Francesco
Ognibene
("Avvenire",
2/9/’07)
Si sono conquistati l'un
l'altro, amici che d'improvviso si scoprono capaci di una confidenza del tutto
imprevedibile. Il
Papa e i
giovani: lui sul palco, loro sin sulla cima della conca che dà verso il mare,
quasi un chilometro di distanza, eppure tutti vicinissimi in un clima che
difficilmente chi ha avuto la fortuna di esserci vedrà scolorire dentro di sé.
Quella di Loreto è una serata che scava una traccia, una pagina che si
apre ed è ora tutta da scrivere, un dialogo aperto che conoscerà altri
capitoli, d'ora in avanti ispirati da questo straordinario incontro. Forse è
perché tra le braccia di Montorso, nel quieto tramonto di ieri, c'era aria di
"Casa", la stessa che i ragazzi hanno respirato lungo i giorni di questa "Agorà"
alla fine sorprendente, come sempre accade quando la loro strada incrocia quella
di Pietro. Un'"onda" di affetto è scesa dalla collina dove spunta il profilo del
Santuario, il Papa se n'è lasciato conquistare e l'ha restituita ai giovani
moltiplicandone la forza e seducendo definitivamente la generazione
rappresentata dai 400mila che lo ascoltavano con emozione crescente via via che
quel padre così semplice e diretto scioglieva ogni ipotetica freddezza,
accorciava le distanze, apriva la mano lasciandosela afferrare dalla folla che
sembrava non aspettare altro.
Sotto lo sguardo della Vergine di Loreto è nato un legame tutto nuovo e
originale, lo stile sobrio e avvincente del Papa con la passione giovanile
pronta a prorompere quando riconosce la voce di cui potersi fidare. I giovani
hanno capito che possono poggiare sogni e fragilità dei loro anni, insieme alla
paura di soccombere a un mondo che parla una lingua suadente ma
"fasulla", su
questo Papa intellettuale che sa essere pastore e amico al punto da raccontare
aneddoti, come un parroco che vuol farsi capire bene.
Cos'è successo? Che Benedetto ha semplicemente mostrato se stesso, si è fatto
conoscere dai giovani, e questo è bastato. Nelle sue risposte a braccio e nel
discorso per l a veglia ha fatto vedere che conosce il "codice" della loro anima e
che ci legge dentro meglio di chiunque altro, persino di loro stessi. Non è
stato difficile scorgere sui volti di chi l'ascoltava i segni di una scoperta, e
alla fine della commozione che ti afferra quando non ti aspettavi tanta grazia.
Venuti per ritrovarsi e sostenersi per un altro tratto di strada - ogni incontro
giovanile vive anche di questa gratificazione reciproca - i ragazzi riportano a
casa la certezza di aver trovato chi li capisce e li ama davvero. Se il male che
li sgretola è la percezione di scoprirsi al dunque soli dentro il "labirinto"
indecifrabile di una vita senza direzione, il Papa che dice di condividere
"le vostre gioie e le vostre pene" e che confronta le loro paure con
il tremore di Maria alle parole dell'Angelo - l'eco risuona ancora, qui a Loreto
- fa cadere anche l'ultimo "anfratto" e diventa "uno di noi", come
diceva qualcuno a fine serata, senza trovare parole migliori di queste così
ricorrenti tra loro. I ragazzi l'avevano accolto con la gioia che sempre
riservano al Papa, ma forse nemmeno immaginavano che Benedetto li avrebbe
felicemente "vinti", prendendo a tal punto sul serio il dialogo da scendere dentro
ogni domanda senza fretta, sereno nei gesti e nel volto, in piena sintonia con
quel che ciascuno di loro ha portato con sé a Loreto dentro un bagaglio stipato
di domande.
Sapendo infatti di salire alla "Santa
Casa" -
casa loro, adesso più che mai - nello zaino hanno infilato tutti i "nodi" che
complicano il cammino di un'età a ostacoli: la Madre di Nazareth sa capire, e i
giovani che in questi giorni hanno fatto ressa per entrare in quell'angolo di
silenzio perfetto che l'Italia ha la grazia di ospitare non hanno fatto altro
che affidarsi a Lei. Ora sanno di poter contare anche su un Papa che li ha
ascoltati davvero, e poi ha parlato dritto alla loro vita.