Aspettando
"Pietro"…
L’arcivescovo di Loreto: «Mi attendo una nostalgia nuova,
che il giovane porterà in sé
fin quando la vita corrisponderà pienamente al desiderio di viverla.
Se accoglieremo il Papa con questa disponibilità, ne usciremo trasformati».
Delle 32 diocesi ospitanti, Loreto è la più piccola, ma è anche il centro di
tutto:
oggi una piazza diventa un enorme crocevia.
Dal nostro
inviato a Loreto, Francesco Ognibene
("Avvenire",
1/9/’07)
A Loreto
ognuno vive la piazza del Santuario secondo propri percorsi, e la piazza stessa
finisce per cambiare aspetto più volte dal primo mattino alla sera tarda. Il
silenzio sospeso dell'ora in cui la chiesa apre, lascia il posto alla musica dei
giovani che sentendosi a casa propria cantano e ballano, fanno foto di gruppo
sulla grande fontana, vanno e vengono dalla chiesa. Dopo cena, poi, è la volta
dei bambini, che giocano a nascondino sotto lo sguardo di genitori saliti a
prendere il fresco. Le loro voci, le famiglie che passeggiano, gli ultimi
ragazzi che si attardano prima di tornare nelle case "lauretane" che
li hanno ospitati sino a stanotte, fanno della piazza il centro di un paese
all'apparenza minimo come questo ma esteso come tutta l'"Agorà"
che oggi converge qui dalle 32 diocesi ospitanti. Loreto, tra loro, è la più
piccola ma al contempo è il centro di tutto: con le sue 5 parrocchie per 11mila abitanti, da questa piazza oggi allarga il suo cuore sino a diventare un
grande "crocevia".
Monsignor Gianni Danzi,
arcivescovo prelato di Loreto, sa che non contano i chilometri quadrati perché
l'unità di misura qui è il fazzoletto di spazio della "Santa Casa":
lì c'è tutto. Accogliendo oggi pomeriggio Benedetto
XVI, forse gli
ricorderà quella volta in cui l'allora cardinale Ratzinger - era il 1991 -
disse che «quando i crociati hanno trasferito le pietre della "Casa
nazarena" dalla Terra Santa qui sulla terra italiana, hanno fissato il
nuovo posto della "Casa sacra" su una strada». La strada che migliaia
di giovani percorrono oggi per incontrarlo: «Ratzinger è stato qui sette
volte, ma ora arriva come Papa - riflette monsignor Danzi - . Questo vuol dire
che ci parlerà non più come grande teologo: ascolteremo Pietro. Il nostro
atteggiamento dovrà essere di chi è disponibile a farsi cambiare dalle sue
parole. Spero che ognuno di noi si sia preparato ad accogliere questo
avvenimento, come Maria nella preghiera prima del suo sì».
Nei tre giorni di ospitalità nelle diocesi attorno a Loreto «i ragazzi si sono
preparati ciascuno a modo proprio, chi più spiritualmente, chi divertendosi.
Benissimo: l'importante è che il punto centrale per tutti sia Cristo». Ciò
che Danzi si attende «è il vero miracolo di Dio, una nostalgia nuova che il
giovane porterà in sé fin quando la vita corrisponderà pienamente al
desiderio di viverla. Se tutti noi accoglieremo l'incontro col Papa con questa
disponibilità ne usciremo cambiati, non per l'emozione di un bel momento, ma per
un interrogativo che quotidianamente sapremo di dover porre a noi stessi per
saper vivere nella verità. Il clima di menzogna che grava sul nostro tempo ci
penetra più di quanto pensiamo. Solo il Signore e la sua Chiesa ci entrano
nella carne più a fondo».
Il legame dei Papi con la città mariana è profondo, antico, ma «con Giovanni
Paolo II - spiega
l'arcivescovo - è iniziato un rapporto nuovo, che passa per la presenza al
Santuario e la preghiera nella "Santa Casa". Nascono da qui anche i
grandi momenti con i giovani, che a Loreto si sentono sempre accolti». Sia Papa
Wojtyla sia Benedetto XVI, quest'ultimo pochi mesi dopo la sua elezione, hanno
composto una propria preghiera donata a Loreto per pregare nel Santuario, segno
di un legame che fa parte della stessa missione "petrina". «Al centro
di Loreto - dice ancora Danzi - è la "Santa Casa", luogo che a
partire da quel "sì" di Maria è naturalmente destinato ad accogliere
la famiglia e la vita giovane. Loreto è il luogo permanente per l'educazione
dell'uomo, che indica e accompagna la persona verso una verità autentica per
sé e la propria vita. Non sono solo le mura a dircelo ma Maria stessa, che ci
richiama a una disponibilità a dire "sì" come ha fatto lei».
Con la prima venuta di Giovanni Paolo II «i giovani scoprirono la "Santa
Casa" e iniziò quella crescita continua del loro afflusso che non si è
mai interrotta. I giovani arrivano con le situazioni e le storie più diverse,
moltissimi in cerca di riconciliazione». Sì, perché una prerogativa di Loreto
sono le confessioni: «Il sabato e la domenica siamo in 35 a confessare, ognuno
per 4-5 ore. Non si viene solo a vedere: è un viaggio che segna, e ne ho
infinite prove. Da confessore raccolgo vere conversioni, cambiamenti di vita di
chi si decide dopo aver sostato nella "Santa Casa". Lì ciascuno
ritrova se stesso».
I giovani, che varcando la porta sulla piccola grande piazza sgranano gli occhi,
si mettono a cantare, fanno la coda per entrare in quella chiesa bianca e
ospitale. Il terreno dove il Papa stasera getterà il seme è già preparato.