Tappa "casalinga" ma non meno "ambiziosa"
per i giovani della "Gmg"

RITAGLI     Un "orizzonte" ben grande     DOCUMENTI
anche senza "valigia"

Francesco Ognibene
("Avvenire", 5/4/’09)

Correndo al passo delle loro "Giornate Mondiali", i giovani sono diventati "globetrotter", di zaino e di cuore. In ventiquattro edizioni della "Gmg" – inclusa quella che si celebra oggi in tutte le "Diocesi" – , hanno viaggiato da Buenos Aires a Manila, da Czestochova a Toronto. Fino a toccare l’ultimo lembo di terra abitata con l’irripetibile avventura di una "trasferta di massa" in Australia, per portarsi a casa – quei non pochi fortunati spintisi fin là – il ricordo indelebile dello stesso "Vangelo" di casa propria assaporato agli "estremi confini della terra". Chi può vantare "coordinate" tanto spaziose sulle quali giocare la propria vita? Un giovane targato "Gmg" ha lo sguardo che vede oltre il "francobollo" del presente, tiene i piedi ben piantati qui e ora ma conosce il profumo del mondo, è al corrente di popoli e storie che parlano un’altra lingua rispetto a quella ovvia di tanti suoi coetanei. Non può contentarsi più del poco di cui altri lo credono capace. E anche quando il piano di viaggio della "Gmg" – con la cadenza triennale delle trasferte "oltre-frontiera" – propone casa propria come meta non riesce proprio a stare fermo. Con il passaggio della "Croce", oggi in Piazza San Pietro sotto gli occhi del Papa, dai giovani di Sydney a quelli che a Madrid ospiteranno nell’Agosto 2011 il prossimo appuntamento a dimensione "internazionale", cambiano le spalle ma non le motivazioni grazie alle quali il simbolo delle "Giornate" compie il suo viaggio senza sosta ormai da un quarto di secolo, alimentando sentimenti, idee, scelte di vita e mettendo ovunque in moto la speranza là dove i giovani l’avevano persa di vista o "barattata" con le sue infinite "simulazioni.
La speranza che si legge sul legno di quella "Croce" ha lo spessore descritto da
Benedetto XVI nella "Spe salvi": non un sentimento indefinito, la "tremula" promessa che si sa buona solo per chi s’illude, ma la certezza di ciò che verrà e del quale già ora si assapora la presenza.
Speranza cristiana, roba "seria". Lo garantisce lo stesso Papa, quando nel suo
"Messaggio" per questa "Gmg" ricorda una verità persino elementare eppure non più così ovvia: «Avvertiamo tutti il bisogno di speranza, ma non di una speranza qualsiasi, bensì di una speranza salda e affidabile». Ha in mente, da sensibile "educatore" qual è, di portare i giovani per mano fino a Madrid invitandoli a riflettere dapprima su cosa la speranza rappresenti per loro – ed è il "tema" per questa "Domenica delle Palme" – , poi sulla domanda di "vita eterna" e di infinito (per il 2010) e infine sul radicamento in Cristo, ovvero il grande "tema" della fede, che accompagnerà il "popolo della Gmg" fino in Spagna. Tre anni di "lavorìo" a cominciare ovviamente dalle "fondamenta": se non «abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente», come suona la "citazione paolina" scelta da Benedetto per oggi, di quale ambizione si nutrirà il viaggio nella vita del quale il pellegrinare da un "Continente" all’altro dietro una "Croce" ormai carica di storia è avvincente "metafora"? «La giovinezza è tempo di speranze», ma se la luce pare spegnersi «dove attingere e come tener viva nel cuore» la sua «fiamma»? I giovani non si sottraggono al confronto con questa che è la "domanda chiave" dei loro anni. E istintivamente sanno che quando su un "piatto della bilancia" c’è «l’idolatria del denaro, dei beni materiali, della carriera e del successo», vale la pena scegliere quel che li attende sull’altro, quel «Dio vivente» che fa librare in volo anche ogni pur piccola speranza umana.
Il Papa garantisce, e loro hanno imparato a fidarsi. Non è dunque sorprendente che, sebbene non vi sia alcuna "valigia" da fare, la mappa delle "Gmg diocesane" di oggi mostri un "brulicare" di iniziative che stupisce chi pensava a un "anno sabbatico" dopo le fatiche australiane dell’estate scorsa. Si segue quella "Croce" passata da tante mani per un viaggio che non sempre chiede il "passaporto", ma il coraggio di verificare di che "pasta" si è fatti.