Il "motore" che spinge quei giovani

RITAGLI    Sulle "piste" di una fede esigente e coraggiosa    DOCUMENTI

Tra luci e colori, i giovani della Gmg... Tanti cuori in preghiera, alla Veglia di Sydney!

Francesco Ognibene
("Avvenire", 20/7/’08)

Cosa cercate? Chi seguite? E dove andate? Quando una "Giornata mondiale della gioventù" arriva al suo "culmine" - la Veglia e la Messa conclusive - , puntualmente ci si ritrova davanti allo spettacolo sbalorditivo di una "moltitudine" in cammino verso la meta che ciascuno ha sognato forse per anni.
Vanno dal
Papa per concludere la "Gmg", che domande. Ma quello che vogliono riportarsi a casa per poi condividerlo è oltre il traguardo apparente di una bella notte a contemplare il cielo australe, e della domenica di festa dentro un mare di bandiere, brividi e "foto ricordo" da "squadernare" agli amici invidiosi. Osservando questi giovani per le strade di Sydney, e poi ancora ieri sera sotto il "tremolare" delle candele in migliaia di mani dentro il "campo" di Randwick, "prorompevano" gli stessi interrogativi di ogni "Gmg". Chi siete, davvero, voi che venite da così lontano non a un concerto o a un "happening", che sembrate non voler consumare ma custodire qualcosa? Chi è per voi quel "Benedetto" il cui nome appare su magliette, zaini, bandiere, sciarpe, ovunque? E da dove la tirate fuori quell’aria fresca che pare uscita dall’alba del mondo? Non c’è spiegazione "adulta" che tenga, niente da fare. Bisogna "disarmarsi" per decifrare una "Giornata" come questa, lasciar parlare quei volti. E pensare questo Papa come lo pensano loro d’istinto, un "muro maestro" al quale appoggiare i propri fragili anni come fosse un’armatura interiore.
È un popolo ogni volta nuovo spuntato da chissà dove, disperso nel grande "campo" dell’umanità. La forza che lo chiama a una "Giornata mondiale" fosse pure remota come questa di Sydney va oltre la "caccia" all’esperienza gratificante. Non si viene in
Australia da ogni dove per poter dire che è stato semplicemente un bel viaggio: tanti ce ne sono che "smerciano" emozioni assai più a buon mercato. A "mobilitare" questa gioventù c’è un motivo che con tutta evidenza sta oltre, un "motore" nascosto da qualche parte dentro di loro. Il segreto va trovato dentro le cose che sa dire e che mostra il Papa al cui "dolce nome" sono così affezionati. Lo cercano giovani infinitamente lontani, l’occidentale e l’asiatico, lo "yankee" e l’africano, per quel suo saper loro spiegare verità semplici e belle che vanno dritte alla loro parte migliore, quella di cui hanno un’inappagabile "nostalgia", pronunciando parole che li fanno sentire capiti, mai più soli. Con lui imparano a conoscere se stessi e a vedere la vita con uno sguardo ampio spezzando la «visione corta» che li imprigiona, credendo davvero che possono farcela a non lasciarsi semplicemente "galleggiare" sulla corrente della vita. Lui cita Agostino per spiegar loro il mistero dello Spirito Santo ("Anch’io - li incoraggia - ho fatto fatica a capirlo"), e forse molti di loro nemmeno saprebbero dire chi sia. Ma non importa, intuiscono che la fede di cui Benedetto parla è quella che loro cercano, «solida e insieme aperta, consistente e insieme dinamica, vera e tuttavia sempre protesa a una conoscenza più profonda», come lui stesso ha loro detto ieri. È una fede "persuasiva", anche perché sa riconoscere duramente l’errore sebbene costi, come Ratzinger ha fatto prendendo di petto il tragico "nodo" dei casi di abusi sui minori da parte di alcuni sacerdoti australiani. Vale la pena seguire le "piste" di una fede così, esigente e coraggiosa, fosse pure necessario andare in capo al mondo.
È vero, ciascuna "Gmg" vive anche del fascino dei luoghi dov’è ambientata. E così il tramonto di giovedì al molo di
Barangaroo, e questa fredda notte trascorsa a contemplare la "Croce del Sud" resteranno indimenticabili. Il viaggio nella terra degli "aborigeni" diventerà col tempo un "trofeo" memorabile: "In Australia, io, ci sono già stato". Ma sotto il cielo di Sydney questi giovani sono venuti con le loro splendide facce liete perché sapevano che, dopo, potrebbe davvero essere tutta un’altra vita.