LE SORPRESE D'AUSTRALIA

RITAGLI     Una giornata mai così "cosmopolita"     DOCUMENTI

I giovani al molo di Barangaroo, durante la celebrazione della Messa che ha inaugurato la XXIII edizione della Gmg!

Sydney: la folla multicolore dei pellegrini al molo di Barangaroo per la Messa, presieduta dal cardinale George Pell... Danzatori aborigeni inaugurano la Messa di apertura della Gmg a Sydney!

Francesco Ognibene
("Avvenire", 16/7/’08)

Forse mai come ieri sera a Sydney ci si è resi conto di quanto possa essere "mondiale" una "Giornata della gioventù". Chi ha mai visto affacciarsi tra le bandiere che sventolano a festa in ogni "Gmg" il "vessillo" di ignote isole del Pacifico, agitate da "nativi" in costumi sinora trovati forse solo sui libri di geografia? Li ha chiamati qui lo stesso impulso che ha spinto diecimila dei nostri ragazzi a varcare un paio di oceani, e per una volta l’azzurro dei loro cappelli è una piccola macchia nella tavolozza dell’umanità giovane: felici di essere – tanti ma pochi, in proporzione – tra la moltitudine di genti nuove per storia, fede e frequentazione del mondo "globale", spuntata sul far del giorno nelle strade finalmente assolate di Sydney.
Una giornata di scoperte per tutti, quella che ieri ha aperto la "Giornata mondiale" in terra australiana, di sguardi dilatati dalla sorpresa di trovarsi in capo al mondo tutti infinitamente diversi in una varietà giovanile probabilmente mai vista. Una prima assoluta. E a sera fatta quelli che c’erano hanno realizzato quale fortuna sia loro capitata. Perché c’era senza dubbio un "soffio" potente di Spirito quando al tramonto il
cardinale Pell ha salutato tutti i popoli della terra, antichi e giovani, "maori" e milanesi, pugliesi e polinesiani, veneti e "samoani", che si sono dati un imprevedibile appuntamento di civiltà tra loro remote allo scoccare di un’ora segnata per tutti sul Vangelo. George Pell ha socchiuso gli occhi mentre la "Croce" delle "Giornate mondiali" veniva accolta dai "padroni di casa" "aborigeni" con danze che davanti all’altare della Messa nulla avevano di folclore e parlavano invece la lingua "ancestrale" dell’umanità innocente. E come tanti tra i 150mila davanti a lui, forse il cardinale in quel momento ha pensato che davvero l’Australia è un grande Paese: solo qui, "isola-continente", nuovissima "casa" del mondo, era possibile che si componesse l’incredibile "affresco" del molo di Barangaroo. Lo stesso che il Papa, sbarcando domani dal mare, troverà davanti a sé.
È con questo cuore allora che Pell ha accolto i giovani italiani nel benvenuto iniziale, "scoccando" parole in sincronia con i pensieri sino a quel momento incompiuti dei giovani. Che bello, ascoltarle a Sydney: «L’
Italia è dimora dei Papi. Voi siete membra di una Chiesa antica fondata sugli Apostoli Pietro e Paolo. In Australia invece la Chiesa è molto giovane... Ma vi troverete in mezzo a noi come tra amici». A volte per capire qual è il nostro vero volto, dissolvendo la nebbia di tante vane "precomprensioni", occorre lasciarsi descrivere da un occhio esterno, osservarsi in uno specchio limpido. Se vogliamo sentirci dire chi siamo – terra di primissima "semina" evangelica, Chiesa di Apostoli, "casa" dei Papi... – può essere necessario spingersi fino all’ultimo "limite" del mondo, mescolarsi a "micronesiani" e "papuasici", e sentirsene ricambiati con uno sguardo ammirato, quasi riverente, come se portassimo nei nostri tratti una memoria percepibile di Pietro: «Tu vieni da Roma!». I ragazzi italiani iniziano a capire che nel mondo c’è chi li vede così, e chissà che cosa scatterà adesso in loro durante questi giorni "australi". Certo quanti li salutano come "antenati" nella fede non consentiranno più loro di pensarsi senza memoria né radici. Gli "aborigeni" fanno lezione: custodi millenari dell’Australia, cristiani molti di loro da pochi decenni, dicono con orgoglio che solo nella Chiesa si sono sentiti considerati da pari a pari. E danzano la gioia di essere accolti con rispetto dalla gioventù del mondo, europei e americani, asiatici e africani. E anche da quei diecimila ragazzi che hanno portato sin qui la "voce" degli Apostoli.