"Manifesto" dell’"antropologia digitale"

RITAGLI     Se "Pietro" arruola     DOCUMENTI
i giovani "navigatori" del "Web"

Ogni computer, usato bene, è strumento per diffondere il lieto annucio!

Francesco Ognibene
("Avvenire", 24/1/’09)

C’è un "Continente" ancora da "evangelizzare", ma non cercatelo sulle mappe geografiche. Le sue "coordinate" sono nel "mondo virtuale", dentro l’"immaterialità" brulicante di vita del "cyber-spazio". Ci fosse San Paolo, probabilmente scioglierebbe le vele per prendere le misure a "Internet" e seminarvi il "Vangelo" con tutta la forza e l’intelligenza dell’Apostolo allergico ai "complessi d’inferiorità" e pronto a esplorare le "reti sociali" che oggi spopolano sul "Web", potenti "magneti" che attraggono milioni di persone e generano nuove forme di rapporti umani.
Ma i giovani cui
Benedetto XVI anzitutto consegna il suo "Messaggio" per la "Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali", in calendario a fine Maggio, non devono temere il confronto con l’"Apostolo delle Genti". Non di certo se prenderanno sul serio le parole con le quali il Papa li lancia in un’impresa degna della Chiesa delle "origini": «A voi, che quasi spontaneamente vi trovate in sintonia con questi nuovi "mezzi di comunicazione" – scrive loro – , spetta in particolare il compito di "evangelizzazione" di questo "continente digitale"». È in un simile mondo inesplorato e in piena espansione che "Pietro" manda i giovani «a portare la "testimonianza" della loro fede», proponendo loro di «introdurre nella cultura di questo nuovo ambiente comunicativo e informativo i "valori" su cui poggia la vostra vita».
All’orizzonte dell’impresa c’è lo sconfinato "reticolo" di "siti" che costituisce il territorio originario di "Internet", ma che viene ora affiancato e "surclassato" per popolarità e immediatezza di linguaggi dal fenomeno dilagante dei "social network", le nuove regioni appena "colonizzate" sulle quali si affolla l’umanità "connessa" e palesemente ansiosa di condividere con altri una porzione pur piccola della propria vita. Un grido di solitudine tradotto in "bit"? Con lucida percezione delle cose che stanno accadendo in "rete", Benedetto legge questo prorompente sviluppo di "Internet" – che i "massmediologi" hanno catalogato con l’"etichetta informatica" di "Web 2.0" – come il "tracimare" di un’esigenza profonda, connaturata all’uomo. Il «bisogno di avvicinarsi ad altre persone» – chiave dell’"Internet sociale" – altro non è se non un «riflesso della nostra partecipazione al comunicativo e unificante "amore di Dio", che vuol fare dell’umanità un’unica famiglia». Nel linguaggio del cristiano, la "connessione" non è solo un passaggio di "impulsi elettrici" ma un «desiderio» e la comunicazione un «istinto», entrambi «manifestazioni moderne della fondamentale e costante propensione degli esseri umani ad andare "oltre" se stessi per entrare in rapporto con gli altri», e diventare così «più pienamente "umani"». Ecco il manifesto di un’"antropologia" dell’"era digitale" che legge la tecnologia come risposta a un’attesa, sofisticato "calco" di un’era dove l’"utente" e il "consumatore" non ne possono più di venir trattati da "strumenti" e tornano a essere persone capaci di scelte, di amicizie, di identità non "dissimulate". Donne e uomini nostalgici del "vero" e del "bene" che desiderano di scovare, nascosto forse tra le pieghe del "Web". L’umanità "on-line" affolla le "reti sociali" cercando se stessa, e in questo viaggio deve poter incontrare uno spiraglio aperto verso il "cielo" grazie all’inaspettato incontro con rapporti all’insegna «del rispetto, del "dialogo", dell’amicizia», secondo le parole del Papa. No, da oggi in poi aggiornare la propria "bacheca personale" su "Facebook", inserire un commento su un "blog", caricare un "video" su "YouTube" – magari incrociando il "canale vaticano" aperto proprio ieri – non sarà la stessa cosa. Definire le "tecnologie della relazione" come un «vero dono per l’umanità » – pur con tutte le avvertenze dettate da un’«approfondita conoscenza» e da un «adeguato utilizzo» – vuol dire infatti capovolgere il "computer" e usarlo per creare "comunità" anziché trincee di "solitudine tecnologica", toccando «le menti e i cuori» di chi abita il "mondo virtuale".
Il "Sesto Continente" dell’"evangelizzazione" è lì, un "clic" e si attracca. Sta aspettando "esploratori" con il coraggio dei "primi cristiani".