Il rapporto tra bambini e media è il tema scelto dal Papa

RITAGLI   Questi nostri ragazzi a mollo in una piscina di bit   DOCUMENTI

Francesco Ognibene
("Avvenire", 3/9/’06)

Nel rapporto tra i bambini e i mass media – spunto scelto da Benedetto XVI per ispirare la prossima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, maggio 2007 – si può dire sia uno di quei temi dei quali ormai sembra di sapere tutto. Sembra. Perché quando lo scaffale di pubblicazioni, convegni, comitati, protocolli e codici rigurgita di materiali, e le dichiarazioni di principio iniziano a ridondare in un gioco di echi, è il segno che forse occorre tirare una riga e vedere quel che resta sottraendo i fatti concreti al cumulo delle pur nobili parole. In realtà, la coscienza che di bambini "mediatizzati" fosse necessario occuparsi con attenzione si è affermata in anni relativamente recenti. Solo l’accelerazione impressa dalle tecnologie digitali alla presenza dei mezzi di comunicazione è riuscita nell’impresa di far entrare la tutela dei minori nell’agenda di chi i media li fa, li studia e li regolamenta. Sino alla prepotente affermazione di Internet, infatti, dei consumi mediatici dei bambini sembrava non preoccuparsi quasi nessuno. E invece la scoperta che il web spalanca a chiunque – specie a chi è più giovane, e più tecnologicamente disinvolto – un mondo parallelo perlopiù inesplorato ha come fatto cadere il velo dagli occhi del mondo adulto. Finita l’età dell’innocenza è iniziata quella della paura, e delle molte velleità. La multimedialità ha fatto comprendere che gli strumenti del comunicare non sono complementi d’arredo delle nostre case ma l’ambiente – la sfera, dicono gli studiosi – dentro il quale si svolge la vita "normale", come fossimo a mollo dentro una piscina di "bit". Ne è seguita una stagione di sincera preoccupazione per l’incontrollabilità delle frequentazioni virtuali dei minorenni, con la proliferazione di iniziative che hanno consolidato una certezza: urge mettere un freno, filtrare, dettare regole, vigilare, riflettere. Intanto però la rivoluzione digitale non s’è fermata ad aspettare, continuando a generare tecnologie e codici comunicativi, saperi, costumi, alfabeti. Senza pause. Si pensi solo al recentissimo dilagare di cellulari con fotocamera e sms negli zaini di ragazzini delle medie e in non poche cartelle delle elementari, e si avrà un’idea, pur vaga, di cosa può significare oggi affrontare il tema del rapporto tra i più giovani e i "loro" mezzi di comunicazione. Che il Papa proponga all’attenzione della Chiesa e degli operatori il rapporto tra bambini e mass media indicandolo come «una sfida per l’educazione» ha un valore assai più che simbolico. Non si tratta infatti di elencare nuove regole: in attesa di leggere il suo messaggio, con questa scelta pare intanto di capire che Benedetto XVI chieda alla comunità cristiana di "dare l’esempio", di rileggere la relazione educativa nell’età dei media "ubiqui" (oltre al cellulare, anche l’onnipresente lettore musicale Mp3) nella chiave della responsabilità per le famiglie e le parrocchie. Esaurito lo spazio in biblioteca per le riflessioni e i codici, è il momento di recuperare il rapporto formativo "diretto". Servono genitori che semplicemente si fanno vedere in casa mentre leggono un libro o un giornale, papà e mamme che sanno usare attivamente la tv senza fluttuare tra un reality e un quiz come barche senza timone, comunità in grado di assumere le questioni aperte dalla presenza massiccia dei nuovi media nella vita dei più piccoli senza far finta che la cosa non le riguardi... I bambini ci guardano mentre ogni giorno ci accomodiamo al lauto banchetto del villaggio digitale, e vogliono assaggiare anche loro. Che non facciano indigestione dipende da ciascuno di noi.