuni", come non
possiamo essere fratelli?». Quindi, rivolgendosi direttamente a Bartolomeo, ha
aggiunto: «Saremo in cammino comune con lei, Santità». Un cammino, per il
momento, fatto di preghiera in un clima di grande raccoglimento, sottolineato
anche dalle melodie "gregoriane" intonate per proclamare i
"Salmi". «Con questa celebrazione – ha ricordato al termine
Benedetto XVI – , abbiamo elevato la nostra lode a Dio, usando le sue stesse
parole». Quindi il Pontefice ha fatto riferimento alla presenza di Bartolomeo
I, manifestando «la gioia» per la sua partecipazione al "Sinodo",
salutandolo a nome degli altri Padri e invitandoli ad ascoltare la riflessione
del Patriarca sul tema dell’"Assemblea" in corso di svolgimento.
Bartolomeo, che ha parlato in inglese, ha esortato ad un impegno comune di tutti
i cristiani. «Come discepoli di Dio – ha detto – è oggi più imperativo
che mai fornire un’unica prospettiva sulla necessità di "sradicare"
la povertà, promuovere equilibrio nel mondo "globale", combattere il
"fondamentalismo" o il "razzismo" e sviluppare la
"tolleranza religiosa" in un mondo "conflittuale"». Il
Patriarca ha poi espresso l’auspicio che si possa giungere un giorno alla
«piena unità» tra ortodossi e cattolici, superando le attuali differenze. La
celebrazione dei "Vespri" era stata preceduta nella mattinata di ieri
dal lavoro in aula. Oggetto della "XIX Congregazione Generale" la
presentazione della prima "bozza" del "Messaggio Finale"
redatto dall’apposita "Commissione" e letto ai "Padri
Sinodali" dal Presidente dell’organismo, Monsignor Gianfranco
Ravasi. Un
testo, nelle intenzioni degli estensori, «essenziale, semplice e incisivo»,
che conterrà anche un ringraziamento per i "catechisti", gli
insegnanti e tutti coloro che annunciano e testimoniano la "Parola di
Dio", affrontando sacrifici e mettendo a rischio la propria vita. Il
Messaggio non rappresenta in sé il risultato del "Sinodo" (costituito
invece dall’"Esortazione Apostolica" che il Papa scriverà sulla
base delle proposizioni votate dai "Padri Snodali"), ma ha il compito
di accogliere alcune «declinazioni» della "Parola di Dio", intesa
come "voce" (ossia la "Rivelazione"), "volto"
(ovvero Cristo), "casa" (cioè la Chiesa) e "strada", cioè
la "Missione".
La prima stesura è stata lungamente applaudita dall’"Aula", che ha
poi avanzato alcuni suggerimenti in vista del testo definitivo: concentrarsi
sulle "sfide pastorali" concrete ed urgenti, come quella della
"libertà religiosa", e mettere in evidenza il duplice aspetto della
"Missione", sia verso coloro che non conoscono ancora la "Parola
di Dio", sia verso coloro che l’hanno dimenticata, come spesso accade nei
Paesi occidentali. Qualcuno ha avanzato l’ipotesi di una "sintesi"
da distribuire ai fedeli, riservando l’integrale ai Vescovi, ai sacerdoti e
agli "operatori pastorali".