Incoraggiante incontro "cattolico-musulmano"

RITAGLI     Dio, "creatore" e "provvidente",     DOCUMENTI
la base del "dialogo"

Benedetto XVI: «Possiamo e dobbiamo essere "adoratori" dell’unico Dio».

In Vaticano, Benedetto XVI incontra il Gran Mufti di Bosnia, Mustapha Ceric...

"Centro Oasis Venezia"
("Avvenire", 7/11/’08)

Il "1° Seminario" del "Forum Cattolico-Musulmano" si inserisce nella lunga schiera di incontri promossi soprattutto dopo la Dichiarazione Conciliare "Nostra Aetate", punto di riferimento per il "dialogo interreligioso". Emblematiche restano la visita di Giovanni Paolo II alla Moschea di Damasco e la sosta "orante" di Benedetto XVI alla "Moschea Blu" di Istanbul.
Ma l’incontro di questi giorni presenta due novità, una di metodo e l’altra di contenuto. Di metodo: il "Forum" appare da parte musulmana non più come l’iniziativa di singole personalità o Stati, ma come espressione di un consenso generalizzato.
Dall’iniziale risposta al
"Discorso" di Ratisbona firmata da 38 "sottoscrittori", alla successiva dichiarazione "A Common Word" con l’adesione di 138 personalità, poi ulteriormente allargata, la tendenza da parte musulmana è raggiungere un consenso di fondo al "dialogo" con i cristiani. Non si tratta di una questione secondaria, perché il consenso è per gran parte della teologia musulmana una delle fonti dell’elaborazione "dottrinale".
La seconda novità, "contenutistica", è che nel "Forum", come nella "lettera aperta", l’accento è stato posto con decisione sulla dimensione religiosa, se non addirittura strettamente teologica. Nel "comunicato" che aveva preceduto l’evento si legge che la composizione delle "delegazioni" è «religiosa e non politica», «prescinde dalle relazioni "diplomatiche" degli Stati ed è stata costituita sulla base dell’autorità "sapienziale"». Nessuno intende evidentemente negare che la religione abbia, soprattutto nei Paesi musulmani, dirette ricadute sulla vita comunitaria, anche a livello di scelte politiche e ordinamenti giuridici. Anzi, è evidente che le affermazioni di principio contenute nella "lettera aperta" devono essere verificate alla luce della loro concreta traduzione in un contesto che per le minoranze cristiane è sempre più difficile, come dimostra il persistente "esodo" di cristiani dal
Medio Oriente. Tuttavia, la volontà delle due parti è di non dissolvere la "specificità" del fatto religioso in pur importanti considerazioni "geo-politiche".
Uno degli ispiratori del dialogo "islamo-cristiano", il
Padre Georges Anawati, amava ripetere che in questo campo fosse necessario armarsi di una «pazienza geologica». Sarebbe quindi illusorio immaginare che "ferite" più che "millenarie" possano essere sanate nel giro di pochi mesi. Scopo del "Forum" era approfondire l’affermazione dell’amore di Dio e del prossimo nei suoi aspetti teologici e spirituali, ma anche nelle ricadute "pratiche" per la tutela della dignità della persona umana e la difesa della "libertà religiosa". I 15 punti del "documento finale" offrono diversi spunti in questa direzione.
Certamente molti sono oggi gli interrogativi cui occorre dare una risposta, ma per un credente la domanda più "bruciante" è forse la più semplice: musulmani e cristiani adorano lo stesso Dio? Senza questo riconoscimento reciproco, tutto diventa più difficile. La risposta da parte cattolica è chiara ed è stata proposta dalla
"Lumen Gentium" al "N. 16": «il Disegno di salvezza abbraccia anche coloro che riconoscono il "Creatore", e tra questi in particolare i musulmani, i quali, professando di avere la fede di Abramo, "adorano" con noi un Dio unico, misericordioso che giudicherà gli uomini nel giorno finale». Risposta ribadita ieri da Benedetto XVI nell’"Udienza" ai partecipanti: «Sono consapevole che Musulmani e Cristiani hanno approcci diversi nelle questioni che riguardano Dio. Tuttavia, possiamo e dobbiamo essere "adoratori" dell’unico Dio che ci ha creati e che ha cura di ogni persona in ogni angolo della terra». Da parte musulmana Seyyed Hossei Nasr ha affermato: «Per entrambi Dio è insieme "trascendente" e "immanente", "creatore provvidente" del mondo (…), l’amante il cui amore abbraccia l’intero mondo creato». È questa convinzione di fondo che ispira il proseguimento del "dialogo".

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