L’attualità
della "Lettera" di Giovanni Paolo II, commentata dal cardinale
Canizares
e dalle filosofe Gerl e Ales Bello.
Donna e uomo,
![]()
la differenza che salva la persona umana
Al via un
Convegno promosso dal "Pontificio Consiglio per i laici",
nel ventennale della «Mulieris Dignitatem».
Il cardinale Rylko: «Il genio femminile, forza che vince discriminazione e
violenza».
Da Roma, Angela
Napoletano
("Avvenire", 8/2/’08)
Madri, sorelle e spose. Donne
consacrate a Dio nella verginità insieme a donne che reggono ambasciate,
cattedre universitarie o semplici incarichi da impiegate. La "sala
congressi" di "Palazzo Carpegna", ieri, era uno spaccato di quel
«genio femminile» a cui Giovanni
Paolo II – era il
1988 – dedicò la lettera apostolica "Mulieris
Dignitatem".
Arrivate a Roma da quasi 50 diversi Paesi del mondo, le oltre 250 donne che,
fino a domani, parteciperanno al Convegno organizzato dal "Pontificio
Consiglio per i laici", «Donna e uomo, l’"humanum" nella sua
interezza», sembrano quasi rispondere con la loro presenza al «grazie» che
Papa Wojtyla, proprio con il documento apostolico di cui ricorre il ventesimo
anniversario, indirizzò alle donne di ogni nazione «per tutte le vittorie che
la storia deve alla loro fede, speranza e carità».
«Abbiamo bisogno di testimonianze positive e persuasive del fatto che è
possibile vivere l’identità maschile e femminile secondo il disegno divino»,
spiega il cardinale Stanislaw
Rylko, presidente del dicastero vaticano, all’apertura
dei lavori. Poco più tardi, dal "parterre" del Convegno si alza la
voce di Marie Reine Segla, giovane donna africana: «Siamo qui per questo, e non
solo. Vogliamo testimoniare, tra l’altro, la dignità di donna che ci
riconosce la Chiesa».
I lavori del Convegno ripercorrono il "doppio binario" già
individuato da Giovanni Paolo II per descrivere la dignità e la vocazione della
donna: da un lato, le peculiarità del "genio" femminile («forza
morale e spirituale capace di superare ogni forma di discriminazione, violenza e
sfruttamento» dice il cardinale Rylko) e, dall’altro, il legame con l’uomo,
quell’unione fondata sul disegno originario di Dio che «creò l’uomo a sua
immagine; maschio e femmina li creò». «Un’autentica promozione della donna
nella società e nella Chiesa – continua Rylko – va fondata su questi solidi
principi antropologici e teologici». Il pensiero del cardinale polacco
"rimbalza" quindi a ciò che, oggi, sta trasformando l’interpretazione
dei modelli dell’identità "maschile" e "femminile". «C’è
chi vorrebbe fare della donna l’"antagonista" e la rivale dell’uomo,
spingendola a intraprendere la strada della lotta per il potere – dice – e
chi, al contrario, vorrebbe cancellare ogni differenza perché concepita
esclusivamente come il risultato di condizionamenti
"socioculturali"». Il risultato? Il porporato parla chiaro: «Si
approda a quell’ideologia del "genere" – spiega – secondo cui
ognuno è libero di scegliere la propria identità sessuale a prescindere dalle
evidenze biologiche». Interpretare con questi modelli l’essenza della donna e
dell’uomo – è il ragionamento di Rylko – è mettere in gioco «la persona
umana», motivo per cui «il Signore esige, oggi più che mai, che i suoi
discepoli vadano "controcorrente", superando i complessi d’inferiorità,
ma con la consapevolezza di difendere qualcosa d’importante». L’essenza
dell’uomo. Della sua persona.
La riflessione del presidente del "Pontificio Consiglio per i laici"
è amplificata da quella del cardinale Antonio
Canizares, arcivescovo di Toledo,
"primate" di Spagna. «L’ideologia di "genere" riduce la
persona a individuo. E la distrugge». Nasce da qui l’invito del porporato
spagnolo a rileggere la lettera apostolica "Mulieris Dignitatem". Lo
scritto di Giovanni Paolo II, dice, «proclama una verità luminosa sulla donna,
una proposta gioiosa per la Chiesa e l’umanità». Riprendere in mano la
lettera papale sulla dignità e la vocazione della donna potrebbe essere dunque
un modo per recuperare il senso originario dell’antropologia cristiana.
«Torniamo agli inizi», incoraggia Canizares, secondo cui la riflessione a cui
si approda dopo aver letto quanto Giovanni Paolo II scrive sulla creazione, sul
matrimonio e sulla famiglia può essere solo una: «La vera libertà è
possibile solo nell’amore e nella fedeltà, perché essa non è affermazione
dell’"io" ma donazione radicale di sé».
A distanza di vent’anni, dunque, la "novità evangelica" che Papa
Wojtyla annunciò con la "Mulieris Dignitatem" («nella relazione
"marito-moglie" – scrive Giovanni Paolo II – la
"sottomissione" non è "unilaterale", bensì reciproca!»)
non ha perso vigore. Anzi. Hanna Barbara Gerl, docente di "Filosofia"
e "Scienze della religione comparata" a Dresda, cita Edith Stein e
aggiunge: «L’uguaglianza tra uomo e donna non è solo un dono, ma un
comandamento». È da qui che bisogna cominciare, aggiunge Angela Ales Bello,
docente di "Filosofia" alla "Pontificia Università Lateranense",
per «guardare al "femminismo" con occhi nuovi, privi di
"anacronismi" e pregiudizi».