DOPO "CITTÀ DEL MESSICO"

Il Presidente del "Pontificio Consiglio" stila un "bilancio" dell’"Incontro".
Dagli "studi scientifici" presentati dagli esperti
e dalle numerose testimonianze delle "associazioni",
è venuta la conferma del ruolo insostituibile svolto dall’"istituto familiare",
per il miglioramento della "convivenza".

RITAGLI     Card. Antonelli:     DOCUMENTI
«Dalla famiglia "vitamine" per la società»

«Una famiglia "sana" produce molti beni per la "collettività".
Al contrario, una famiglia "disgregata" moltiplica i "problemi sociali"».
A livello "ecclesiale" è fondamentale la circolazione di "esperienze positive",
perché siano di incoraggiamento. I problemi legati all’"inverno demografico" europeo.
Necessario rilanciare l’"associazionismo" capace di «fare» "opinione pubblica"
e di influire sulle "decisioni politiche". L’"insidia culturale" della nozione di «gender».

Il CARD. ENNIO ANTONELLI e il Card. Norberto Rivera Carrera, a Città del Messico...

Da Roma, Mimmo Muolo
("Avvenire", 25/1/’09)

"Insostituibile". Se proprio bisogna definire la famiglia con un sola parola, è questo l’aggettivo di gran lunga più adatto. Parola del Cardinale Ennio Antonelli, che in questa sua convinzione si è ancor più rafforzato dopo l’"Incontro Mondiale" di Città del Messico. «Una famiglia "sana" produce molti beni per la società. Al contrario una famiglia "disgregata" moltiplica i problemi sociali». Il Presidente del "Pontificio Consiglio per la Famiglia", ritornato a Roma dalla capitale messicana, stila perciò in questa intervista ad "Avvenire" un bilancio dell’evento che, grazie al "Messaggio" del Papa, alla partecipazione di 22 Cardinali (tra i quali il Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, "inviato speciale" di Benedetto XVI), di centinaia di Vescovi, oltre ai Sacerdoti e a decine di migliaia di fedeli, in rappresentanza di 95 nazioni, ha richiamato ancora una volta l’attenzione del mondo sulla "cellula fondamentale" della società.

Qual è il messaggio "clou" dell’"Incontro Mondiale" di Città del Messico?

La famiglia è insostituibile sia per l’educazione delle nuove generazioni, sia per la formazione delle virtù umane e sociali. La società non può basarsi solo sull’equilibrio degli "egoismi" o sulle leggi o sulla "forza pubblica". Occorrono convinzioni profonde e "valori" spirituali e culturali che solo la famiglia può trasmettere in modo adeguato. In famiglia, infatti, si educa in un clima di amore e l’amore genera fiducia. Tutto ciò fa sì che i "valori morali" diventino costitutivi e siano percepiti come esigenze di vita. Non norme astratte imposte dall’esterno. La famiglia, inoltre, è importante sul piano economico (si pensi alle imprese a carattere familiare o al "lavoro domestico"). In sostanza siamo di fronte anche a un "laboratorio di laboriosità" e di "cooperazione".

Queste convinzioni erano già patrimonio diffuso del "Magistero". Come proporle a tutti?

Soprattutto durante il "Congresso teologico-pastorale" ci siamo riferiti a molte ricerche "sociologiche", per far parlare i fatti. Anzi il proposito che sta maturando nel "Pontificio Consiglio" è quello di incrementare queste ricerche per dimostrare come la famiglia "sana" produca molti beni per la società, mentre una famiglia "disgregata" genera problemi sociali. Questi lavori verranno consegnati all’attenzione di politici e legislatori.

Oggi però è sotto attacco la stessa nozione di "famiglia". Che cosa ha detto l’"Incontro Mondiale" da questo punto di vista?

Dobbiamo impegnarci in una rivalutazione della vera famiglia, quella che riconduce ad unità le differenze tra i due sessi e tra le generazioni. La famiglia è per definizione una "comunione delle differenze". Purtroppo una certa mentalità "egualitaria" vuole negarle. Così si cerca di minimizzare la differenza "uomo-donna" e sostituire il sesso con la nozione di "gender", che è un dato di tipo culturale. In altri termini ognuno potrebbe "auto-determinare" il proprio sesso, quasi come se si trattasse di scegliere di che colore tingersi i capelli. La natura, invece, ha regole oggettive.

In sostanza qual è oggi lo "stato di salute" dell’"istituzione famiglia" nel mondo?

In base alle testimonianze dei cinque "Continenti" credo di poter dire che il valore della famiglia sia riconosciuto ovunque. Ma è stato notato anche che individualismo, "consumismo", ideologia del "gender", organizzazione individualista del lavoro creano non poche difficoltà, sotto ogni "latitudine". Assistiamo a una sorta di "globalizzazione" delle tendenze che minacciano la vera famiglia. Tuttavia dal "Congresso" e dall’"Incontro" di Città del Messico viene anche l’invito a considerare la famiglia sempre come una risorsa, sia per l’"evangelizzazione", sia per la "società civile". Ciò richiede da un lato alla Chiesa una "pastorale" "per" e "con" le famiglie; dall’altro alla politica un "surplus" di dialogo, ad esempio con le "associazioni" che raggruppano e rappresentano i nuclei familiari.

Il Papa, infatti, ha invitato i "laici battezzati" a una testimonianza pubblica in favore della famiglia…

È un invito fondamentale. Bisogna motivare le famiglie ad essere protagoniste nella società. E ciò avviene se esse aderiscono alle "associazioni" e se le "associazioni" a loro volta si collegano in "reti", come è avvenuto in Italia con il "Forum". In questo modo si fa "opinione pubblica" e si può influire sulla politica. Anche la "pastorale" deve invitare all’aggregazione, sin dalla base, ad esempio attraverso incontri di preghiera, "convivialità", formazione e "solidarietà". A livello "ecclesiale", poi, è fondamentale la circolazione delle esperienze positive perché siano di stimolo e di incoraggiamento ad altri.

Dal "check-up mondiale" sulla famiglia, come ne esce l’Europa?

A dire il vero il nostro "Continente" non è stato molto protagonista in questo "Incontro", forse a causa della distanza. Sono emersi soprattutto i problemi "demografici". Sappiamo bene che in molte zone il "tasso di natalità" è ridotto ai minimi termini. Eppure le coppie vorrebbero avere più figli. E allora è sempre più urgente dare sostegno alla "natalità", attraverso l’"equità fiscale" o altri strumenti. Nei Paesi, come la Francia, in cui questo è stato fatto, si è invertita la tendenza. L’"inverno demografico" creerà grandi problemi economici e culturali. Mancherà innovazione e creatività, lo stesso afflusso degli "immigrati" potrebbe portare a una perdita di identità. Non a caso Giovanni Paolo II parlò di rischio di "suicidio demografico" per l’Europa.

Come continuare il lavoro fino a "Milano 2012", sede del prossimo "Incontro Mondiale"?

Abbiamo un tema di grande attualità: «La famiglia, il lavoro e la festa». Tre realtà intimamente collegate, perché non si può vivere senza il lavoro, ma la famiglia ha necessità anche di far festa, cioè di godere del giusto riposo per ritrovarsi insieme. Oggi assistiamo ad una società del "divertimento continuo" che non sa più far festa e a un lavoro che non tiene in conto le esigenze della famiglia. Invece è importante che il mondo del lavoro torni ad essere "amico" della famiglia. Per questo la riflessione che avvieremo nei prossimi anni sarà di grande importanza.