VERSO SYDNEY

In un Paese dove i cattolici sono un quinto della popolazione,
c’è attesa e curiosità per l’evento in programma a Sydney tra due mesi
e per la visita di Benedetto XVI.
E il viaggio a tappe, che il simbolo della "Gmg" sta facendo nelle località più significative,
suscita l’interesse di tante persone, che conoscono poco o nulla del cristianesimo.

RITAGLI    «Un pellegrino italiano? Ne vale dieci»    DOCUMENTI

Mons. Fisher, vescovo ausiliare di Sydney, "coordinatore" della "Gmg 2008":
«La presenza dei vostri "connazionali", "molla" per gli australiani».

Il mare e i grattacieli di Sydney... Mons. Anthony Fisher, vescovo ausiliare di Sydney e coordinatore della "Gmg". La Croce della "Gmg" arriva a Melbourne!

Francesco Ognibene
("Avvenire", 25/5/’08)

L’effetto che fa mezzo milione di giovani tutti insieme monsignor Anthony Fisher, vescovo ausiliare di Sydney e "coordinatore" della "Gmg 2008", l’ha già sperimentato: 2 settembre 2007, conca di Montorso, "Agorà dei giovani italiani" con il Papa. Lui era lì, con un pensiero fisso: «A Sydney, per la Messa del 20 luglio con Benedetto XVI che chiuderà la "Gmg", vorrei portarne altrettanti, da tutto il mondo».
Ora che la vigilia si fa breve, Fisher guarda soprattutto ai giovani di casa sua: sapranno entusiasmarsi? C’è da essere fiduciosi: il pellegrinaggio della "Croce" in
Australia sta dando risultati sorprendenti.

Monsignor Fisher, che attesa c’è tra i giovani australiani per la "Giornata mondiale" di luglio?

«Lo spirito di benvenuto è molto sentito tra gli australiani. Sydney, in particolare, è una città con un misto di culture e cittadini da oltre 200 Paesi, con moltissimi italiani. Sono certo che i giovani troveranno gli australiani molto accoglienti. I giovani cattolici del mio Paese sono entusiasti di celebrare la propria fede insieme a coetanei di tutto il mondo. C’è ovviamente molta attesa per vedere Papa Benedetto qui per la prima volta, soprattutto dopo il suo viaggio negli Stati Uniti».

Com’è stato accolto il lungo pellegrinaggio della "Croce" della "Gmg" in Australia?

«Il viaggio della "Croce", dell’icona della Vergine e del "porta-messaggi" aborigeno (il "Message Stick") ha oltrepassato tutte le nostre aspettative, moltiplicando l’interesse per la "Giornata mondiale" tra i giovani e anche tra gli adulti. Il percorso ha superato gli 80mila chilometri, attraversando oltre 300 comunità in tutta l’Australia e coinvolgendo più di 400mila persone in quasi 2mila eventi. Un recente documentario televisivo ha mostrato un giovane, cui è stato chiesto se aveva voglia di unirsi a chi avrebbe portato in spalla la "Croce" attraverso la sua città. All’inizio il ragazzo non era propenso, ma poi ha detto di aver accettato. E a cose fatte ha riconosciuto che "è stata una sensazione forte, un po’ come successe a Simone di Cirene... Fino a oggi non sapevo che la croce potesse trasmettere un significato così forte. È stata una bella cosa starle vicino, mi sono sentito piccolo..."».

Come descriverebbe i giovani australiani?

«Sono come molti dei giovani in Occidente. La gran parte di loro è presa da relazioni sociali, studio, lavoro, benessere economico. Si godono tutti i vantaggi delle straordinarie bellezze naturali dell’Australia, la ricchezza crescente (non c’è quasi disoccupazione), la democrazia, la serenità dello stile di vita... Agli australiani piace il divertimento, sono idealisti, ma per molti la fede e la pratica religiosa non sono vere priorità. Serve loro nutrimento spirituale e una guida. Hanno bisogno della "Giornata mondiale della gioventù" per essere aiutati a vivere».

E la Chiesa australiana come si rivolge a loro?

«La "pastorale giovanile" sta crescendo in molte parti del Paese grazie ai preparativi per la "Gmg". Abbiamo organizzato molte attività per preparare i nostri giovani: materiali diffusi in tutte le scuole; l’"E-Pilgrimage" sul sito www.wyd2008.org e distribuito via "e-mail"; il programma "Activ8 the Parish" con brevi filmati su "Dvd" che danno voce ai giovani; materiali di tutti i tipi per discutere di vari argomenti; la "Holy Hour of Power", campagna di adorazione eucaristica; e i materiali "Activ8 Witness" per le attività "post-Gmg"».

Cosa si attende dai giovani italiani che verranno in Australia?

«Penso sempre che un pellegrino italiano valga come 10 pellegrini di altri Paesi, perché sono così esuberanti e vivono la fede cattolica molto profondamente. Sappiamo tutti che la "Gmg" di Sydney è un’opportunità unica perché i giovani australiani compiano un vero "viaggio spirituale". Per gli italiani sarà un viaggio anche geograficamente molto lungo: ci portano la propria fede, la storia e la cultura, e un "senso" cattolico molto profondo, proprio ciò di cui abbiamo bisogno! La presenza di migliaia di giovani italiani pieni di fede sarà una grande benedizione per la Chiesa cattolica in Australia, perché ispirerà i giovani australiani ad approfondire la propria fede. Accogliere i pellegrini dall’Italia sarà una grande gioia anche per la comunità italiana di Sydney. C’è molta aspettativa tra di loro: il "benvenuto" sarà gioioso, indimenticabile».