VANGELO E SOCIETÀ

Al "Simposio internazionale" promosso dal "Pontificio Consiglio per i laici",
ieri gli interventi, tra gli altri, di Tarzia, Peeters, Lugo, Matlary, Bignardi, Di Nicola.

RITAGLI    Uomo e donna, insieme per completarsi    DOCUMENTI

La vocazione alla maternità, il rapporto con l’universo maschile,
alla luce di quell’"unità duale" indicata da Wojtyla nella lettera apostolica.
Al Convegno per i 20 anni della "Mulieris dignitatem",
le testimonianze di madri, sorelle e spose provenienti da 49 Paesi.
«Grate al Papa e alla Chiesa maestra».

Da Roma, Angela Napoletano
("Avvenire", 9/2/’08)

Problematico ma denso di speranza. È così che le donne cattoliche guardano al futuro: con realismo. Riduzione della femminilità a oggetto di consumo, povertà, rifiuto della maternità e discriminazione sui luoghi di lavoro: sono queste, giusto per citarne alcune, le sfide che il «genio» femminile dovrà affrontare nei prossimi anni. A passarle in rassegna, ieri, sono state le 250 donne che hanno partecipato al Convegno (in programma fino ad oggi) organizzato dal "Pontificio Consiglio per i laici" in occasione del 20° anniversario della "Mulieris Dignitatem". È proprio la lettera apostolica di Giovanni Paolo II sulla dignità e la vocazione di tutte le donne del mondo, però, che loro – madri, sorelle e spose provenienti da 49 Nazioni – dicono di voler continuare ad avere come riferimento nell’edificazione quotidiana della Chiesa e dell’umanità.
«Siamo molto grati al Papa e al magistero della Chiesa, nostra madre e maestra» spiega Olimpia Tarzia, docente presso l’"Istituto di Studi superiori sulla donna" dell’"Università Europea" di Roma, nonché vice presidente della "Confederazione italiana consultori d’ispirazione cristiana". «Da chi, se non dalla Chiesa, dovremmo prendere insegnamenti?» si domanda Tarzia. Che, a seguire, sottolinea la necessità di ridefinire, oggi, «il concetto di "pari opportunità"» proprio in base al presupposto antropologico dell’"unità duale", "uomo-donna", descritta da Papa Wojtyla nella lettera apostolica: «la mascolinità e la femminilità si distinguono e nello stesso tempo si completano e spiegano a vicenda», scriveva nel 1988 Wojtyla. «La donna si realizza davvero – conclude la docente – quando aderisce al suo progetto interiore». Ovvero a quella maternità che l’ideologia del "gender", come evidenziato da
Margherite Peeters, responsabile dell’"Istituto per le dinamiche del dialogo interculturale" di Bruxelles, considera invece come «stereotipo da "decostruire" perché discriminatorio e restrittivo».
«Guardare alla gravidanza come a un incidente o a una punizione – aggiunge Maria Elena Lugo, membro della "Federazione degli Istituti di bioetica di ispirazione personalista" – è una contrarietà alla natura che deve essere superata». Lugo insiste: «Occorre far capire che generare è un atto religioso, e che il seno materno è l’"altare" a cui gli sposi si consacrano in una nuova vita». Il pensiero delle donne che siedono nel "parterre" del Convegno va dritto all’aborto. Ma non solo. La «vocazione alla maternità», per dirla usando le parole di Giovanni Paolo II, rimanda anche al problema del lavoro. O meglio, spiega Janne Haaland Matlary, ex Ministro degli Esteri della Norvegia, nonché membro del "Pontificio Consiglio per la giustizia e la pace", «alla difficoltà di conciliare il ruolo di madri con la carriera». Matlary invita a guardare al problema come a una diretta conseguenza, soprattutto in alcuni Paesi, di tassi di natalità molto bassi. Nelle società in cui non nascono bambini, insiste la norvegese, «la politica si preoccupa solo di capire come pagherà le pensioni dei suoi cittadini. Il valore della famiglia, però, non ha prezzo».
«Benché siano necessarie politiche familiari a sostegno della famiglia, la crisi della maternità non si affronterà nemmeno, qualora questo potesse avvenire, garantendo a tutte le donne un "assegno" e dei servizi adeguati» sottolinea Paola Bignardi, coordinatrice del "Forum internazionale dell’Azione Cattolica". Che aggiunge: «Per custodire la maternità nel suo valore la donna non deve solo affrontare la fatica di tenere insieme casa e lavoro, sempre di corsa, con l’orologio in mano e il cuore altrove. Ma deve anche continuare a cercare dentro di sé quei percorsi "etici" preliminari alla sua accoglienza». Quasi a proteggere, insomma, «l’eterno "mistero" del generare» – per usare l’espressione con cui Papa Wojtyla descrive il concepimento – dalla "frenesia" della società contemporanea. In questa ricerca, Bignardi ne è convinta, la donna «deve coinvolgere l’uomo». «Insieme – continua – devono custodire e proteggere un’esperienza che li riguarda entrambi». E che non si esaurisce con la nascita del figlio perché prosegue nell’educazione, considerata come «generazione spirituale».
Uomo e donna insieme, insomma. Ancora una volta. Il "filo conduttore" del Convegno, non a caso, è quell’«humanum » nella sua interezza, descritto a due voci – maschile e femminile – da Attilio Danese e Giulia Di Nicola (docenti, rispettivamente, di "Antropologia personalista" e di "Sociologia della famiglia" all’Università di Chieti) in una sorta di "dialogo" («trasgressiva e ironica è la donna», dice lei; «coerente e razionale è l’uomo», risponde lui), intitolato «L’uno per l’altra ».