IL FATTO

L’abbraccio dei 2700 delegati al Convegno e dell’intera città a Benedetto XVI.
Nel discorso alla Fiera e nell’omelia una «lettera» alla Chiesa e alla nazione.

RITAGLI   Il Papa a Verona: scavato un solco   DOCUMENTI

Papa Benedetto tra la gente: lascia un segno nel cuore!

Dal nostro inviato a Verona, Francesco Ognibene
("Avvenire", 20/10/’06)

Meno di dieci ore in tutto. Pare un tempo cronologicamente breve, di solito basta appena per iniziare a conoscersi meglio. Ma quello che Benedetto XVI ha lasciato ieri sera nelle mani dei 2700 partecipanti al Convegno ecclesiale di Verona è un concentrato di impegni e di sfide, diagnosi, mappe e proiezioni, un'intensa sessione d'insegnamenti che andranno assimilati col tempo. Ma che già hanno lasciato traccia nell'evento ecclesiale che si conclude oggi. E non solo in forza delle parole pronunciate in Fiera e allo stadio.
Quello che meglio incide il ricordo personale - imprimendo ancor più forza ai discorsi e alle idee - è l'incontro ravvicinato del Papa con i delegati di tutta Italia, con la città che ospita sino a questa mattina il Convegno, con i veronesi che l'hanno accolto al Bentegodi con un affetto che ha fugato i timori di un'accoglienza tiepida. Le immagini si depositano tanto quanto le parole, cucite insieme le une alle altre. Ecco perché apriamo il racconto della giornata di ieri con questo album fotografico, che racconta la giornata veronese di
Benedetto XVI dall'arrivo poco dopo le nove e mezza all'aeroporto di Villafranca alla partenza dallo stesso scalo appena prima delle sette di sera.
È la documentazione di un incontro tutt'altro che fugace, organizzato necessariamente su due soli appuntamenti entrambi però di un'intensità che si è comunicata a tutti come una scossa, dalle frasi dei discorsi (li riportiamo integralmente nelle pagine che seguono) agli sguardi, ai sorrisi, ai saluti, ai gesti sobri secondo uno stile che gli italiani - e non solo - hanno già imparato ad apprezzare, quasi fosse un tramite naturale dell'affetto della gente per il Papa.
Parole e immagini, appunto. Il cielo grigio e il colore della gente che ha atteso il Pontefice nei paesi lungo il percorso verso la città. E poi, fotogramma dopo fotogramma, l'incontro con le Chiese italiane che l'hanno accolto ieri mattina con il calore dell'attesa - palpabile nell'immediata vigilia - proprio di quella densità di riflessioni poi puntualmente ritrovata in ogni minuto della
"lezione" di Benedetto XVI. Sembrava quasi che si chiedesse al Papa di sentirsi presi sul serio, per la preparazione e l'impegno che tutti i convegnisti hanno messo nella fase preparatoria e in questi giorni a Verona.
E poi ancora, dopo le 16, la meditazione dell'
omelia pomeridiana che ha intrecciato suggestioni scritturistiche («Ricostruite le antiche rovine, restaurate le città desolate») a squarci di luce che rincuorano («Soltanto Cristo può pienamente soddisfare le attese profonde del cuore umano»), dentro una liturgia accurata e solenne. Sono immagini che vanno scorse non solo come una doverosa cronaca di un appuntamento comunque di grande rilievo. Gli va accompagnato - da chi non ha avuto la grazia di esserci - un immaginario audio interiore, l'eco personale delle parole che riportiamo nel resto dell'ampia sezione del giornale anche oggi dedicata al Convegno. Con una sorpresa proprio nell'ultima pagina.
Il Papa ha la capacità di scolpire i concetti in poche parole, con la chiarezza di una didascalia: si ascolta e si legge d'un fiato, e tutto è lì, chiaro e immediato come una foto ben riuscita. Restano piantate nell'anima espressioni simili a didascalie - «In un mondo che cambia il Vangelo non muta» - insieme a idee elaborate ma fitte di parole calibrate e precise che è bene ricordarsi di usare, mettere in circolo, fare proprie: per citarne una, la «piena cittadinanza» che i cattolici devono ottenere alla fede cristiana nella cultura del nostro tempo, «avventura affascinante nella quale merita spendersi». Ma è la qualità del testimone che si è potuto incontrare, per poche ore che ieri sono sembrate dilatarsi, a spingere perché non si resti come prima accettando l'invito a diventare «donne e uomini nuovi».
Questa è la storia di una giornata dove le immagini e le parole, l'incontro con Benedetto XVI e la sua "lettera" per l'Italia, sono andate per la stessa strada. È passato Pietro, e ha scavato un solco.