Una nuova
casa per 18 ex drogati…
Sopra Montorso apre un centro della "Comunità Cenacolo".
Dal
nostro inviato a Loreto, Francesco Ognibene
("Avvenire",
1/9/’07)
Un regalo no, perché non è ancora pronto. Almeno non come il bel libro sulle origini del cristianesimo nelle Marche di padre Giuseppe Santarelli, il cappuccino che dirige la "Congregazione universale della Santa Casa", che oggi l'arcivescovo di Loreto donerà al Papa. Ma certo il casale sulla collina sopra la conca di Montorso che da pochi giorni ospita la "Fraternità Nazareth" è una splendida novità, "sbocciata" per la visita di Benedetto XVI. Dalle finestre di questa nuova casa della "Comunità Cenacolo" di suor Elvira Petrozzi si gode una visuale perfetta della grande area della veglia di stasera, ma i 18 ragazzi ex tossicodipendenti che stanno lavorando di calce e pennello per completare i lavori andranno a mescolarsi con le migliaia che da stamattina arrivano loro giusto sotto casa. Due di loro domani, durante la Messa, riceveranno la Comunione dalle mani del Papa. Un regalo che la fondatrice di questa Comunità - 56 case nel mondo, 23 solo in Italia, con questa di Loreto che sarà inaugurata a Natale - ha ricevuto, inatteso, ieri mattina, mentre ai fornelli mostrava ai suoi ragazzi come si frigge il pesce: «Il metodo della comunità - spiega con l'eterno sorriso sul volto luminoso - è la disciplina della preghiera e della concretezza: occorre far uscire i ragazzi dall'incapacità di cimentarsi con la vita nella sua materialità; sono prigionieri delle loro fantasie, fragili. Devono riscattare una vita che sembrava distrutta, e che invece rinasce nel rapporto con gli altri e con Dio». La "Casa", per volontà dell'arcivescovo di Loreto monsignor Danzi, sarà intitolata al suo predecessore monsignor Pasquale Macchi, segretario di Paolo VI. Un altro particolare che intreccia l'impronta "mariana" e quella "petrina", nel segno della solidarietà. A mandare avanti la "Fraternità Nazareth" è infatti la generosità della gente: «Non ho mai fatto la spesa, e guarda qua», ride suor Elvira mostrando la dispensa piena. E ripete, allegra, «che storia la vita, roba da matti». I suoi ragazzi seguono ogni suo cenno: si capisce dai dettagli che hanno appreso dallo stile di questa religiosa settantenne, originaria di Sora ma cresciuta in Piemonte, la premura per le necessità del prossimo, anche le più minute. Forse è per questo che già quattro di loro sono diventati seminaristi, mentre alcune decine di ragazze l'hanno seguita nell'avventura di una congregazione religiosa nata dieci anni fa. Adesso che sta per arrivare il Papa, proprio qui sotto le finestre di "Casa Macchi", suor Elvira vuole che tutto sia pulito e in ordine. Chiama uno dei suoi ragazzi, e insieme vanno al Santuario, per prendersi una statua della Vergine di Loreto per la cappella già allestita: «Se ami non ti stanchi mai, non ti ferma nessuno», dice uscendo dalla porta. Chi sta a Montorso stasera volti lo sguardo alla collina: c'è un "cantiere d'amore" che li guarda.