La partenza per il "continente nuovissimo"

RITAGLI     Mai come stavolta,     DOCUMENTI
la "Gmg" un’avventura

Veduta sfumata del Teatro dell'Opera, a Sydney...

Francesco Ognibene
("Avvenire", 5/7/’08)

Non è in programma alcuna "cerimonia ufficiale", d’accordo. Ma lo sbarco questo pomeriggio all’aeroporto di Brisbane del primissimo gruppo di giovani italiani giunti in terra australiana per la "Giornata mondiale della Gioventù" ormai alle viste è, nel suo piccolo, un evento. Qualche decina di ragazzi da Palestrina e Nicosia, e insieme a loro il vescovo della diocesi laziale (e assistente generale di "Azione Cattolica") monsignor Domenico Sigalini: nel "viavai" estivo di Fiumicino, ieri alla partenza, gli altri viaggiatori se ne saranno appena accorti, magari giusto per quel "poncho ufficiale" – "azzurrone" con la scritta Italia sul petto – facilmente destinato a imporsi come una bandiera nazionale. Eppure è con questa esigua "avanguardia" che ha preso il via un singolare "ponte aereo" che lungo dieci giorni porterà agli "antipodi" diecimila giovani italiani, un esodo senza precedenti a una simile distanza. D’accordo, a "Colonia 2005", per la precedente "Giornata mondiale", gli italiani furono dieci volte tanto. Ma tre anni dopo con Sydney s’è decuplicata la distanza, e se si considerano i costi, la contabilità che per molti si è fatta alquanto "grama", il cambio di emisfero, il rovesciamento di stagione (laggiù ci si avvia all’inverno), un viaggio che si protrae per un giorno abbondante con scali in Estremo Oriente, il mistero di un continente ignoto per quasi tutti, allora l’operazione "Gmg 2008" assume per chi se n’è fatto convincere i contorni dell’avventura. Una di quelle in grado di indurre una "sterzata" nella vita, se la si affronta con lo spirito giusto. E su questo ci sono pochi dubbi. Annusando l’aria che tira tra i partenti, si intuisce che nel bagaglio per l’altra parte del mondo i ragazzi stanno infilando oltre alla felpa un carico di aspettative pari alla distanza e all’impegno profuso per "raggranellare" – talvolta euro su euro – la somma necessaria a staccare il biglietto. La trasferta agli "antipodi" può valere la scoperta della propria personalissima "miniera d’oro", a cominciare dall’esplorazione di un mondo tanto simile eppure assolutamente altro rispetto al nostro, che sguscerà fuori all’istante dai luoghi comuni e dall’ovvio immaginario di "surf" e canguri.
Basterà mezza giornata, e l’impresa di arrivare sin là sarà già ricompensata. E poi, a metà luglio, arriverà la "Gmg" vera e propria, mai come stavolta "mosaico" di popoli: gli americani i più numerosi, europei per una volta presenza vistosa ma minoritaria, i padroni di casa che da tanti segnali tradiscono l’emozione di far fronte all’afflusso più massiccio di ospiti stranieri nella giovane storia del continente, e poi le tante "genti" dell’Asia, terra del nuovo millennio...
Quando il Papa verrà tra questi giovani li troverà già miscelati in un "affresco" irripetibile. E verrà naturale ripensare a quell’
"Angelus" che concluse la "Giornata" di Colonia; fu allora che Benedetto XVI invitò i giovani a Sydney, e sembrò forse che gli chiedesse la luna: è proprio necessario andare fin là? Ma nessuna frontiera appare insormontabile per la generazione "Gmg", e i diecimila con passaporto e zaino che affrontano le insidie del "jet-lag" lo dimostrano. Si sono sentiti chiamati a un’impresa, a tentare l’ignoto, e non si sono tirati indietro. «Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni»: è il tema della "Giornata 2008"; e poco oltre gli "Atti" aggiungono: «Fino agli estremi confini della terra». E suona come una sfida. È vero che gli australiani non amano sentirsi definire "periferici". Ma spingersi fino all’ultima frontiera dove l’uomo ha arato il deserto, fondato "metropoli" e aperto la strada al Vangelo, non può che far sentire ogni giovane che prende la strada di questo "mondo nuovissimo" come un fortunato "esploratore" del confine dove la vita di prima finisce, e se ne apre tutta un’altra.