GMG 2007: PAPA BENEDETTO CHIAMA I GIOVANI A «OSARE»
L'amore, niente di menoFrancesco
Ognibene
("Avvenire", 6/2/’07)
L'amore, niente di meno.
Proprio così: in tempi di parole usurate e di retorica posticcia nel dibattito
pubblico, il Papa si rivolge ai giovani nel messaggio per la "loro"
Giornata mondiale 2007 prendendosi il rischio di affrontare il concetto che, tra
quelli logorati da un uso improprio, è forse il più liso. Ma bastano poche
righe per accorgersi che nel testo consegnato ieri da Benedetto
XVI in vista
della prossima Domenica delle Palme (1° aprile, ventiduesima
Gmg)
c'è un'intensità e uno spessore che fanno respirare l'anima, e che i giovani -
allergici alla superficialità, quando si parla di cose serie - non tarderanno a
cogliere. Come sempre.
È là dove il Papa sposta in alto l'asticella da valicare con lo slancio
dell'età che scatta la sintonia profonda con chi non ha cessato di pensarsi
capace di cose grandi, non ancora disilluso da un mondo adulto che incoraggia ad
assimilare conoscenze e spinge a competere, ma non frequenta più con la
limpidezza necessaria il territorio dell'amore umano e soprannaturale,
appiattendo così la vita sull'immagine ben poco attraente di un'amara corsa a
ostacoli. E che una vita così ridimensionata valga la pena di un sacrificio, o
di un progetto, è tutto da dimostrare. L'amore "bonsai" che oggi è moneta
corrente sul mercato dei sentimenti non ce la fa proprio a suscitare slanci.
Checché di loro se ne dica, invece, i giovani riconoscono a istinto chi gli
chiede tutta la grandezza di cuore di cui sono capaci perché li sa in grado di
«osare l'amore» come misura della vita quotidiana, per dirla con la bella
espressione di Papa Benedetto, destinata a restare come marchio del cammino
giovanile verso il grande raduno nazionale di Loreto del prossimo settembre e,
ancor più in là, nel lungo viaggio fino a Sydney, Gmg 2008. Preso alla
lettera, «osare l'amore» è un impegno che porta dritti a quelle scelte
"per sempre" considerate fuori moda se le misuriamo con i canoni
reclamizzati del precariato esistenziale e affettivo. Chi osa è giovane, e lo
resta anche quando l'anagrafe lo iscrive a un'altra partita. Osare secondo
l'infinita capienza dell'amore divino - è quello che il Papa propone ai
giovani, e non solo ai "suoi" - rende capaci di «realizzare quanto è
umanamente impensabile»: cioè addirittura «cambiare il cuore dell'uomo e
l'umanità intera», polverizzando paure e rassegnazioni perché ci si è
abituati a «non desiderare niente di meno per la vostra vita - scrive il Papa
ai suoi giovani interlocutori - che un amore forte e bello, capace di rendere
l'esistenza intera una gioiosa realizzazione del dono di voi stessi a Dio e ai
fratelli».
Altro che utopie: qui c'è benzina per arrivare molto lontano. Dentro questo
sguardo sulla propria vita, infatti, tutto ridiventa possibile per la forza
irrefrenabile di quell'amore la cui «sorgente» è Dio stesso, Amore in prima
persona, garanzia di non restare a piedi. Attenzione, però: va cercato,
coltivato, difeso questo amore, «niente di meno». A forza di accontentarsi, si
è costruita una pedagogia "cervellotica" incapace di parlare alla generosità che
sonnecchia dentro il cuore di ogni giovane. Ma il Vangelo suona la sveglia
dell'amore cristiano, è l'ora di alzarsi: c'è di mezzo la felicità, niente di
meno.