L'impressione dominante
Il Papa della fede. Questo è|
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Francesco
Ognibene
("Avvenire",
15/4/’07)
A ben guardare, l'indizio
decisivo l'ha offerto nel suo nuovo libro
su Gesù
firmato inizialmente con nome e cognome, come fosse - e lo è - l'umile
confessione pubblica di ciò che l'ha guidato lungo tutta la vita: la ricerca
del volto di Cristo, di una Persona e non di un'idea astratta, di una presenza
viva che è cosa ben differente da un concetto, per quanto ben definito, o da un
mito per quanto attraente. «Vultum tuum Domine requiram» - cerco il tuo Volto
- è espressione che in Benedetto
XVI ritorna alla
stessa penna del salmista, la giaculatoria del credente qualunque - sapiente o
illetterato che sia - sempre divorato dal desiderio, dal bisogno, dalla
nostalgia del suo Signore. Alla fine, questo solo vuole il Papa: vederlo e poi
mostrarlo a noi.
Sulla soglia degli ottant'anni (li compirà domani), è come se con il suo stile
semplice ormai a noi così familiare e caro ci stesse confidando la verità più
intima su di sé: è il Papa della fede, l'uomo credente in ogni sua fibra per
il quale il Signore è l'avventura che vale tutta la vita, e che i suoi anni non
bastano a esaurire. Certo: la chiamata a succedere a Giovanni Paolo II al timone
della barca di Pietro, la più inattesa e onerosa per lui che da tempo
desiderava ritirarsi tra i suoi libri, è giunta «in questa ora tarda della mia
vita», come ebbe a dire un giorno. Ma la fede per il credente è il respiro
stesso dell'esistenza, non è sola riflessione né semplice prassi: è cuore e
pensiero, vita a tutto tondo. E a una fede simile non si può resistere.
Ci si chiede talvolta "come fa" Papa Ratzinger a essere così chiaro e
preciso nel suo magistero, insieme alto e accessibile, forte, convincente,
sereno. È vero che la sua discrezione caratteriale nel lasciar trapelare
qualcosa della propria interiorità sembra non favorire chi gli si accosta con
mera curiosità. Ma se un segreto in lui si affaccia quando sono ormai due anni
che abbiamo imparato a conoscerlo meglio - i suoi due anni di pontificato, che
ricorrono giovedì - è il profilo dell'uomo "tutto credente",
plasmato dalla fede, e che quella fede propone in modo sempre più persuasivo,
come risposta al defilarsi di ogni illusione di autosufficienza umana, sino a
renderla percorso plausibile per la ragione che pretenderebbe di esserne la
radicale alternativa. Una fede che rivisita tutte le parole del nostro tempo
sino a farle diventare nuove, o a smascherarne l'inganno, perché è fondata
sulla verità che è Dio stesso. Una fede, ancora, che è l'incedere del
cristiano verso una meta che si profila sempre più nitida: «Se resta impressa
in voi la santità del Volto di Cristo - ha detto un giorno ai sacerdoti, ma era
come se parlasse di sé - , non abbiate timore, anche i fedeli affidati alle
vostre cure ne saranno conquistati, trasformati». È la persona stessa del
Signore, che ha potentemente parlato per oltre un quarto di secolo nei gesti e
nella vita di Papa Wojtyla, a sgorgare ora a fiotti dalla parola e dalla figura
di Benedetto XVI, come una sorgente d'acqua della quale non ci si sente mai
sazi. Dentro, infatti, non c'è un riuscito congegno filosofico ma il vigore
della fede degli apostoli restituita tutta intera dentro la "babele" dell'era
digitale. Questa fede non può rimanere in tasca. Tale è la sua energia nella
vita del credente da diventare il suo stesso sguardo sul mondo: non se ne può
avere un altro. La radicale contestazione di un "relativismo" che sembra ormai
presidiare tutti gli incroci della post-modernità, zittendo con crescente
arroganza ogni dissenso, per Papa Ratzinger è l'inevitabile giudizio - quasi
una ribellione - che il «sì» di Dio all'uomo gli impone di pronunciare: «La
fede nel Dio dal volto umano - ha detto alla Chiesa italiana nel Convegno
ecclesiale di Verona - porta la gioia nel mondo». Ecco il punto: questa fede lo
fa annunciatore di gioia. La scorgiamo nei suoi occhi luminosi, che vedono quel
Volto sempre cercato e ce lo rimandano.
Forse è per questa gioia, Santo Padre, che la sua fede ci ha conquistati.