A Sydney è vigilia: già compiuto il "grande passo"

RITAGLI     Si comincia a far sul serio.     DOCUMENTI
Oltre la "siepe" delle ovvie abitudini

Francesco Ognibene
("Avvenire", 13/7/’08)

C’è ancora qualcuno tra i primi ad arrivare qui in Australia, ormai una settimana fa, che litiga con i postumi del "fuso orario", notti quasi insonni e "appisolamenti" pomeridiani. E ci sono ragazzi che in Italia stanno "stipando" l’impossibile in valigia (ultima chiamata per i partenti: qui è inverno e la sera fa davvero freddo, non inganni l’afa italiana). Ci sono le corpose "avanguardie" di giovani che in pochi giorni hanno già riempito un "album" intero di avventure impensate, e altri che prendono il volo solo in queste ore per il loro gran "salto" di oceani, "fusi", stagioni e pensieri. A metà strada verso la "Giornata mondiale" vera e propria, domenica prossima, è ormai chiaro che sarà davvero una "Gmg" bizzarra e memorabile quella che ha scelto per il suo ventitreesimo atto questa "metropoli" d’Occidente "acquartierata" agli antipodi, tra oceano, grattacieli e deserto. Ma se a Sydney si percepisce ancora poco dello spirito che ne inonderà le "vene" nelle prossime ore, a Brisbane e Melbourne, Canberra e Adelaide, dove i ragazzi sono accolti fino a domani per i consueti "gemellaggi" della vigilia, già si respira quell’atmosfera sospesa e irresistibile che attira come una calamita i giovani a ogni chiamata di "Gmg". Ed è già tempo, tra oggi e domani, di lasciarsi alle spalle l’altra Australia urbana, il deserto, la natura, i villaggi, e prendere la strada di Sydney. Da martedì la "Giornata mondiale" comincia sul serio, e giovedì c’è il Papa che aspetta i giovani per un appuntamento in un luogo della terra impensabilmente remoto eppure prossimo più di quanto si pensasse, Oceania d’impronta europea, casa e frontiera allo stesso tempo. Trovarsi in un luogo mai così lontano e sentirsi chiamati a fare i conti con se stessi – ciascuno a proprio modo – può aprire il cuore dei giovani, al di là del coinvolgimento emotivo di un viaggio che molti coetanei certamente invidiano loro a prescindere dalle convinzioni personali. Hanno fatto il passo, scavalcato la "siepe" della vita consueta e dei soliti "giri", e stanno scoprendo tutto un altro mondo dove le "coordinate" abituali sono capovolte ma ci si sente lo stesso a proprio agio, anche grazie all’affetto degli "italo-australiani". Sono entrati in un percorso che li porterà alla Veglia di Randwick sabato sera con Papa Benedetto attraverso una serie di tappe nelle quali troveranno ad attenderli una insistita "domanda", alla quale far spazio: "Perché sei qui? Cosa cerchi?". Forse li sorprenderà per le strade di Sydney "imbandierate" come per le "Olimpiadi", o alla Messa inaugurale sul Molo di Barangaroo, davanti al mare, oppure durante la visita alla Cattedrale di St. Mary dove si viene afferrati alle spalle dalla percezione che qui si fa sul serio, e la sola dimensione della "grande festa" non è sufficiente a spiegare tanta strada fatta sin qui. Sarà per la quiete delle sue navate "neo-gotiche", o per l’efficace percorso allestito per i giovani pellegrini, che da Suor Mary McKillop – prima "Beata" australiana, dallo straordinario "carisma" educativo – porta a scoprire Pier Giorgio Frassati, fino a chinarsi davanti alle spoglie sovrastate dal suo "motto": "Verso l’alto".
Ecco, ho varcato il mondo ma adesso sono a casa: lo penseranno tanti, che magari quel giovane dallo sguardo dritto e lieto che li chiama dai "pannelli" nell’abside lo conoscevano appena di nome. Chissà se i "media" si accorgeranno per una volta del vero motivo che li ha portati a migliaia fin quaggiù. A leggere i giornali australiani, ossessionati dalla controversa questione degli "abusi sessuali" e dal "nodo" del rapporto con gli "aborigeni", c’è poco da illudersi, anche se già il Papa sul volo che lo conduce in Australia li ha presi in "contropiede" affrontando alcuni tra i più spinosi "dossier". Chi insegue le solite "polemiche" si condanna a restare al di qua dell’immenso oceano dell’ovvio: di là ci sono i giovani, e con loro un Papa che sa parlare loro come nessun altro.