"SINODO DEI VESCOVI"

Affidato al Papa un "appello",
sottoscritto fra gli altri dal Card. Bertone e dai Patriarchi.
Il tema delle "persecuzioni" è più volte emerso nei lavori.
«Avvertiamo nei cuori un "fremito" per le sofferenze di tanti nostri figli e figlie»:
famiglie sempre più tentate dallo "sconforto".
«La "Terra Santa", il Libano, l’Iraq e l’India siano garantite da "discriminazioni"».

PRECEDENTE     «Reale "libertà religiosa" per l’Oriente»     SEGUENTE

Il "Messaggio" è rivolto soprattutto
alla «"comunità internazionale" e agli uomini di Governo»,
perché offrano leggi per superare le "emarginazioni"
e per l’aiuto a quanti sono costretti a lasciare la propria terra.
«Opera della giustizia è la pace:
è un "imperativo" al quale non possiamo e non vogliamo sottrarci».

Papa Benedetto, tra i Vescovi riuniti per il Sinodo sulla Parola di Dio...

Dall'Asia: fedeli in preghiera, attendono una vita libera!

Da Roma, Mimmo Muolo
("Avvenire", 25/10/’08)

Pace nella giustizia. E una reale "libertà religiosa" per la "Terra Santa", il Libano, l’Iraq e l’India. È questo «l’accorato "appello"» che i Patriarchi e gli Arcivescovi maggiori cattolici dell’Oriente presenti al "Sinodo" hanno affidato ieri nelle mani del Papa e rivolto idealmente in più direzioni. Ai cristiani e a tutti gli uomini di buona volontà, ai "leader" religiosi, ma soprattutto «alla "comunità internazionale" e agli uomini di Governo perché garantiscano a livello legislativo la vera "libertà religiosa" nel superamento di ogni "discriminazione" e l’aiuto a quanti sono costretti a lasciare la propria terra per motivi religiosi». Il testo – che è firmato anche dal Cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, dal Prefetto della "Congregazione per le Chiese Orientali", Cardinale Leonardo Sandri, dai tre Presidenti delegati dell’"Assemblea" (William Joseph Levada, George Pell e Odilo Pedro Scherer) oltre che dal Segretario Generale del "Sinodo", l’Arcivescovo Nikola Eterovic – è stato diffuso ai giornalisti nella stessa giornata in cui veniva pubblicato il "Messaggio del Sinodo" e in qualche modo può essere considerato ad esso complementare, anche perché il tema della "libertà religiosa" è più volte emerso durante le tre settimane dei "lavori sinodali". L’"appello" si apre con la «profonda riconoscenza al Papa per avere sempre prontamente e instancabilmente elevato la "supplica" a Dio e la voce in favore dei fratelli e delle sorelle dell’Oriente». Per questo, scrivono i "firmatari", «sul suo esempio, anche noi, come discepoli di Cristo, "padri" e capi delle "Chiese Orientali Cattoliche", rinnoviamo l’implorazione a Dio e facciamo "appello" a tutti perché sia confermato ogni intento per favorire ovunque la pace nella libertà, nella verità e nell’amore».
«Avvertiamo nei cuori un "fremito" – continua il "Documento" – per le sofferenze di tanti nostri figli e figlie dell’Oriente: bambini e giovani; persone in difficoltà estrema per età, salute ed essenziali necessità spirituali e materiali; famiglie sempre più tentate dallo sconforto per il presente e per il futuro. E sentiamo il dovere di farci interpreti delle loro giustificate attese perché una vita dignitosa sia presto garantita a ciascuno in una proficua convivenza sociale».
Per giungere a questo traguardo i Cardinali, i Patriarchi e gli Arcivescovi che hanno firmato l’"appello" indicano una strada precisa. «Opera della giustizia è la pace! – scrivono, infatti – . È un imperativo al quale non possiamo e non vogliamo sottrarci. Chiediamo, perciò, in particolare per la "Terra Santa", che diede i "natali" a Cristo Redentore, per il Libano, l’Iraq e l’India la pace nella giustizia, di cui è garanzia una reale "libertà religiosa"». Non manca poi l’espressione della vicinanza «a quanti soffrono per la fede cristiana e a tutti i credenti impediti nella professione religiosa» e l’«omaggio ai cristiani che recentemente hanno perduto la vita in fedeltà al Signore».
Segue quindi l’"appello" vero e proprio. «Davanti al Papa e ai "Padri Sinodali", incoraggiati dalla loro fraternità, presentiamo una "vibrante" richiesta: ai cristiani e a tutti gli uomini di buona volontà perché pratichino il rispetto e l’accoglienza dell’altro nella vita quotidiana, facendosi prossimo di quanti sono nel bisogno, vicini e lontani; ai "pastori" e ai responsabili religiosi di predicare e favorire tale atteggiamento, appoggiando e moltiplicando le iniziative di "mutua conoscenza", di dialogo e di soccorso». E naturalmente «alla "comunità internazionale" e agli uomini di Governo» come già ricordato.
Gli estensori dell’"appello" ricordano infine un "appello" di
Benedetto XVI: «Possano le Chiese e i discepoli del Signore rimanere là dove li ha posti per nascita la divina "Provvidenza"; là dove meritano di rimanere per una presenza che risale agli inizi del cristianesimo. Nel corso dei secoli essi si sono distinti per un amore incontestabile e inscindibile alla propria fede, al proprio popolo e alla propria terra». E concludono «"Cristo è la nostra pace". Questa divina "Parola" è portatrice di conforto e di speranza, e sprona a cercare vie nuove di pace, che trovino efficacia nella "Benedizione" di Dio». Il testo reca le firme di 11 Patriarchi e Arcivescovi dell’Oriente, tra i quali Nasrallah Pierre Sfeir (Antiochia dei Maroniti), Emmanuel III Delly (Babilonia dei Caldei), Varkey Vithayathil (Siro-Malabaresi), Antonios Naguib (Alessandria dei Copti), Gregorios III Laham (Patriarca di Antiochia dei Greco-Melkiti) e Fouad Twal (Gerusalemme dei Latini).