La "surreale" polemica attorno a una riflessione educativa

RITAGLI    Su «Caos calmo» tanto rumore per nulla    DOCUMENTI

Francesco Ognibene
("Avvenire", 13/2/’08)

Tanto rumore per nulla.
Sulla riflessione che alla vigilia di San Valentino la "newsletter" settimanale del
"Servizio nazionale di pastorale giovanile" ha dedicato al tema dell’affettività, citando anche il film «Caos calmo» con Nanni Moretti e Isabella Ferrari, ieri si è scatenata una "stravagante" polemica "mediatica" in un crescendo "surreale" di dichiarazioni che, prescindendo dall’intento degli appunti – dichiaratamente "educativo" – , è arrivata al punto di mettere la "Cei" "contro" il film, mentre a essere biasimata era solo la grande enfasi pubblicitaria su una scena di sesso tra i due protagonisti.
«Non avevo assolutamente alcuna intenzione "censoria" – si meraviglia
don Nicolò Anselmi, direttore del "Servizio nazionale", che ha firmato la riflessione, peraltro anticipata sulla pagina "Gmg" di "Avvenire" giovedì scorso – : come ogni settimana, ho voluto dar voce a una preoccupazione "pedagogica" legata al tema dei giovani e dei loro sentimenti, prendendo il film solo come spunto». Un bel "fraintendimento", insomma, compiuto su un intervento nel quale Moretti e la Ferrari vengono persino "lodati": il primo è infatti definito «bravo regista e coraggioso idealista», la seconda «un volto sensibile e delicato», che – come tutti gli attori – hanno anche «una grande responsabilità educativa verso i giovani».
Ma qual è allora la materia per il presunto "caso"? Nella "newsletter" – che non è una "nota ufficiale", è inviata ai giovani della "pastorale giovanile", e ha dunque la funzione di strumento "informale" interno – don Anselmi fa notare che nella comunicazione sul film si è dato enorme risalto a quella sola scena, mentre ben altri temi (viene citato il dramma del Kenya) che premevano nell’agenda dell’attualità sono finiti relegati «in pochi secondi» nei notiziari.
Proprio gli effetti di questo meccanismo potrebbero indurre «grandi professionisti» a riappropriarsi della loro «passione educativa», fino a "negarsi" a scene eccessive, consapevoli della delicatezza dell’argomento oggi e della necessità di usare toni adeguati alla sua importanza nella formazione dei giovani. Punto. «La riflessione che vorrei fare – scriveva don Anselmi, tirando le somme – non vuole essere legata né al film né ai due attori: vorrei solo invitare a riflettere».
Parole che dovevano sgombrare il campo da equivoci. Ma nemmeno questo è stato sufficiente.